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L’imprenditore o è digitale o non è

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Cercare di avvicinare gli imprenditori al mondo della comunicazione digitale non è facile. Spesso la frase che mi sento ripetere è “ma io ho sempre fatto senza”. Nella realtà dei fatti i tempi cambiano e inesorabilmente arriva il momento in cui, non ammetterlo, può compromettere l’esistenza stessa dell’azienda sul mercato.

Fortunatamente c’è una generazione che sta crescendo, quella dei “Nativi Digitali”, tra loro ci sono gli imprenditori del domani. “Loro” sono con un piede dentro Twitter (o anche due!), e chissà come lo useranno, quando verrà il momento.
Ed è proprio tramite Twitter che ho conosciuto la Maestra Paola, una di quelle maestre che tutti avremmo voluto avere. Ha raccontato la propria esperienza in maniera così aperta e coinvolgente, che ho deciso di riportarla per intero in questo articolo.
Perché il primo passo per l’alfabetizzazione digitale è la consapevolezza. La consapevolezza che i tempi sono cambiati.

La Maestra Paola, usa già abbondantemente Twitter a livello personale, gestendo più profili tra cui @ImparaIlCinese collegato ad una pagina Facebook con lo stesso nome, e @CinesePrimaria dove carica contenuti, messaggi per i genitori e lezioni su Blendspace, un sito che permette di creare lezioni online.

Ciò che però ha attirato la mia attenzione, è che la Maestra Paola utilizza Twitter anche per fare lezione ai suoi studenti, senza nessun preconcetto o timore del mezzo.

«Tutto ha avuto inizio lo scorso anno. Io, oltre ad essere l’insegnante di Cinese dell’Istituto, sono anche maestra prevalente di un’attuale Seconda Primaria. Sono molto interessata a come usare la tecnologia nelle lezioni, l’uso del tablet caratterizza le mie lezioni di cinese, sono in continuo aggiornamento. Frequento numerosi gruppi Facebook relativi alla didattica e spesso cerco su Internet quello che fanno in aula i miei colleghi all’estero. Così facendo, avevo trovato qualche suggerimento per docenti che usavano Twitter in classe, da questi ho iniziato a cercare materiali e a studiare. Visto che mi trovavo in una Prima Primaria, il fatto di poter scrivere solo 140 caratteri si sposava perfettamente con la produzione di frasi semplici di un bambino di 6 anni. Così ho fatto la proposta al Preside, e dopo aver avvisato i genitori è stato creato l’account @primeprimaria promosso quest’anno in @secondeprimaria».

La bellezza del progetto: su Twitter siamo tutti uguali!

«I bambini sono perfettamente in grado di spiegare ai miei colleghi quando mettere @ e quando #, sanno che l’hashtag è una parola chiave e quindi mettere #parola è utile per permettere e fare ricerche. Sanno che possono scrivere solo 140 caratteri spazi inclusi e che, detto da una bambina con il papà che lavora all’ambasciata Americana, se sei Obama, il Papa o la maestra Paola, sempre 140 caratteri hai! Quindi anche questo grosso senso di uguaglianza, nessuno escluso!».

Con pochi semplici passi, ecco una strategia di Twitter!

«Lo scorso anno abbiamo iniziato verso aprile, ho fatto un percorso di riscrittura in 5 tweet di alcune fiabe scelte insieme; abbiamo poi pian piano twittato la vita della classe ai genitori, le nostre lezioni, le nostre esperienze. Quest’anno abbiamo aderito al concorso su Pinocchio di @TwLetteratura e siamo diventati bravissimi nella sintesi e nella divisione in sequenze. Usiamo Twitter per dare consigli rispetto ai libri della Biblioteca di classe, i bambini fanno ricerche con la collega di scienze e pubblicano i loro esperimenti, possono scrivere domande sulla lezione del giorno, twittare con le altri classi, realizziamo raccolte di tweet in base all’argomento grazie a TweetBook…ci diamo da fare!. Il principio base è la libertà di scrittura, abbiamo una bacheca dedicata a Twitter con la scritta “Our Class is something to tweet about”, una busta di nuvolette con 140 caratteri, e una busta dove imbucare i tweet scritti. Io prelevo e scrivo sul tablet, non faccio mai scrivere i bambini per sicurezza e per evitare che magari scrivendo un hashtag compaiano parole non adatte a loro. Poi sulla Lim o sull’Apple TV guardiamo insieme i nostri lavori, e soprattutto in questi mesi leggiamo l’interazione con i personaggi di Pinocchio. Ovviamente in una scuola superiore sarebbero molte di più le attività che si potrebbero fare visto che gli alunni potrebbero anche avere un account personale e non solo di classe».

I genitori approvano

«Molti genitori hanno aperto un profilo Twitter con questa iniziativa ed alcuni hanno fatto un profilo personale ai loro figli, sono pochi quelli che si sono tenuti fuori».

È necessario insegnare ai bambini ad utilizzare questi strumenti in senso positivo

«Perché lo faccio e ci tengo così tanto? Perché sono stata l’insegnante alla scuola media di quel ragazzo che qualche anno fa in un Liceo di Roma si è tolto la vita dopo che era stato deriso dai suoi “compagni” sui Social. Nutro la speranza che, se insegno ai bambini ad usare questi strumenti per un uso didattico, sano, da grandi abbiano meno la tentazione di farne un uso così negativo e massacrante».

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Gabriele Carboni

Gabriele Carboni

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

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