L’insetto nel piatto: sostenibilità, antropologia e opportunità di mercato

 L’insetto nel piatto: sostenibilità, antropologia e opportunità di mercato

Ma perché dovremmo mangiare insetti?

Per scelta. E come per tutte le scelte, anche per quelle alimentari occorre chiarire quali ne siano le ragioni. Dobbiamo partire dall’assunto che le nostre scelte alimentari abbiano un radicamento culturale e sociale, antropologico, ma anche un impatto trasversale sulla società e sull’ambiente.

La maggior parte degli studiosi conviene nel ritenere che le attività dell’uomo, oggi, siano le cause principali dei mutamenti ambientali, morfologici e climatici del pianeta. Al punto che in biologia e in antropologia si parla, per riferirsi all’epoca in cui stiamo vivendo, di Antropocene: l’era plasmata dagli impatti dell’uomo sull’ambiente.

Non solo la produzione intensiva di carni e l’uso massiccio di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, ma anche l’utilizzo di plastiche non biodegradabili per gli imballaggi e per l’utilizzo domestico, oppure i rifiuti: sono tutti aspetti, come suggerisce l’antropologo Thomas H. Eriksen, “fuori controllo”, che danno una spinta decisiva verso il punto di non ritorno dei cambiamenti climatici.

Le forme di allevamento e di coltivazione intensive, oltre ad essere sempre meno sostenibili, sono anche sempre meno efficaci nel soddisfare una domanda di cibo crescente, dovuta al costante aumento demografico. Se è vero che nel 2050 la popolazione mondiale toccherà quota 9 miliardi, con quali risorse saremo in grado di nutrirla? I Novel food, e gli insetti in particolare, potrebbero allora fornirci non solo una risposta “buona da pensare”, etica, sostenibile, ed ecologica ma anche “buona da mangiare”.

D’altra parte nel mondo, oggi, 2 miliardi di persone consumano insetti e li considerano delle prelibatezze. Ma cosa c’è di più estraneo all’immaginario socioculturale e culinario di noi Europei – Italiani e Francesi in testa? Non proprio. Tradizionalmente in Europa, fino almeno alla fine del XIX secolo, è ben attestato il consumo di zuppe a base di insetti; in particolare era famosa la “soupe de hanneton”, servita nei migliori ristoranti di Parigi come versione raffinata della più comune zuppa di maggiolini.

Se la credibilità dell’insetto nel piatto è storicamente attestata, la sostenibilità in generale – oggi – fa tendenza più che mai. Sempre più italiani scelgono prodotti buoni per la propria salute e per l’ambiente. Secondo i dati della ricerca di mercato di Eletto Prodotto dell’Anno 2017, per fare un esempio, i consumatori che si aspettano l’ecosostenibilità da un prodotto innovativo sono il 27% (dato che sale al 29% tra i Millennials): un trend che si posiziona al quarto posto nello scenario completo.

Sembra quindi ci sia spazio a sufficienza per costruirci un business.

Un primo passo avanti in questo senso è stato fatto all’inizio dell’anno: dal 1 gennaio è entrato in vigore il nuovo regolamento comunitario sui novel food che semplifica le procedure per ottenere le autorizzazioni necessarie all’allevamento, al commercio e al relativo consumo degli insetti anche in Italia. Il Ministero della Salute, tuttavia, ha già chiarito che in Italia nessuna commercializzazione è a oggi autorizzata.

Nell’attesa che si completi il processo normativo è tuttavia già tempo, per le PMI italiane più intraprendenti, di raccogliere le sfida entomofaga.

Elisabetta Dall'O' e Federico Corradini

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