L’imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari

 L’imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari

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[dropcap]L’[/dropcap]imposta di bollo si applica agli atti, ai documenti e ai registri indicati nella tariffa annessa al dPR. n. 642/1972. L’imposta di bollo è calcolata in misura proporzionale o fissa a seconda dell’atto, documento, registro a cui si riferisce e si applica anche laddove non sussista l’obbligo della relativa comunicazione.
Il presente articolo si focalizza sull’applicazione dell’imposta di bollo alle “comunicazioni periodiche alla clientela relative a prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati” (articolo 13, commi 2-bis e 2-ter, della Tariffa, Allegato A, Parte Prima, del D.P.R. n. 642 del 1972).
Con riferimento a tale ambito di analisi, per effetto della Legge di Stabilità 2014 (L. n. 147/2013) l’entità dell’applicazione dell’imposta di bollo ha subito della variazioni:

  • l’aliquota di applicazione della stessa è stata elevata (dall’1,5 per mille) al 2 per mille;
  • l’importo massimo dell’imposta di bollo per i soggetti diversi da persona fisica è innalzato a euro 14.000 (rispetto ai precedenti 4.500).
  • è stata soppressa la misura minima di applicazione dell’imposta pari a 34,20 euro, la quale continua ad applicarsi, quale misura fissa, agli estratti conto bancari e postali per i quali.

Alla luce delle predette variazioni, l’attuale imposizione connessa all’imposta di bollo risulta essere la seguente:

  • con riferimento alle comunicazioni relative ai prodotti finanziari, si applica l’aliquota del 2 per mille sul valore di mercato degli stessi o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso che emerge dalla comunicazione inviata alla clientela. Non esiste una misura minima per il pagamento dell’imposta di bollo, mentre si ravvisa una misura massima, pari a euro 14.000 per i clienti diversi da persona fisica.
  • con riguardo agli estratti conto bancari, postali, ai rendiconti dei libretti di risparmio e ai buoni fruttiferi postali, l’imposta si applica annualmente

– per i clienti persone fisiche, in misura fissa pari a 34,20 euro per i clienti persone fisiche. Vige l’esenzione dall’applicazione dell’imposta nel caso in cui le giacenze abbiano valore medio annuo non superiore a 5.000 euro;

– per i clienti diversi di persone fisiche in misura fissa pari a 100 euro.

L’imposta di bollo si applica inoltre, in talune circostanze, anche alle comunicazioni relative a prodotti finanziari detenuti all’estero da soggetti residenti in Italia.
L’imposta di bollo si applica, in luogo dell’Ivafe, per i libretti di risparmio e i conti correnti detenuti all’estero (i quali scontano l’imposta in misura fissa di euro 34,20 ciascuno, fatta salva l’esenzione da imposizione per le giacenze con valore medio annuo non superiore a 5.000 euro). Alle altre attività finanziarie detenute all’estero si applica, invece, l’Ivafe.
Ancora con riferimento ai prodotti finanziari detenuti all’estero, è necessario puntualizzare che, alla luce della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E/2012 e dell’articolo 13 della citata Tariffa, ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo, rilevano anche le attività finanziarie detenute all’estero che siano oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente o che siano custodite, amministrate o gestite da intermediari residenti. Ciò fa sì che tali attività  siano considerate non detenute all’estero e, pertanto, soggette ad imposta di bollo, piuttosto che ad Ivafe.
L’imposta di bollo si applica anche alle comunicazioni relative alle polizze stipulate da soggetti residenti in Italia ed emesse da imprese di assicurazioni estere operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi (LPS), se queste ultime richiedono l’autorizzazione per il pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale ed esercitano o abbiano esercitato la facoltà per l’imposizione sostitutiva prevista dall’articolo 26-ter, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
In tal caso, la compagnia assicuratrice estera paga l’imposta di bollo in Italia,  direttamente o, se esistente, tramite un rappresentante fiscale residente (società fiduciaria o altro intermediario che amministra la polizza per conto del cliente). L’intermediario risponde in solido con la compagnia assicuratrice per il versamento dell’imposta.

Nel caso in cui, invece, quest’ultima non eserciti l’opzione per l’imposta sostitutiva e non richieda l’autorizzazione al pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale, se le polizze sono oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente o sono custodite, amministrate o gestite da intermediari residenti, l’imposta di bollo è comunque dovuta, in luogo dell’Ivafe, e deve essere corrisposta dalla società fiduciaria o dall’intermediario residente. Diversamente, si applica l’Ivafe.

Giorgio Gentili e Virgina Tosi
Seven Fiduciaria

Giorgio Gentili e Virgina Tosi

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