Lombardia: una regione in profonda trasformazione

 Lombardia: una regione in profonda trasformazione

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[dropcap]D[/dropcap]al censimento emerge una realtà regionale contraddistinta da specializzazioni produttive plurime e buon dinamismo del tessuto imprenditoriale. Rimangono però stazionari i livelli di occupazione, frenati da trasferimenti di sede, delocalizzazioni all’estero e ristrutturazioni organizzative. In Lombardia e, in particolare, nell’area milanese, si concentrano i centri decisionali delle imprese plurilocalizzate, a conferma della forte vocazione direzionale della regione.

Anche in Lombardia si riduce la dimensione della P.A. a seguito degli interventi di razionalizzazione. Crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, pratiche di rendicontazione sociale e flessibilità occupazionale caratterizzano il settore nella regione, con dinamiche spesso più accentuate rispetto al resto del Paese.

Il non profit lombardo cresce a due cifre nell’ultimo decennio. La regione è al top per dimensione e crescita di istituzioni (+37,8%) e addetti alle unità locali (+61,2%). Le organizzazioni non profit lombarde sono le più strutturate del Paese, con una concentrazione di addetti nella sanità, assistenza sociale, protezione civile, istruzione e ricerca. Un terzo delle fondazioni italiane ha sede nella regione.

Il dinamismo interno al sistema economico regionale si è manifestato anche con “effetti di sostituzione” tra un settore e l’altro in termini di occupazione e unità economiche. In particolare, da un lato diminuisce l’occupazione pubblica nell’istruzione e nella sanità e assistenza sociale, dall’altra cresce negli stessi settori il numero di addetti occupati da non profit e imprese.

Imprese: dieci anni di trasformazioni
Al 31 dicembre 2011, le imprese attive in Lombardia sono 811.666, l’8% in più rispetto al 2001. Si tratta dell’incremento più basso tra quelli rilevati nella storia dei Censimenti degli ultimi 30 anni (le variazioni regionali sono state +17,7% tra 1981 e 1991, +30,7% tra 1991 e 2001). Il confronto tra i dati censuari 2001 e 2011 è infatti condizionato dall’impatto della crisi economica che, dal 2008, ha investito anche il sistema economico lombardo, interrompendo una fase di crescita economica che mostrava segni di accelerazione negli anni precedenti. A livello territoriale la crescita più consistente si rileva nelle province di Brescia, Bergamo e Monza e Brianza (con dinamiche pari o superiori al 10%).
Le imprese della regione occupano 2,8 milioni di lavoratori dipendenti, 947mila indipendenti, 111mila esterni e 42mila temporanei. La quota di addetti nelle unità locali delle imprese risulta inferiore di 1,5 punti percentuali rispetto a quella degli addetti delle imprese con sedi amministrative nella regione; ciò indica la presenza in Lombardia di grandi imprese a diffusione extra regionale, che impiegano una parte dell’occupazione in sedi localizzate altrove. L’incremento degli addetti delle unità locali rispetto al 2001 è modesto, pari a +3,4%.
Le innovazioni legate a questa tornata censuaria consentono, per la prima volta, di restituire informazioni sulle caratteristiche demografiche dei dipendenti e sulle principali modalità del loro rapporto di lavoro. Il 48,1% dei dipendenti ha la qualifica di operaio, il 41% di impiegato e il 7,2% di dirigente/quadro. La presenza di centri direzionali nella regione si riflette in una diversa struttura occupazionale rispetto al resto del Paese dove dirigenti e quadri rappresentano il 4,7%.

Cresce il ruolo del non profit, il comparto più dinamico della regione
Le organizzazioni non profit attive in Lombardia al 31 dicembre 2011 sono 46.161 (+37,8% sul 2001, anno dell’ultima rilevazione censuaria del settore). Nelle 54mila unità locali insediate nel territorio regionale sono impiegati 794mila volontari, 157mila dipendenti e 53mila lavoratori esterni. Rispetto al 2001, il personale dipendente cresce del 61,2%.
Cultura, sport e ricreazione è il settore di attività prevalente, nel quale si concentrano oltre 28mila istituzioni, pari al 62,5% del totale. I dipendenti, invece, sono impegnati per l’80,2% in tre settori: Sanità, Assistenza sociale e protezione civile e Istruzione e ricerca.
La distribuzione in base alla forma giuridica riflette quella rilevata a livello nazionale, anche se nel territorio lombardo è possibile individuare un maggior peso delle fondazioni: in regione opera il 29% delle fondazioni presenti nel Paese; esse impiegano il 54,9% dei dipendenti occupati dalle istituzioni che hanno questa forma giuridica.

L’inversione di tendenza nella Pubblica Amministrazione regionale
Al 31 dicembre 2011, si contano sul territorio lombardo 1.987 istituzioni pubbliche, il 28,5% in meno rispetto alla precedente rilevazione del 2001. Tale riduzione è legata a una serie di interventi normativi e di processi di razionalizzazione, che hanno portato negli anni alla trasformazione da enti di diritto pubblico a soggetti di diritto privato e all’accorpamento tra istituzioni diverse.
Nel 2011 i dipendenti attivi nelle 12mila unità locali della regione sono circa 368mila (50mila in meno rispetto al 2001), al netto dei militari e degli appartenenti alle forze di polizia. Tra le amministrazioni locali, è la Regione ad aver subito la più forte contrazione del numero di addetti (-32,2%) mentre per i Comuni e le ASL la flessione è più contenuta ma comunque significativa (in ambedue i casi superiore a -12%). Le Province hanno invece aumentato nel decennio la propria dotazione di personale (+11,8%). Nelle Altre istituzioni pubbliche (Camere di Commercio, ordini e collegi professionali, università ed enti di ricerca) il calo del personale dipendente è stato del 39,4%.

Redazione

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