L’importanza delle soft skills

 L’importanza delle soft skills

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[dropcap]“T[/dropcap]he talent shortage continues” (ossia “La carenza di talenti continua”): così Manpower ha intitolato il dossier che racchiude i risultati di un’indagine che la multinazionale, che ha il suo quartier generale a Milwaukee in Wisconsin, conduce annualmente dal 2006 e che rivela come nel mondo – sono state interpellate 37 mila aziende di 42 paesi – i datori di lavoro incontrino persistenti difficoltà a reperire sul mercato del lavoro le figure professionali di cui necessitano. Nel 2006 questo genere di difficoltà era stato denunciato da un 40% delle imprese, nel 2009 il dato era sceso al 30%, poi è tornato a salire: 34% nel 2011 e nel 2012, 35% nel 2013, 36% quest’anno.

In Italia, per effetto della crisi, nel 2012 appena il 14% delle imprese aveva problemi a coprire le posizioni vacanti. Nel 2014, benché di ripresa ci siano soltanto timidi segnali, la percentuale si è quasi triplicata: 34%. Ai due estremi troviamo il Giappone, dove addirittura l’81% delle aziende stenta a trovare personale qualificato, e l’Irlanda, dove viceversa appena il 2% dei datori di lavoro dichiara di dibattersi in questo tipo di situazione.

Da anni la graduatoria dei profili professionali più carenti qui in Italia è capeggiata da quelli che in inglese vengono definiti gli skilled trades, i mestieri specializzati (carpentieri, idraulici, elettricisti, falegnami, saldatori, ecc.). Lo stesso succede negli Stati Uniti, in Germania, in Francia o in Canada, paese che peraltro ha varato uno specifico programma per favorire l’immigrazione di queste figure. Jeffrey Joerres, amministratore delegato di Manpower, ha espressamente esortato i governi di questi stati ad attuare politiche che favoriscano la formazione di questi lavoratori specializzati, restituendo dignità a professioni gravate oggi anche da ingiustificati stereotipi negativi. In Spagna, in Gran Bretagna e nei paesi scandinavi ad esempio di skilled trades non c’è affatto carenza.

Sempre in Italia, nella top ten dei profili più difficili da trovare al secondo posto si collocano i tecnici specializzati ed al terzo la categoria che comprende segretarie, assistenti di direzione, assistenti amministrativi e personale di back office. Ma ci sono anche due new entries e cioè gli addetti alle vendite (al quarto posto) e i formatori (al nono posto), due figure che nelle aziende che imboccheranno la via della crescita risulteranno sempre più indispensabili.

Flavio Cabrini, direttore tecnico di OSM Network e coautore con Federica Broccoli del libro "Scegli chi ti aiuta"
Flavio Cabrini, direttore tecnico di OSM Network e coautore con Federica Broccoli del libro “Scegli chi ti aiuta”

Le difficoltà a reperire profili adeguati non si manifestano soltanto per deficit di competenza tecnica o, quando è richiesta, di esperienza ma anche perché troppo spesso i candidati non possiedono le cosiddette soft skills, ovvero le competenze trasversali (la capacità di relazionarsi, di apprendere, di rendersi autonomi e così via), che oggi nel mondo del lavoro  hanno acquisito un grande peso specifico e fanno la differenza.  «Il repertorio  delle competenze trasversali è amplissimo – spiega Flavio Cabrini, direttore tecnico di OSM Network e coautore con Federica Broccoli del libro Scegli chi ti aiuta –. Personalmente le caratteristiche che cerco in un candidato, in ordine di importanza, sono: positività, iniziativa, senso di appartenenza a un gruppo e desiderio di sposare un sogno. Non sorprenda il fatto che al primo posto abbia collocato la positività. La quantità di positività presente in un’azienda ne determina la longevità, l’espansione e la sopravvivenza sul mercato. La quantità di negatività ne decreta la scomparsa. Perché la positività è contagiosa ma il rovescio della medaglia, purtroppo, è che la negatività lo è altrettanto».

Federico Viganò

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