L’Istat rivela: dopo l’euro la pressione fiscale in Italia è aumentata del 3%, in Europa è calata dello 0,5%

 L’Istat rivela: dopo l’euro la pressione fiscale in Italia è aumentata del 3%, in Europa è calata dello 0,5%

Da quando è stato introdotto l’euro la pressione fiscale in Italia è aumentata di 3 punti. Nell’Eurozona hanno fatto peggio solo Cipro e Malta. La media nell’Ue segna invece un calo dello 0,5%. Lo ha rivelato il presidente dell’Istat, Antonio Golini, in un’audizione al Senato. Per i contribuenti italiani tre sono stati gli anni infausti: 2006 (con il Pil cresciuto del 4% e la pressione fiscale dell’8,1%), 2007 (+4% e +6,7% rispettivamente) e 2012 (-0,8% e +2,7%).

Nel 2012 il cuneo fiscale ha raggiunto quasi il 50% del costo del lavoro: da 31.700 euro di retribuzione lorda media ai lavoratori dipendenti ne sono arrivati 16.150. Nel 2012 l’aumento del prelievo fiscale (Imu e contributi sociali in testa) “di intensità eccezionale” ha causato un forte calo del potere d’acquisto delle famiglie, che ha sfiorato il 5%.

Nel nostro Paese la tassazione mostra pesanti incongruenze. Sicuramente sono tartassati il lavoro (nel 2011 l’aliquota media ha raggiunto il 42,3%, inferiore solo a quella del Belgio e 8,1 punti sopra la media europea) e il capitale (con aliquota del 33,6% a fronte di una media Ue del 23,7%). Al contrario, sono implicitamente favoriti i consumi, con una tassazione al 17,4%, il 3,4% al di sotto della media comunitaria, tra le più basse dell’Ue. Incongruenze che finiscono per aiutare gli evasori.

Redazione

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