L’eccidio di Dacca e il rischio di un mondo che si chiude

 L’eccidio di Dacca e il rischio di un mondo che si chiude

In un ristorante di Dacca, in Bangladesh, un commando terrorista (probabilmente appartenente al gruppo jihadista bengalese Jumatul Mujahedeen Bangladesh) ha trucidato 20 persone. Nove vittime sono italiane.

I nostri connazionali periti nell’attentato erano tutti imprenditori o lavoratori del settore tessile, provenienti dal Nord e dal Sud.

Alcuni erano coinvolti in missioni umanitarie.

Con la loro presenza in quel Paese lontano testimoniavano la possibile collaborazione tra mondi e culture diversi.

In un’epoca che vede, anche nel continente europeo, la tendenza a erigere nuovi muri, a separarsi da un “esterno” vissuto solo come pericolo e non come opportunità, l’errore più grande che potremmo commettere è quello di far prevalere la paura sulla ragione.

I nove morti di Dacca, come i tanti imprenditori italiani che affrontano ogni giorno i mercati globali, avevano avuto la capacità di andare oltre i confini nazionali, per trovare un lavoro o per esplorare nuove occasioni di business.

Il modo migliore per commemorare gli italiani caduti in Bangladesh è impedire che l’ottusità sanguinaria dei terroristi ci rinchiuda in confini sempre più stretti, soffocati da barriere che, prima o poi, ci schiaccerebbero.

Non consentiamo che il terrore ci neghi il sogno di un mondo senza confini.

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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