L’importanza dell’imprenditore tra declino e crisi

 L’importanza dell’imprenditore tra declino e crisi

crisi-5

[dropcap]S[/dropcap]pesso, quando si parla di difficoltà nella vita di un’impresa, si usano i termini declino e crisi come sinonimi, mentre in realtà hanno un significato diverso e soprattutto indicano situazioni diverse. Mi sembra utile approfondire questo tema, perché non è un semplice discorso di sottile semantica ma implica una comprensione più attenta di situazioni che richiedono comportamenti e decisioni diverse, perché diversi sono gli elementi in gioco. Confondere le due fattispecie può infatti avere conseguenze molto rilevanti nella vita di un’azienda.

Il declino, inteso come perdita di valore nel tempo, può essere considerato quasi un passaggio fisiologico della vita di un’impresa: esso si ha tipicamente dopo le fasi di crescita e sviluppo, quando nel mercato di riferimento comincia a calare la domanda, i prodotti diventano maturi, la presenza di nuovi e inaspettati competitors comporta un abbassamento dei prezzi di vendita, i processi e gli impianti diventano obsoleti, ecc. Una delle conseguenze più frequenti del declino è che il fatturato cresce poco o tende a rimanere costante o addirittura comincia a diminuire a parità di struttura organizzativa.

La crisi è invece un fatto straordinario, potremmo dire patologico, che tecnicamente si identifica in una situazione di grave e perdurante instabilità dell’impresa, dovuta a risultati economici fortemente negativi, significativi squilibri nei flussi finanziari, diminuita capacità di credito e, nei casi più gravi, insolvenza ossia incapacità di far fronte alle proprie obbligazioni tramite i flussi di cassa generati dall’attività ordinaria.

In generale le due situazioni differiscono anche per il tipo di soluzione, perché mentre una fase di declino può essere affrontata con metodi ordinari e può essere superata con l’intervento e, talvolta, il sacrificio dei soli referenti interni all’impresa (soci, management, collaboratori e dipendenti), una fase di crisi richiede normalmente interventi che si riflettono anche sui referenti esterni (clienti, fornitori, banche, erario), fino a dover prevedere strumenti concorsuali e variazioni nella compagine societaria, se la crisi si rivela irreversibile.

Se questa è a grandi linee la differenza tra declino e crisi, una cosa resta evidente: in entrambi i casi è chiesta all’imprenditore la capacità di saper leggere con realismo e determinazione le varie situazioni e di prendere tempestivamente le decisioni più opportune.

Qualcuno potrà obiettarmi che la crisi che stiamo (ancora) attraversando impedisce spesso di fare previsioni ragionevoli, per cui diventa sempre più probabile trovarsi improvvisamente in situazione di declino e da lì cadere in situazione di crisi vera e propria senza avere il modo di difendersi. Questa osservazione è vera (e lo riconosce uno che da imprenditore ha vissuto sulla propria pelle proprio questo percorso), ma sono comunque convinto che gli imprenditori debbano sforzarsi di trovare i supporti adeguati per sostenere quella loro capacità di lettura ed evitare di trovarsi spiazzati dagli eventi.

La mia opinione è che, restringendo adesso il ragionamento ai piccoli imprenditori, lo strumento più importante di supporto a quanto detto sopra è l’applicazione sistematica del controllo di gestione, inteso come insieme organico di varie componenti (contabilità analitica, budget di previsione, determinazione del break even point-punto di pareggio, analisi per indici, analisi degli scostamenti, azioni correttive) che permettano all’imprenditore di avere consapevolezza, quasi in tempo reale, dell’andamento complessivo della sua azienda.

Nelle difficoltà in cui viviamo non è più consentito, soprattutto alle piccole imprese, di valutare le proprie performances solo alla luce del bilancio civilistico-fiscale, che fatalmente ed inevitabilmente è sempre in ritardo rispetto allo svolgersi dell’attività (anche per la fatica oggettiva di seguire le tantissime normative in materia) e quindi non può fornire le informazioni necessarie per una gestione efficace dei vari fattori produttivi e gestionali.

Certo lo strumento in sé non è la soluzione di tutti i problemi, ma, tornando al discorso da cui siamo partiti, può sicuramente aiutare molto ad evidenziare una situazione di declino, magari latente o non ancora riconosciuta, e quindi a prevenire una possibile crisi.

Paolo Galandra
Consulente per il rilancio delle piccole imprese

Paolo Galandra

2 Comments

  • La differenza, non solo semantica, tra declino e crisi è importantissima. Prima di tutto per le soluzioni che possono essere intraprese nei due casi. Nelle PMI oltretutto spesso una situazione di declino porta alla crisi. Attendere conto economico e bilancio per prendere decisioni ed attuare soluzioni è come pretendere di guidare guardando nello specchietto retrovisore. Sono anni ormai che si parla e si attua nel mondo, molto meno in Italia e per niente nelle PMI, della Balanced Scorecard.

  • Il controllo di gestione, e tutti gli strumenti relativi, è un “metodo di lavoro” adatto a tutte “le stagioni” e non solo per la crisi e il declino. Purtroppo, però, in tanti anni di consulenza solo due imprenditori mi hanno chiesto aiuto per introdurlo senza che vi fosse una situazione di crisi o di declino … E’ come se guidando un’autovettura ci si accorgesse che manca il volante solo in prossimità della curva!

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.