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Manager e imprenditori in trasferta e viaggiatori

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Recentemente mi sono imbattuta in un libro interessante che poneva vari quesiti e altamente interessanti sul ruolo del manager in un contesto globale. Julio Gonzales nel suo libro “Manager viaggiatori” sviluppa questo tema in relazione agli aspetti che influenzano la vita di un manager e si chiede qual è la modalità corretta con cui gestire i propri dipendenti quando vengono inviati in missione all’estero, oppure con quale modalità impostare i rapporti tra un management nazionale fortemente radicato nella cultura del paese di origine in base al proprio modello di sviluppo e quello dei dipendenti del paese ospitante che optano invece per un approccio più locale e abituati magari a stili di gestione diversi rispetto a quelli acquisiti. Il testo esplora anche le modalità con cui ci si adatta o ci si può adattare ai valori e alle culture di un paese o di una organizzazione ospitante, nonché a quali schemi mentali o operativi occorre fare riferimento per superare un incontro tutt’altro che semplice e scontato.

Julio Gonzalez, è un HR manager che ha alle proprie spalle una vasta esperienza internazionale maturata in grandi gruppi e multinazionali come Autogrill, Pirelli, Kraft, Tenaris-Techint. È un attento osservatore delle dinamiche e delle modalità con cui si esprime la vita professionale e personale dei manager itineranti che come viaggiatori sono impegnati a operare in contesti differenti da quello di origine, nonché come sono disposti o obbligati a cambiare o a modificare il proprio modo di operare in relazione al “territorio” con cui entrano in contatto al fine di comprendere quali siano gli asset che generano questi percorsi di sviluppo professionale che diventano sempre più numerosi.

Una riflessione è d’obbligo nella lettura di questo testo. Nelle imprese multinazionali molti lavoratori, siano essi Top o Middle manager inseriti in un percorso di sviluppo della propria carriera, lavorano spostandosi da una nazione all’altra per apprendere nuovi modelli di management o per applicare quelli che hanno generato successo all’interno della propria azienda o in strutture similari. Spesso i trasferimenti sono rapidi, altre volte più lunghi soprattutto quando il lavoro da svolgere riguarda l’integrazione delle persone in un nuovo contesto professionale. Nelle aziende multinazionali o internazionali tipiche dei beni di tipo industriali, ad esempio le vendite sono affidate a key account che svolgono il proprio lavoro in un bacino molto più ampio di quello nazionale, Si parla di key account europei, fino a comprendere anche le zone limitrofe all’Europa, quelle che vengono chiamate zona Emea o Semea e che operano con frequenti spostamenti da una nazione all’altra o con una forte multidisciplinarietà culturale che li integra nelle diverse aree geografiche. Molti Key account operano a livello internazionale con accordi commerciali che superano le barriere nazionali e acquisiscono una expertise e un know how utile per il proprio sviluppo personale/professionale e per le proprie aziende..

I manager sono chiamati a spostarsi da una città all’altra, dal Nord al Sud del mondo, da una nazione all’altra, soprattutto quando ricoprono cariche importanti e per acquisire esperienza professionale. In questa dimensione appare arricchente l’esperienza maturata in contesti diversi da quello delle propria nazione di origine, apprendere e integrare contesti e vissuti differenti per generare quel gap che permette di creare valore. Bisogna chiedersi quale sia  prezzo sono chiamati a pagare questi manager per ottenere questa posizione professionale e per arricchire le proprie skills individuali. Appare tuttavia che le le opportunità siano di gran lunga superiori: il mondo è sempre più interconnesso e integrato ed esperienze maturate nell’ambito di un’azienda in un certo contesto o con una certa comunità possono essere di utile aiuto per lo sviluppo di altre imprese in contesti e dimensioni differenti e in aree geografiche differenti.

Gli stessi imprenditori, come i manager, anche delle PMI sono oggi più viaggiatori del passato, Le innovazioni e le invenzioni che si sviluppano un alcuni contesti non potrebbero maturare se non ci fosse la curiosità e l’esigenza di osservare quello che avviene in altre culture, o capire come applicare quello che di meglio la tecnologia in mondi e modi diversi può dare anche con modelli di sviluppo organizzativo più audaci rispetto al passato..

Gli imprenditori diventano anch’essi itineranti perché sono alla ricerca di realtà diverse e iniziano a vivere la dimensione internazionale utilizzando come primo passo quello dell’arricchimento della propria cultura. In questo senso Internet è uno strumento adatto verso questo tipo di nuova apertura, come punto di partenza. Ci sono settori che si sviluppano e crescono solo perché vi sono uomini che incuriositi da nuove dimensioni del business ne vanno alla ricerca e alla scoperta. E queste scoperte vanno oltre le informazioni fornite dai social network. Si viaggia, si partecipa a fiere, si stipulano accordi internazionali di distribuzione: così manager e imprenditori hanno un legame comune dove si affacciano in una nuova dimensione economica che li aiuta a sopravvivere e poi a crescere nel mercato.

Gli stessi giovani oggi lavorano lungo percorsi itineranti e apprendono un nuovo modo di essere e di arricchire le proprie competenze, trasferendole in ogni contesto lavorativo in cui sono chiamati a dare un contributo. È il senso della scoperta di nuove opportunità che fa diventare chi lavora un viaggiatore itinerante.

In sintesi, ogni volta che per lavoro sviluppiamo nuove conoscenze ci poniamo nella condizione di poter viaggiare in modo positivo e orientato allo sviluppo di una nuova dimensione culturale, filantropica per la scoperta del mondo nella speranza di poter generare nuovi contributi allo sviluppo dell’economia e al progresso umano.

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Teresa Tardia

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