L’espansione dell’eurozona rallenta, toccando il tasso più debole dall’inizio del 2017

 L’espansione dell’eurozona rallenta, toccando il tasso più debole dall’inizio del 2017

Dalla lettura flash dei dati PMI IHS Markit, l’attività economica dell’eurozona ha indicato a marzo il tasso più lento di crescita in oltre un anno. In flessione rispetto a 57.1 di febbraio, l’indice della produzione si è posizionato su 55.3, il valore minore da gennaio dello scorso anno ed è indicativo di un rallentamento del tasso di espansione per il secondo mese consecutivo. Il PMI di gennaio ha registrato il valore più alto da giugno 2006. 

La stima flash è un calcolo anticipato dei dati d’indagine basato sull’85% circa delle consuete risposte mensili.

La crescita della produzione è rallentata sia nel manifatturiero che nel terziario, segnando in quest’ultimo il più lento tasso di espansione degli ultimi cinque mesi. Allo stesso tempo, il settore manifatturiero ha indicato il più debole incremento da gennaio 2017.

Entrambi i settori hanno inoltre assistito alla diminuzione dell’afflusso di nuovi ordini, indicando il minor incremento di commesse estere da novembre 2016. Nel complesso, l’afflusso di nuovi ordini ha indicato il minor incremento mensile degli ultimi 14 mesi.

L’occupazione ha anch’essa seguito un andamento in leggero calo, segnando a marzo il valore minimo in sei mesi. Ciononostante, l’indagine ha registrato uno dei maggiori aumenti mensili degli ultimi 17 anni.

Le aziende monitorate hanno generalmente mostrato la necessità di stimolare i livelli occupazionali affinché la capacità produttiva rimanga al passo con le condizioni attuali e future della domanda. 

Si sono registrati forti aumenti degli organici sia nel manifatturiero che nel terziario, anche se i tassi di incremento sono scesi ai minimi in sette e sei mesi rispettivamente. 

Nonostante l’incremento dei posti di lavoro, i dati d’indagine hanno messo maggiormente in evidenza una crescita economica ostacolata dalle pressioni sulla capacità. Il lavoro inevaso è aumentato molto rispetto a febbraio, nonostante sia aumentato ad un valore più lento rispetto all’inizio dell’anno. D’altra parte, i tempi di consegna alle aziende manifatturiere si sono ancora una volta allungati indicando uno dei maggiori valori degli ultimi 18 mesi, consecutivamente al generale ritardo della catena di fornitura in un clima di forte domanda.

Allo stesso tempo, il forte incremento dei costi ha causato un notevole aumento dei prezzi di vendita per beni e servizi. Anche se il tasso d’inflazione è rallentato per il secondo mese consecutivo, sia i costi che i prezzi di vendita hanno continuato ad aumentare ai tassi più rapidi in 7 anni. I maggiori prezzi d’acquisto sono stati principalmente collegati all’aumento dei costi sulle materie prime ma anche agli incrementi di paghe e salari.

Infine, le previsioni di crescita futura si sono mantenute forti, sebbene siano scivolate ai minimi in quattro mesi, segnando il valore minimo in tre mesi nel terziario e crollando al livello più basso in 15 mesi nel manifatturiero.

Dal punto di vista nazionale, la crescita della produzione è rallentata ai minimi in sette mesi in Francia e otto mesi in Germania, mentre il resto delle nazioni monitorate nell’eurozona hanno indicato il più debole incremento degli ultimi cinque mesi.

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Nonostante la media PMI del primo trimestre rimane relativamente elevata e indicativa di una crescita del PIL dello 0.7–0.8%, la perdita di vigore dal positivo inizio anno è stata abbastanza elevata. Parte del rallentamento è stato attribuito alle avverse condizioni metereologiche che hanno afflitto le regioni del nord e forse, fattore ancore più importante, alle difficoltà iniziali dovute alla recente impennata della crescita. I ritardi dei fornitori e la mancanza di materie prime sono stati spesso menzionati dalle aziende manifatturiere come fattori di ostacolo alla crescita della produzione. In Germania, per esempio, i ritardi sulla catena di fornitura sono più diffusi che in qualsiasi altro periodo in 22 anni di storia dell’indagine. Inoltre sia il settore manifatturiero che quello dei servizi ha osservato una riduzione dell’attività dovuta alla maggiore mancanza di personale qualificato. Conseguentemente a tutto ciò, continua a incrementare il lavoro inevaso. Ad ogni modo, entrano in gioco anche altri fattori. Il fatto che la crescita degli ordini esteri si sia più che dimezzata dalla fine dello scorso anno, suggerisce come il rafforzamento dell’euro rappresenta un ostacolo per le esportazioni. Le aziende campione inoltre hanno sottolineato una ripercussione negativa sulla domanda dovuta all’’incertezza politica”.

Redazione

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