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Made in Italy e design italiano “penalizzato dal sistema fiscale”

Un tempo il design italiano, inteso come oggetto prodotto in Italia, era simbolo di tradizione, e di un’idea vantaggiosa a livello commerciale che negli ultimi anni ha però perso qualsiasi attrattiva. Complice un sistema fiscale massacrante e complicato, gli imprenditori italiani hanno preferito trasferirsi all’estero o ancora peggio, hanno ceduto a gruppi stranieri: Versace ceduta al gruppo Micheal Kors, San Pellegrino alla Nestlè, Lamborghini all’Audi, Ferretti Group ceduta a un gruppo Cinese.

Nell’ambito specifico della cantieristica navale italiana, fiore all’occhiello del Made in Italy, ad esempio l’attenzione si concentra sul fatto che ormai proprio il concetto del Made in Italy è diventato solamente un paradigma di riferimento legato ad un ricordo, che evoca un’emozione.

Vero è che l’Italia resta ancora il primo produttore a livello mondiale di imbarcazioni di lusso. Ma se è vero che un prodotto, o un manufatto, è espressione di un idea, poi tradotto nell’uso sapiente dell’assemblaggio dei materiali, ciò può essere pensato e realizzato anche lontano dal territorio italiano. La chiave di lettura di questo concetto risiede nell’utilizzo del pensiero italiano e della sapiente manualità degli italiani all’esterosenza il peso del fisco italiano però.

In tal senso nel panorama della nautica internazionale, si racconta di tre personalità tenaci e accattivanti, tre professionisti italiani che, in aree geografiche lontane dalla madre patria, hanno saputo rivitalizzare ed hanno esportato il concetto del Made in ItalyAndrea Frabetti – chief technical officer di Sunseeker in UkGuido Girotti – general manager del marchio Beneatau in Francia, e Giovanni Sorrentino – senior engineer di Riviera Boat a Dubai.

Tre nomi legati dalla capacità di trasferire il know how e la competenza tutta italiana “a bordo” di realtà imprenditoriali capaci di acquisire le novità introdotte dai giovani professionisti per la produzione di imbarcazioni di lusso dall’inconfondibile fascino tutto italiano.

Dal progetto alla realizzazione, il mercato della nautica mondiale – grazie alle competenze delle menti italiane, riesce a fornire oggetti di produzione dall’inconfondibile stile “Made in Italy”, nonostante siano prodotti in aree lontane dal bel paese.

Per saperne di più abbiamo scambiato qualche parola con il designer Giovanni Sorrentino, famoso per disegnare yatch con stile italiano ma a Dubai:

Allora Sorrentino, è vero che ha intenzione di rientrare in Italia in futuro o è solo una diceria?

In realtà in questo momento sto già rientrando in Italia. La prima ammiraglia “integrity 93” è in viaggio verso Genova, e presto navigherà per il mediterraneo. Se vogliamo vederlo un rientro allora le rispondo di sì.

Mi sta dicendo quindi che dai lontani Emirati Arabi ha intenzione di attaccare il mercato Europeo? Come pensa di riuscirci?

È già un dato di fatto. Le nostre barche hanno un design Italiano, materiali e componentistica Italiani, ebanisti e molti operatori italiani ed europei contribuiscono alla realizzazione dei nostri integrity. Non ci fregiamo del Made in Italy è vero e questo è un vantaggio, perché grazie a condizioni fiscali molto più vantaggiose siamo in grado di arrivare in Europa con un prodotto di comparabile qualità ma ad un prezzo inferiore anche del 30%.

Un altro lato della globalizzazione, o meglio una sorta di evoluzione: la capacità delle competenze di uscire fuori dai limiti territoriali, ottenendo a parità di materiali impiegati e uso di capacità professionali di alto profilo, manufatti di qualità e stile degni del fregio “Made in Italy”, ma scontato del 30%.

Un nuovo successo del Made in Italy ma senza che l’Italia ne possa effettivamente beneficiare dal punto di vista economico.

Di chi la colpa?

E soprattutto: perché non cercare di far rientrare le migliori menti del design italiano, trasferitesi all’estero, con degli incentivi fiscali invece che farle lavorare e produrre all’estero?

Redazione

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