L’internazionalizzazione spinge la crescita delle imprese

 L’internazionalizzazione spinge la crescita delle imprese

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[dropcap]U[/dropcap]tilizzo di mezzi propri per il finanziamento, diversificazione di mercati ed aree geografiche, ciclo produttivo con manodopera dalle alte competenze, investimento diretto all’estero complementare all’esportazione: sono questi alcuni ingredienti per costruire una strategia di internazionalizzazione di successo secondo una ricerca della divisione Claudio Dematté Research di SDA Bocconi, in collaborazione con EY. Lo studio ha analizzato le caratteristiche e confrontato le performance delle Piccole Medie Imprese (PMI) italiane, internazionalizzate e non, sulla base dei loro dati economici e finanziari, relativi al periodo 2004-2013, e delle loro scelte strategiche.

Dallo studio emerge in primo luogo come le società internazionalizzate, in un periodo che comprende anche i difficili anni di crisi economica, mostrino una continua propensione all’incremento dimensionale. L’apertura a mercati stranieri sembra far meglio assorbire anche i contraccolpi derivanti da periodi di incertezza, permettendo di reagire prontamente. Per quanto riguarda la redditività, sia il Return on Equity (ROE) che il Return on Asset (ROA) medi delle imprese internazionalizzate sono stati negativamente colpiti dalla crisi. Tuttavia emerge la loro maggiore capacità di reagire e riprendersi, tornando a creare valore, con valori medi di ROA compresi tra il 2% e il 3% fra 2011 e 2013. Nello stesso periodo le imprese non internazionalizzate riportano valori medi mai superiori allo 0,4%, con valori negativi nel 2013.

«Dal raffronto con il campione di imprese non internazionalizzate risulta evidente come la strategia di internazionalizzazione premi le imprese attraverso la possibilità di incremento dimensionale e la conseguente possibilità di aumentare il proprio indotto anche in termini di occupati» commenta Maurizio Dallocchio, coordinatore dello studio.

Sul fronte della situazione finanziaria, si evidenzia come le società internazionalizzate abbiano reagito alla crisi finanziaria ottimizzando la struttura del capitale, riducendo i livelli di debito in favore di un maggior ricorso al capitale proprio, migliorando così la solvibilità.

Andrea Paliani – Responsabile EY Advisory Services Italia, Spagna e Portogallo, commenta: «In uno scenario globalizzato, le imprese italiane potranno massimizzare le loro performance nella misura in cui riusciranno a focalizzarsi prioritariamente sulle aree geografiche a maggior potenziale di crescita e a servirle con una organizzazione di supporto e processi commerciali, adeguati alla struttura del mercato di destinazione. Quali mercati penetrare e, soprattutto, come operare in quelli selezionati, significa esportare un modello di business e richiede attenzione nella fase di riflessione strategica ed efficacia e rigore nell’implementazione, investendo in processi e capitale umano».

Per quanto riguarda le caratteristiche delle imprese, un primo dato che emerge è che il livello di internazionalizzazione è positivamente correlato con gli investimenti in Ricerca&Sviluppo, così l’appartenenza al settore manifatturiero e con le performance economiche complessive. Non è emersa nessuna relazione statisticamente significativa invece con caratteristiche strutturali quali l’età e la dimensione dell’impresa. Lo studio è passato poi a identificare le caratteristiche delle PMI internazionalizzate di successo. In primo luogo sono i settori della meccanica, della moda e dell’arredo/design quelli che evidenziano performance migliori all’estero. Dal punto di vista delle aree di investimento si rileva invece come le imprese di maggior successo siano maggiormente presenti in Europa Occidentale (44%), in Asia (21%) e in Nord America (16%). Queste imprese si sono internazionalizzate sia tramite l&rsq uo;esportazione sia attraverso l’investimento diretto estero, rendendo complementari le due alternative strategiche.

«La diversificazione dei mercati, volta a ridurre specifici rischi-paese, si mostra una strategia vincente se attuata in modo equilibrato. Il ricorso a personale con alto livello di competenze e dal maggior costo è risultato un altro ingrediente per il successo, grazie alla possibilità di offrire prodotti o servizi ad alto valore capaci di far leva sulla percezione all’estero del Made in Italy e di incontrare i gusti di bacini di utenza con maggiore potere d’acquisto disposti a corrispondere un premium price» conclude Maurizio Dallocchio.

Andrea Bassanino – Partner EY Advisory Services, Strategy, commenta: «Le risultanze quantitative della ricerca e gli approfondimenti qualitativi condotti fanno emergere come, da un lato, non vi siano ricette predefinite e migliori pratiche “1 size fits all” e, dall’altro, come la capacità di trovare la giusta formula imprenditoriale, in termini di coerenza con le condizioni specifiche dei mercati target e di tempismo nello sfruttamento delle opportunità, sia in grado di decretare il successo del progetto di internazionalizzazione. In questo contesto di riferimento, la capacità di lettura delle dinamiche del mercato globalizzato per lo specifico contesto di settore, risalta senza dubbio come un fattore che accomuna chi è riuscito ad avere successo sui mercati internazionali e chi riuscirà  presumibilmente ad accrescerlo in futuro».

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