L'orario di lavoro: conosciamo davvero le norme che lo regolamentano?

 L'orario di lavoro: conosciamo davvero le norme che lo regolamentano?

Un tema su cui tutti pensano di essere competenti è quello dell’orario di lavoro. Ma è veramente così? Siamo sicuri di conoscere la differenza tra lavoro straordinario e lavoro notturno? La cosiddetta “pausa caffè” è un diritto ovvero una libertà che spesso ci permettiamo pur senza spettarci?

La materia dell’orario di lavoro è disciplinata su tutto il territorio nazionale, oltre che dal Codice Civile (articoli da 2107 a 2109), dalla Legge n. 133 del 2008, la quale ha modificato quanto precedentemente stabilito dal Decreto legislativo n. 66 del 2003. Ulteriori modifiche sono state apportate dalla Legge n. 183 del 2010 (“Collegato lavoro“).

Vediamo un piccolo excursus sui principali punti che caratterizzano la materia.

Orario settimanale

L’orario di lavoro è fissato per un massimo di 40 ore settimanali, fermo restando che i C.C.N.L. ovvero gli accordi aziendali posso definire limiti di versi dal predetto. La durata media comprensiva di straordinari, invece, non può superare le 48 ore. In caso di superamento di tale soglia, le imprese con più di 10 dipendenti devono avvisare l’ispettorato del lavoro competente per territorio, motivando il prolungamento dell’orario.

Lavoro straordinario

Per lavoro straordinario s’intende il lavoro prestato oltre l’orario normale di lavoro. Vi sono diversi tipi di lavoro straordinario ma, per quello che qui interessa, in generale non deve superare il tetto massimo di 48 ore settimanali. In assenza di previsioni specifiche dei collettivi, le prestazioni di lavoro straordinario possono essere richieste solo previo accordo tra datore e lavoratore, per una durata che non può eccedere le 250 ore annuali.

Lavoro notturno

Viene considerato lavoro notturno l’arco di tempo lavorato per almeno tre ore nel periodo compreso tra le 24 e le 5 della mattina, per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno. Il lavoratore notturno non deve comunque lavorare più di otto ore nell’arco delle 24 ore. Il calcolo della maggiorazione del lavoro notturno solitamente è materia di contrattazione collettiva (CCNL) la quale di solito ne stabilisce anche le regole di applicazione e fruizione.

Pausa

Se l’orario di lavoro giornaliero va oltre le 6 ore, il lavoratore deve beneficiare di un intervallo, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi nazionali o dagli accordi aziendali. Per fare un esempio, sono previsti almeno 15 minuti di stop ogni 2 ore per chi lavora al computer, cosa che è stata riconfermata anche dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 4509/12. La legge, infatti, riconosce tale diritto non solo per consumare il pranzo e per recuperare le energie psico-fisiche, ma anche per “attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”.

Riposo giornaliero

Il D.Lgs. n°66/2003 ha sostituito il limite giornaliero di 8 ore di lavoro, definendo viceversa la durata del riposo minimo che viene quantificato in 11 ore consecutive ogni 24 ore di lavoro.

Quindi, il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Per le modalità si rinvia ai contratti collettivi o ai contratti aziendali. Sono esclusi dalla consecutività delle 11 ore di riposo:

  • le attività caratterizzate da periodo di lavoro frazionati durante la giornata;
  • i lavoratori in regime di reperibilità.

Riposo settimanale

Il lavoratore ha diritto, ogni 7 giorni, ad un periodo di riposo di almeno24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero. Tale periodo di riposo consecutivo va calcolato come media, in un periodo non superiore a 14 giorni. In altre parole, in 14 giorni di calendario devono esserci almeno 48 ore di riposo.

Visto che il Legislatore ama le complicazioni, la D.Lgs.n°66/2003 all’art.9, dice che in regime di settimana lavorativa di cinque giorni,a tutti gli effetti ,il sesto giorno è un giorno feriale prelavorato retribuito e il settimo è il normale giorno di riposo settimanale considerato festivo. Cioè a dire che, normalmente, il sabato non è un altro giorno di riposo, anche se in effetti non ci rechiamo al lavoro e, invece, la domenica sì. Secondo il Legislatore, anche se facciamo due giorni di riposo, bisogna contarne solo uno. Sic!

Ferie

Il lavoratore ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane ma i contratti collettivi di lavoro solitamente stabiliscono condizioni di miglior favore. Il datore di lavoro deve preventivamente comunicare al lavoratore il periodo stabilito per il godimento delle ferie ed eventualmente concordare la fruizione. Si ricorda che la scelta del periodo NON è un diritto del lavoratore.

Sanzioni

In caso di violazione della durata media dell’orario settimanale di lavoro (48 ore comprensive di straordinario) e della normativa sui riposi settimanali, si applica una sanzione da 100 a 750 euro. Se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori, o si è verificata in almeno 3 periodi di riferimento (4, 6 o 12 mesi), la sanzione è da 400 a 1.500 euro. Se i lavoratori sono 10 e i periodi sono 5, la sanzione è da 1.000 a 5.000 euro. Se la violazione riguarda la normativa sulle ferie, la multa va da 100 a 600 euro.

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Ettore Pietro Silva

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