L’Iran un anno dopo l’Implementation day: bilanci e prospettive per le imprese italiane

 L’Iran un anno dopo l’Implementation day: bilanci e prospettive per le imprese italiane

L’Iran a distanza di più di un anno dall’implementation day si conferma un paese in forte ascesa economica, il cui sistema generale presenta caratteristiche interessanti nell’ottica di una progressiva, maggiore, integrazione. I numeri ne danno ragione: il tasso di crescita del PIL si è attestato al 4,4% nel 2016 e viene stimato al 4,9% per il 2017 (nel nostro Paese il PIL è cresciuto dello 0,8% nel 2016 e si spera raggiunga lo 0,9% quest’anno). L’indebitamento pubblico è abbastanza moderato ed ammonta a circa al 30% del PIL (in Italia lo stesso rapporto restituisce una cifra diversa: 132,3%).

Il tessuto imprenditoriale, invece, non è del tutto dissimile da quello italiano: le grosse industrie in Iran sono pubbliche o a prevalente partecipazione pubblica, le grande imprese private sono numericamente limitate e la gran parte del panorama imprenditoriale è composto da medio-piccole aziende.

La sospensione delle sanzioni ha garantito un’inversione dell’approccio al commercio estero: oggi è sostanzialmente possibile esportare liberamente in Iran, salvo alcune cautele che devono ancora mantenersi (e che riguardano i soggetti ‘listati’ in Europa o USA, i pochi prodotti/servizi la cui vendita è ancora vietata, le autorizzazioni per i prodotti ‘dual-use’ e le licenze per la componentistica di origine americana).

Il nostro paese ha approfittato da subito di questa ritrovata apertura: il terzo quadrimestre dopo l’Implementation day ha registrato un aumento dell’export italiano pari al 25,41% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un volume complessivo di circa 1.063.000.000 euro (contro gli 847.000.000 euro del 2015). Uno dei maggiori successi in termini assoluti (quasi 600.000.000 euro) e percentuali (+29,83%) è legato all’esportazione dei macchinari di complemento all’industria o alla produzione iraniana, in primo luogo a quella siderurgica e metallurgica. Particolarmente interessanti si sono rivelati anche il settore chimico (+23,19%, per un totale di quasi 83.000.000 euro), quello dei metalli di base e dei prodotti in metallo  (+11,8%, per un ammontare complessivo di 72.500.000 euro) nonché  quello degli articoli in gomma e delle materie plastiche (circa 58.200.000 euro, in aumento del 33,38%). Anche l’export legato all’automotive e ai mezzi di trasporto in genere (specificamente alle imbarcazioni) ha fatto registrare un incremento particolarmente significativo (+103%), pure a fronte di volumi contenuti[1].

Un’ulteriore grande possibilità è connessa allo sviluppo della rete ferroviaria ad alta velocità. Sono tre le linee in progetto (Teheran-Hamadan, Arak-Qom e Teheran-Qom-Isfahan) e tutte e tre prevendono, a diverso titolo, la partecipazione di società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e la copertura di garanzie sovrane.

Decisamente più lenta e complica è, invece, la crescita legata al business non-trade, ossia quella collegata a progetti di investimento in loco realizzati, ad esempio, attraverso accordi societari di joint venture. La causa di ciò è senz’altro da individuare nelle criticità del sistema bancario-finanziario e valutario: ad oggi, sebbene formalmente libere di farlo, nessuna banca europea è ancora rientrata in Iran. I tassi di prestito della valuta locale sono molto elevati  e  ottenere finanziamenti in euro dagli istituti bancari iraniani non è possibile. Di più, la scarsa liquidità del sistema bancario persiano garantisce tassi di interesse attivo sui depositi che raggiungono il 23% (a fronte di un’inflazione al 9.6%) e determinano, quindi, una scarsa propensione all’investimento locale. A ciò si aggiunge che, in Iran, sono ancora presenti due diversi tassi di cambio delle valute straniere: uno approvato dalla Banca Centrale iraniana e praticato dalle banche nazionali, l’altro praticato dagli uffici di cambio e basato sul libero mercato.

Ma anche su questo ci sono buone prospettive: recentemente la Banca Centrale iraniana ha autorizzato alcune banche locali a praticare tassi liberi nel cambio delle valute estere. Ciò con espressa possibilità per gli istituti di credito nazionali di raggiungere accordi sul tasso direttamente con i privati esportatori di prodotti non legati al settore dell’oil&gas. E lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze iraniano prevede una prossima unificazione dei tassi di cambio. Tutto ciò potrebbe portare ad una normalizzazione delle relazioni con gli istituti di credito stranieri e ad una facilitazione delle operazioni di finanziamento cross-border.

In ogni caso non mancano esempi italiani virtuosi anche nei progetti di investimento a medio-lungo termine. E spesso sono quelli che combinano un modello di business full equity alle garanzie fornite dall’OIETAI in Iran (attraverso il Foreign Investment Promotion and Protection Act) e da SACE in Italia.

[1]              Dati forniti da ISTAT.

Valerio Rugge

Valerio Rugge si è laureato in giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, maturando esperienze di studio all’estero, in Austria e Germania. E’ iscritto all’albo degli avvocati di Milano ed assiste clientela domestica e straniera principalmente in operazioni straordinarie. Ha approfondito tematiche di contrattualistica e sanzioni internazionali, assistendo clienti italiani sul mercato iraniano. Vive a Teheran, dove coordina le attività dell’Italian desk dello Studio legale Rödl & Partner di Milano. Parla fluentemente tedesco ed inglese.

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