L’estratto di ruolo di Equitalia diventa impugnabile

 L’estratto di ruolo di Equitalia diventa impugnabile

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[dropcap]L'[/dropcap]estratto di ruolo rilasciato da Equitalia è documento idoneo a impugnare la cartella non notificata correttamente.

Tale principio è stato recentemente statuito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, (Sentenza nr. 19704, Corte di Cassazione, Sez. Unite, del 02.10.2015 depositata il 02.10.2015 presidente Dott.Rovelli, Relatore Dott. Di Iasi – liberamente visionabile su www.studiolegalesances.it – Sez.Documenti) le quali ammettono l’impugnazione della cartella di pagamento attraverso l’estratto di ruolo rilasciato dall’ente della riscossione.

Nel caso di specie una società impugnava davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Bari una cartella di pagamento, emessa da Equitalia, relativa al mancato versamento IVA in relazione all’anno 2003. In tale sede il contribuente adduceva la mancata notifica della stessa e di esserne venuto a conoscenza esclusivamente dall’estratto di ruolo rilasciato, su sua richiesta, dalla competente concessionaria della riscossione. La CTP di Bari dichiarava l’inammissibilità dell’opposizione ritenendo che questa riguardasse la cartella di pagamento e non l’estratto di ruolo, essendo quest’ultimo non autonomamente impugnabile. Proponeva quindi ricorso alla competente Commissione Regionale, la quale confermava la decisione. In particolare la CTR Puglia escludeva che la richiesta al concessionario di copia dell’estratto di ruolo potesse comportare l’impugnabilità di una cartella di pagamento i cui termini siano già scaduti. Inoltre secondo i giudici l’estratto di ruolo difetta del requisito della coattività della pretesa tributaria ivi espressa. Il contribuente in ultimo presentava ricorso per cassazione.

I Giudici della Cassazione, prima di analizzare la questione affermano il più ampio principio secondo cui va riconosciuta la “possibilità di ricorrere avverso tutti gli atti adottati dall’ente impositore che portino comunque a conoscenza del contribuente una individuata pretesa tributaria, senza necessità di attendere che essa vesta della forma autoritativa di uno degli atti dichiarativi espressamente impugnabili”. A tale proposito, si ricorda che sull’argomento era già anche intervenuta la stessa Corte di Cassazione che con una propria ordinanza, già oggetto di commento da parte del Centro Studi Giuridici Sances, aveva affermato l’autonoma impugnabilità dell’avviso bonario anche in assenza di una esplicita previsione legislativa (Ordinanza nr. 15957/15 Corte di Cassazione, Sez. IV Civile, del 20.05.2015 depositata il 28.07.2015 presidente Dott. Salvatore Bognanni – liberamente visionabile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).

Inoltre, la Suprema Corte si sofferma sulla differenza di significato da attribuire al ruolo ed estratto di ruolo; infatti il ruolo, che ha una sua precisa definizione legislativa è “l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dell’ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario … nel ruolo sono iscritte le imposte, le sanzioni e gli interessi”. Mentre il documento denominato estratto di ruolo non è specificatamente previsto dall’ordinamento, esso “costituisce un elaborato informatico formato dell’esattore … sostanzialmente contenente gli … elementi della cartella, quindi anche gli elementi del ruolo afferente alla cartella”. In sostanza il ruolo è un provvedimento proprio dell’ente impositore; l’estratto di ruolo è solo un documento formato dal concessionario della riscossione, che non contiene nessuna pretesa impositiva. Seppur in astratto si potrebbe quindi convenire sulla non impugnabilità dell’estratto di ruolo  può tuttavia “sussistere un interesse del medesimo (contribuente) ad impugnare il contenuto del documento stesso, ossia gli atti che nell’estratto di ruolo sono indicati e riportati”. Tale interesse ( e il diritto) dev’essere tutelato prevedendo l’impugnabilità dell’atto non validamente notificato.

Entrando nel merito della questione, i giudici rilevando che “i termini di impugnazione di un atto non possono che decorrere dalla (valida) notificazione dell’atto medesimo e che pertanto il destinatario dell’atto ha l’interesse (e il diritto) di provocare la verifica della validità della notifica dell’atto del quale egli non sia venuto a conoscenza in termini per l’impugnazione a causa di anomalie di tale notifica, è da escludere che l’impugnazione volta innanzitutto a provocare tale legittima verifica possa giammai condurre ad una riapertura dei suddetti termini, posto che, ove l’atto risultasse validamente notificato, nessuna “riapertura” sarebbe ovviamente ipotizzabile all’esito della verifica, mentre ove l’atto non risultasse (validamente) notificato, i termini non avrebbero neppure iniziato a decorrere”. In conseguenza di ciò, nell’ipotesi in cui il contribuente venga a conoscenza di una determinata cartella solo per mezzo dell’estratto di ruolo, partiranno da quel momento i termini per l’impugnazione, essendone venuto a conoscenza solo attraverso l’estratto.

La Suprema Corte affermando il principio di diritto secondo cui: “è ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo …” riconosce dunque una più adeguata tutela al contribuente.

Avv. Matteo Sances
Dott. Antonio Mangia

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