L’Italia in 10 selfie: Symbola per l’Expo

 L’Italia in 10 selfie: Symbola per l’Expo

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[dropcap]C[/dropcap]ompetitività nell’export, surplus manifatturiero, leadership nell’agroalimentare, ecoefficienza nel sistema produttivo, economia della cultura, attrattività turistica, coesione territoriale, questi i principali elementi individuati nel dossier “L’Italia in 10 selfie” di Symbola, realizzato con il Patrocinio di Expo Milano 2015 e del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che oggi sarà presentato a “Le Idee di Expo”, la giornata di approfondimento su Expo che si svolgerà a Milano, alla presenza del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.

Per Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, «non possiamo superare questa crisi durissima senza un’idea di futuro, se non partiamo da quelli che sono i nostri punti di forza, se non mobilitiamo i talenti e le energie migliori. E per farlo dobbiamo guardare il Paese, i territori, le comunità, le imprese con attenzione e simpatia: con occhi diversi dalle agenzie di rating».

Nella premessa del dossier il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina scrive: “In questo importante lavoro di Symbola sono racchiuse dieci chiavi di lettura del successo del nostro Paese nel mondo. Una traccia operativa utile soprattutto per acquisire consapevolezza sui nostri punti di forza. Perchè l’Italia deve conoscere e riconoscere le proprie potenze, così come deve imparare a superare i propri limiti”.

“L’Italia in 10 selfie” è un’aggregazione aggiornata dei dati relativi a dieci settori che costituiscono altrettanti punti di forza dell’economia italiana e che mostrano come il vero problema non sia né la qualità dei prodotti né la loro competitività sui mercati globali, ma il crollo del mercato interno dovuto ad un eccesso di politiche di rigore e di austerità che ha determinato la depressione dei redditi e dei consumi.

In questo quadro Realacci sintetizza l’obiettivo del dossier: «Per affrontare la tempesta perfetta di questa crisi, l’Italia deve accettare le sfide di un mondo che cambia senza perdere la propria anima. E, come sta già facendo in molti campi anche senza politiche e riconoscimenti, incrociare innovazione e conoscenza con qualità, bellezza, green economy. Insomma l’Italia deve fare l’Italia. È questo il Paese che vogliamo protagonista anche all’Expo 2015».

Ecco allora i dieci punti di forza da cui ripartire per sfidare la crisi:

[Selfie 1] L’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison) ;

[Selfie 2] Le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 3] Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolori nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello britannico il 284%, quello del Regno Unito il 284% e quello degli Stati Uniti il 264% (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 4] Per 77 prodotti l’Italia è leader dell’agroalimentare nel mondo. Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, siamo sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti. Siamo, inoltre, il Paese più forte sul pianeta per prodotti ‘distintivi’, con 269 prodotti Dop, Igp e Stg (a cui si aggiungono 4.816 specialità tradizionali regionali), seguiti a distanza da Francia, 207, e Spagna, 162. (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Agroalimentare di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Coldiretti);

[Selfie 5] L’Italia è il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery. L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca. (Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Machinery di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Fondazione Ucimu);

[Selfie 6] Dalla green economy il turbo per le imprese italiane. Il 22% delle aziende italiane, percentuale che sale al 33% delle imprese manifatturiere, nella crisi hanno scommesso sulla green economy, settore che vale 101 miliardi di euro di valore aggiunto, il 10,2% dell’economia nazionale. Una scelta vincente. In termini di export: se consideriamo le imprese manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% di quelle che non lo fanno. E di innovazione, il 30% delle aziende manifatturiere che puntano sul verde hanno sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% delle altre. Con i green jobs che sono diventati protagonisti dell’innovazione e coprono addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende (fonte: GreenItaly 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere);

[Selfie 7] L’Italia è leader in Europa per eco-efficienza del sistema produttivo. E siamo campioni nell’industria del riciclo. Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale, con 104 tonnellate di anidride carbonica per milione di euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia). Siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4). Milano, la città dell’EXPO è, insieme a Vienna, per raccolta differenziata, in cima alla classifica delle metropoli europee sopra il milione di abitanti e ha nel mondo, fra le grandi città, il primato delle persone servite dalla raccolta dell’organico (fonti: GreenItaly 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere e 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 8] Con la cultura l’Italia mangia. Alla filiera della cultura – 443.458 aziende, il 7,3% del totale nazionale – l’Italia deve 80 miliardi di euro, il 5,7% della ricchezza prodotta. Ma arriviamo a 214 miliardi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale, se consideriamo quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, cresce di 1,67 euro per ogni euro prodotto dalla cultura (fonte: Io sono Cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. Rapporto 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere);

[Selfie 9] L’Italia è, nell’eurozona, la meta preferita dei turisti extraeuropei. Grazie a cultura, bellezza e qualità. Siamo il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 56 milioni di notti. Siamo la meta preferita di paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat). Un risultato che ha solide radici nella bellezza e nella cultura di cui il Paese è ricco. L’Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 su 1001). Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison;

[Selfie 10] Coesione: ricetta per competere. Le imprese “coesive” – quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza – sono più competitive. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive. Hanno visto crescere l’occupazione nel 22% contro il 15%. Non è forse un caso se, tra il 2007 e il 2012, pur senza misure pubbliche a sostegno, sono imprese italiane quelle che hanno guidato – dietro gli Usa – il re-shoring mondiale e rappresentano oggi il 60% delle rilocalizzazioni europee. Fonte: Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia di Consorzio Aaster, Fondazione Symbola e Unioncamere.

Il dossier è disponibile a questo link http://bit.ly/Italia10selfie_dossierExpo2015

Redazione

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