L’importanza degli Entreprise social network per migliorare la comunicazione interna dell’azienda

 L’importanza degli Entreprise social network per migliorare la comunicazione interna dell’azienda

[dropcap]B[/dropcap]enché statisticamente il 70% degli accessi ai siti pornografici avvenga fra le 9 e le 17, cioè in orari sospetti perché si tratta esattamente di quelli più consacrati al lavoro, in cima alla blacklist delle aziende c’è Facebook: non c’è ricerca che non indichi proprio il popolare social network come il principale elemento di distrazione all’interno degli uffici. Non è un caso che molte imprese lo abbiano messo al bando o abbiano addirittura attivato firewall che inibiscono l’accesso. Il “surfing” sul web, comunque sia, è universalmente additato come il peggior ladro di tempo: ne sottrae mediamente molto di più di quanto se ne perde in chiacchiere futili e in telefonate per questioni private.

Più criminalizzato dai datori di lavoro di quanto una volta lo fosse la pausa caffè, Facebook ora ha tutte le intenzioni di riabilitarsi. A metà gennaio sui media si è letto che è in avanzata fase di sperimentazione “Facebook at Work”, una versione del social che potrà facilitare – come aveva anticipato il Financial Times lo scorso novembre – la comunicazione interna aziendale. In pratica uno strumento, per così dire a circuito chiuso perché non saranno possibili intrusioni esterne, attraverso il quale in tempo reale ci si potrà scambiare informazioni, idee, opinioni, progetti tra colleghi. Uno strumento insomma di natura professionale, per coinvolgere e per condividere.

All’incirca un anno fa Gartner, la multinazionale leader mondiale nella consulenza e nella ricerca nel campo dell’Information Technology, profetizzò che entro il 2016 almeno il 30% delle grandi aziende considererà essenziale un ESN, ossia un “Entreprise social network”, e diverrà uno strumento irrinunciabile esattamente come lo sono oggi il telefono o l’e-mail. “Facebook at Work” si candida a diventare il leader della categoria. C’è chi lo ha definito come una minaccia per Linkedin, che in realtà è tutt’altra cosa. Semmai il concorrente diretto è Yammer, acquistato da Microsoft nel 2012, che vanta già una rete di imprese utilizzatrici.

Quali che siano le dimensioni, per un’azienda sufficientemente strutturata, la comunicazione interna è un fattore essenziale e influisce anche sulla produttività. Per risultare efficace deve certamente essere bidirezionale, coniugando la cosiddetta comunicazione “top down”, cioè con flussi che dai vertici di un’organizzazione scendono fino ai livelli inferiori, e la cosiddetta comunicazione “bottom up”, cioè con flussi che seguono il percorso contrario e partono dalla base. Non c’è vera comunicazione se non c’è ascolto e non c’è feedback.

La gamma degli strumenti è varia e in genere li si suddivide in diretti (il più tipico è la riunione) e indiretti (il più classico e tradizionale è la bacheca). Personalmente ne suggerisco uno che anche per molte medie imprese, racchiuse nella fascia fra i 50 e i 250 dipendenti, può rivelarsi di particolare utilità: il “welcome booklet”, il libretto di benvenuto. Cos’è? Un sorta di manuale destinato ai neoassunti, per favorirne ed accelerarne inserimento e integrazione, in cui condensare tutti gli elementi utili per la conoscenza dell’azienda, dei suoi prodotti o servizi, e per il rispetto delle regole e dei valori su cui l’organizzazione si fonda. Dotarsi di un “welcome booklet” è anche un modo di riallineare l’azienda in termini di identità, comportamenti ed obiettivi, evitando che si usurino e si appannino.

In questo quadro, l’avvento degli “Entreprise social network” potrà effettivamente contribuire a rendere la comunicazione interna meno burocratica e gerarchica, non relegando più i dipendenti ad un ruolo passivo. L’importante tuttavia è che di strumenti come “Facebook at Work” non se ne faccia un uso distorto, confondendo la condivisione con il gossip e il coinvolgimento con il protagonismo.

Ugo Ravaioli
Responsabile Media Relations di OSM Network

Ugo Ravaioli

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