Markit Flash PMI: alti i valori dell’eurozona a fine anno con crescita record del manifatturiero

 Markit Flash PMI: alti i valori dell’eurozona a fine anno con crescita record del manifatturiero

A fine 2017, l’economia dell’eurozona ha registrato un picco dello slancio indicando a dicembre l’espansione più rapida dell’attività in quasi 7 anni. La migliore crescita della produzione industriale e dell’entrata di ordini dal 2000 ha spinto l’indice PMI manifatturiero ad un incremento record, mentre il rialzo del terziario al valore più alto dall’inizio del 2011 sottolinea la natura generale dell’attuale balzo in avanti dell’attività. La creazione occupazionale ha indicato un record in poco più di 17 anni e la pressione sui prezzi è rimasta elevata, anche se in leggero rallentamento.

Uno slancio di crescita

Dalla lettura dei dati flash preliminari, basati su circa l’85% delle risposte finali, l’Indice IHS Markit PMI dell’eurozona di dicembre, è aumentato a 58.0, in rialzo rispetto a 57.5 di novembre e segnando un record da febbraio 2011.

Il settore manifatturiero ha continuato a guidare la classifica, con l’Indice PMI che ha registrato il valore più alto dall’inizio della raccolta dati avvenuta a giugno 1997. La crescita più veloce della produzione manifatturiera, la migliore da aprile 2000, è stata accompagnata dall’aumento mensile record dell’attività del settore terziario da aprile 2011.

La crescita dell’attività è stata il risultato del maggior afflusso di nuovi ordini, il più cospicuo su base mensile in quasi un decennio. Allo stesso tempo il manifatturiero, con il miglior incremento di ordini da aprile del 2000, ha beneficiato dell’ aumento degli ordini esteri che hanno registrato un tasso di crescita solo marginalmente inferiore al record di novembre. Il rialzo dei nuovi ordini del terziario ha toccato un valore record in più di dieci anni, peraltro già toccato in precedenza.

Anche le aspettative future sono migliorate, ravvivandosi in entrambi i settori, cambiando tendenza quindi dopo due mesi di calo.

Capacità operativa

In linea con la forte domanda e le migliorate prospettive future e conseguentemente alla volontà di stimolare le capacità operative da parte delle aziende, si è di nuovo assistito ad un vivace rialzo dell’occupazione. L’aumento dei posti di lavoro, registrato in entrambi i settori, ha toccato lo stesso recente picco in dieci anni dello scorso novembre da settembre del 2000. Il valore record delle assunzioni nel manifatturiero ha controbilanciato il rallentamento delle assunzioni indicato dal terziario, anche se quest’ultimo settore ha segnato il secondo miglior risultato in dieci anni.

Malgrado quest’ultimo periodo di intensa creazione occupazionale, le capacità, sotto forma di un ulteriore forte accumulo di ordini in giacenza, hanno continuato a mostrare i propri limiti. Le commesse inevase sono fortemente aumentate soprattutto nel manifatturiero, toccando a dicembre un valore di crescita simile al record di novembre.

Similmente, visto l’aumento record degli approvvigionamenti nel manifatturiero, i tempi medi di consegna hanno continuato ad allungarsi sulla scia della forte domanda e ad un tasso mai visto da maggio 2000.

Prezzi

La forte domanda è stata la spinta primaria che ha sollecitato l’innalzamento dei prezzi da parte delle aziende. Le tariffe medie di beni e servizi hanno indicato un andamento leggermente superiore rispetto ai due mesi precedenti segnando di nuovo uno dei maggiori aumenti dei prezzi di vendita da metà 2011.

Tariffe maggiori sono anche dipese dalla necessità di passare i costi maggiori al cliente. I prezzi di acquisto hanno indicato un nuovo forte rialzo in entrambi i settori, specialmente nel manifatturiero. Il tasso generale di inflazione è calato rispetto a novembre, rimanendo però tra i più alti negli ultimi sei anni e mezzo.

Andamenti nazionali

Dal punto di vista nazionale, la crescita in Francia ha superato quella della Germania per il terzo mese consecutivo, anche se entrambe le nazioni hanno indicato valori in aumento. Sebbene rallentato, il ritmo di crescita francese ha continuato ad indicare un valore record dalla prima metà del 2011. L’attività economica tedesca ha nel frattempo indicato l’ incremento più veloce da aprile 2011, con il PMI della manifattura al record d’indagine. Anche se tutte e due le nazioni hanno registrato una spinta di crescita maggiore nel settore manifatturiero rispetto al terziario, l’espansione è rimasta generale.

Le altre nazioni hanno registrato valori inferiori a quelli di Francia e Germania, anche se gli indici riportati sono stati tra i più veloci osservati dalla crisi finanziaria globale.

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Con l’approssimarsi della fine dell’anno, e registrando il migliore trimestre dall’inizio del 2011, continua ad aumentare ulteriormente lo slancio dell’economia dell’eurozona. Il PMI ha segnalato l’impressionante aumento del PIL durante il quarto trimestre dello 0.8%, con crescite osservate sia in Germania che in Francia rispettivamente dell’1.0% e dello 0.7 – 0.8%. La Francia rappresenta lo sorpresa maggiore dell’anno, riuscendo ad emergere dal malessere e aiutando l’espansione dell’eurozona ad ingranare una marcia superiore. La crescita dell’eurozona è stata causata dall’esplosione del settore manifatturiero, ma anche dalla maggiore domanda nazionale che ha favorito l’incremento del settore dei servizi. Grazie a ciò, a dicembre si registrano PMI record. La domanda interna della regione è stata supportata dal migliore mercato occupazionale, con la creazione di nuovi posti di lavoro negli ultimi due mesi a tassi mai osservati in 17 anni. Il rinnovato ottimismo per l’attività nell’anno prossimo è indicativo di quanto le aziende non stiano dando tanto peso alle attuali incertezze politiche, concentrandosi invece sulle migliori condizioni della domanda e spianando il terreno per un buon inizio del 2018. Nonostante a dicembre le pressioni sui prezzi si siano ridotte leggermente, la forte crescita della domanda e l’inasprimento delle condizioni sul mercato del lavoro alludono ad un aumento delle pressione inflazionistiche all’approssimarsi del 2018”.

Redazione

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