L’industria lombarda con il vento in poppa, ma è troppo dipendente dall’estero

 L’industria lombarda con il vento in poppa, ma è troppo dipendente dall’estero

I dati del secondo trimestre del 2016 confermano il quadro complessivamente positivo di inizio anno, ma si accentuano i rischi di rallentamento evidenziati da ordini interni in contrazione per l’industria e da un peggioramento delle aspettative.

La produzione industriale è cresciuta del 2,2% (tendenziale) e dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. Anche per l’artigianato la produzione è positiva sia su base annua (+1,8%) che rispetto al trimestre precedente (+0,8%). Ancora positivi gli ordini dall’estero (+1,7%) e il fatturato (+0,5%), ma virano in negativo gli ordini interni (-1,2% congiunturale). Tengono i livelli occupazionali, anche se calano gli ingressi. Diminuisce il ricorso alla CIG.

Tornano negative le aspettative per domanda interna e occupazione e peggiorano sensibilmente per la domanda estera. Relativamente alla produzione il saldo rimane positivo e pressoché stabile.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al secondo trimestre 2016 che ha riguardato un campione di più di 2.500 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.464 imprese) e artigiane (1.060 imprese).

Nel secondo trimestre 2016 si registra un’accelerazione della crescita della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,8% dato destagionalizzato1) e tendenziale (+2,2%) entrambe superiori ai risultati dello scorso trimestre e della media 2015.

Anche per le aziende artigiane manifatturiere si registra un miglioramento con una nuova svolta congiunturale positiva (+0,8%) e un’accelerazione rispetto allo scorso anno con una variazione tendenziale dell’1,8%.

L’indice della produzione industriale non riesce ancora a superare quota 100 ma si avvicina sempre più, con la distanza dal massimo pre-crisi che scende sotto i 9 punti percentuali (99,8 il dato destagionalizzato, base anno 2005=100 e 108,3 il massimo pre-crisi).

Per le aziende artigiane l’indice della produzione sale a quota 71,2 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100) recuperando 2,5 punti rispetto al minimo del 2013, ma rimanendo ancora ben lontano da quota 100 e 5,5 punti sotto il massimo registrato nel 2011.

Da un punto di vista settoriale, la dinamica tendenziale della produzione presenta prevalentemente segni positivi. Ai maggiori incrementi registrati dai settori pelli-calzature (+7,1%), siderurgia (+4,7%), meccanica (+3,2%) e tessile (+3,0%), seguono gli incrementi meno intensi di: minerali non metalliferi e gomma-plastica (+1,9%); mezzi di trasporto (+1,6%); carta-stampa (+1,4%); chimica (+1,0%) e legno-mobilio (+0,8%). In contrazione: industrie varie (-2,8%), abbigliamento (-1,9%) e alimentari (-0,6%).

Per l’artigianato a livello settoriale la situazione è più eterogenea, con il segno positivo che caratterizza circa metà dei comparti. I sei settori in espansione sono guidati dalla meccanica (+3,4%), seguita da gomma-plastica (+2,1%), legno-mobilio (+2,0%), alimentari (+1,9%) e manifatturiere varie (+1,6%). In leggera crescita l’abbigliamento (+0,8%). In contrazione i minerali non metalliferi (-4,4%), il resto del comparto moda (tessile -2,6% e pelli-calzature -2,2%), carta-stampa (-0,6%) e siderurgia (-0,4%).

Lo spaccato dimensionale presenta dati sulla produzione positivi per tutte e tre le classi, ma con differenti velocità: più intensa in questo trimestre per medie (+2,7%) e grandi imprese (+2,2%) e più contenuta per le piccole (+1,7%). Per l’artigianato l’eterogeneità dei risultati è maggiore con le micro imprese stazionarie, le imprese da 6 a 9 addetti in crescita dell’1,8% e quelle con oltre 10 addetti del +3,6%.

Le quote di aziende industriali con livelli produttivi in crescita, contrazione o stabilità rimangono quasi identiche a quelle registrate nello scorso trimestre, con un incremento delle aziende che dichiarano stabilità o variazioni lievi mentre si riduce la quota di aziende che dichiarano variazioni positive o negative consistenti. Rimane comunque prevalente la quota di aziende in crescita (51%) rispetto a quelle in contrazione (34%).

Nell’artigianato rispetto allo scorso trimestre le differenze sono ancora più contenute: le imprese che dichiarano variazioni negative scende di un punto (dal 33% al 32%) e, di conseguenza, aumenta la quota delle imprese che dichiarano variazioni positive (dal 43% al 44%).

Il fatturato a prezzi correnti mantiene un andamento positivo ma, diversamente dalla produzione, si assiste a una decelerazione dei tassi di crescita tendenziali rispetto allo scorso trimestre (da +2,6% a +1,9%) mentre il dato congiunturale rimane pressoché stabile (da +0,4% a +0,5%).

Al contrario, per le aziende artigiane il fatturato è in accelerazione sia dal punto di vista tendenziale (+2,3%) che congiunturale (+0,9%).

Segnali negativi arrivano dagli ordinativi provenienti dal mercato interno, dopo la fase positiva dello scorso anno e dei primi mesi del 2016. La variazione tendenziale rimane positiva ma rallenta al +1,6% e la variazione congiunturale svolta in negativo segnando un -1,2%. Il mercato estero rimane, invece, positivo e dinamico crescendo del 4,1% su base annua e dell’1,7% rispetto al trimestre precedente.

Le imprese artigiane non sembrano risentire ancora di questo raffreddamento della domanda interna, registrando ancora un +0,8% rispetto al trimestre precedente e un +0,5% tendenziale. Sul versante estero, dal quale il comparto artigiano ricava una quota del fatturato del 7,3% sul totale, i risultati sono ancora più positivi crescendo dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e del 5,3% su base annua.

L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo contenuto (+0,2%) grazie a un tasso d’ingresso dell’1,5%, ancora superiore all’uscita (1,3% il tasso d’uscita). Mentre per gli ingressi si registra una riduzione del tasso rispetto allo scorso trimestre, per le uscite il tasso risulta in crescita.

In rallentamento il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione che scende al 12,7%, e la quota sul monte ore all’1,9%. Nell’artigianato tasso d’ingresso e d’uscita si riducono di pari entità, mantenendo il saldo costante al +0,3% registrato anche lo scorso trimestre.

Altre variabili dell’andamento congiunturale:

  • Il tasso d’utilizzo degli impianti sale a quota 76% per l’industria trainato da Industrie varie, siderurgia, meccanica, pelli-calzature e carta-stampa oltre il 77%, e con solo i minerali non metalliferi con un tasso inferiore al 70%.
    Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti conferma il miglioramento della produzione salendo al 68,5%, con il numero dei settori oltre il 70% che sale a quattro: tessile, gomma-plastica, meccanica e pelli-calzature. Nell’artigianato i settori maggiormente sofferenti sono quello delle manifatturiere varie (65,5%) e l’alimentare (65,4%).
  • Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 63% delle imprese industriali. Fra le restanti, le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza, con un saldo negativo dell’1,1%. Rimane elevata la quota di aziende che dichiara di non tenere scorte (23%), con una maggiore incidenza tra le imprese di piccole dimensioni (28%) e minore al crescere della dimensione d’impresa (17% le medie e 10% le imprese oltre 200 addetti).
  • Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati (-5,1% il saldo), con il 34% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (52%) e più omogeneamente distribuita tra le classi dimensionali (55% le micro, 56% le aziende da 6 a 9 addetti e 45% le aziende con 10 addetti e più).
  • Le scorte di materie prime sono adeguate per l’81% delle imprese industriali, con una prevalenza dei giudizi di esuberanza (+1,6% il saldo). Per le materie prime la quota di aziende che dichiara di non tenere scorte è stabile all’8%.
  • Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 58% dei casi, con una prevalenza dei giudizi di scarsità (-9,6% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 24%.
  • Dopo la fase negativa degli scorsi trimestri dei prezzi medi di materie prime e prodotti finiti entrambi tornano a crescere rispetto al trimestre precedente, segnando un +0,8% per le materie prime e un +0,3% per i prodotti finiti. Secondo le imprese artigiane gli incrementi congiunturali sono più intensi arrivando al +1,2% per le materie prime e al +0,4% per i prodotti finiti.

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione si mantengono stabili, con una quota del 57% che non prevede alcuna variazione. Dopo poco più di un anno in area positiva torna a prevalere il pessimismo tra gli imprenditori relativamente ai livelli occupazionali. Rimane comunque elevata la quota di chi non prevede alcuna variazione, che supera l’80%. Relativamente alla domanda le aspettative sono in peggioramento, con una riduzione del saldo positivo per la domanda estera e un ritorno nel quadrante negativo per la domanda interna. E’ intorno al 60% la quota degli imprenditori che non si aspetta variazioni per il prossimo trimestre sia dal mercato interno che dall’estero. Alimentari, minerali non metalliferi e mezzi di trasporto sono i settori più ottimisti relativamente alla domanda interna, mentre per la domanda estera sono la chimica, ancora gli alimentari e meccanica.

Nel caso dell’artigianato, produzione e occupazione rimangono in area negativa e peggiorano tornando ad allontanarsi dal punto di svolta. Anche sul versante della domanda le aspettative degli artigiani flettono per entrambi i mercati con la domanda estera che, dopo tre trimestri in area positiva, torna in negativo.

In una fase di turbolenza come quella creata da Brexit, lo scarto fra la variabilità dei fenomeni finanziari e la dinamica dell’economia reale si colloca al di là della soglia canonica. In casi come questi l’inerzia dell’economia reale impedisce di cogliere tempestivamente le tracce delle turbolenze finanziarie.

È quanto è successo alla dinamica del settore manifatturiero lombardo che nel II trimestre del 2016 ha inanellato una serie di dati positivi che sono andati al di là della forchetta previsiva elaborata nel trimestre precedente. La variazione congiunturale della produzione industriale è stata dello 0,8%, gli ordini esteri sono saliti dell’1,7%, mentre il fatturato è cresciuto dello 0,5%. L’unica nota stonata è stata la dinamica degli ordini interni che sono ripiegati dell’1,2%, trascinando al ribasso anche il periodo di produzione assicurata.

L’occupazione è rimasta invariata, anche se ha conosciuto un incremento tendenziale, come del resto tutte le altre variabili economiche fin qui considerate.

Se si vogliono scoprire le prime tracce della Brexit queste vanno ricercate nelle previsioni dei vari operatori. Infatti la volatilità finanziaria si traduce in un aumento dell’incertezza economica che a sua volta spinge a rivedere al ribasso le previsioni sia dei consumatori che dei produttori. Per capire l’evoluzione futura, occorrerà aspettare come la Brexit sarà effettivamente implementata, quali risposte di politica economica verranno messe in cantiere e auspicarsi che innovazioni istituzionali saranno delineate.

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