Markit Flash PMI: la crescita economica dell’eurozona è vicina alla stagnazione e indica a gennaio i valori minimi in 5 anni e mezzo

 Markit Flash PMI: la crescita economica dell’eurozona è vicina alla stagnazione e indica a gennaio i valori minimi in 5 anni e mezzo

All’inizio del 2019, l’economia dell’eurozona si avvicina alla stagnazione, registrando la crescita più debole della produzione in cinque anni e mezzo unitamente al primo calo della domanda in più di quattro anni.

Dalla lettura dei dati flash preliminari, rispetto a 51.1 di dicembre, l’Indice IHS Markit PMI® Composito dell’Eurozona di gennaio è sceso a 50.7, posizionandosi sul valore minimo da luglio 2013.

L’indice viene solitamente calcolato in base all’85% circa delle risposte mensili totali e l’ultima lettura indica una crescita solo marginale della produzione economica, contrastando nettamente i forti tassi di espansione osservati a gennaio dell’anno scorso.

Sia il manifatturiero che il terziario hanno registrato una crescita lenta, quasi stagnante. Il primo ha riportato la più debole espansione avutasi dall’ultimo trend di ripresa iniziato a luglio 2013, mentre quella del settore terziario è stata la crescita minore da agosto 2013.

Rispetto a dicembre, il flusso di ordini in entrata ha indicato la prima vera contrazione da novembre 2014, registrando il più forte calo della domanda di beni e servizi da giugno 2013.

Per il quarto mese consecutivo, i nuovi ordini relativi al settore manifatturiero sono diminuiti, ed il tasso di calo è stato il più netto da aprile 2013. Allo stesso tempo, il flusso di nuovi ordini dei servizi è scivolato in zona contrazione per la prima volta da luglio 2013.

Il calo delle esportazioni ha contribuito al deludente quadro delle commesse totali, segnando il quarto mese consecutivo di contrazione della domanda estera. Il tasso di decremento è stato il più elevato in quattro anni e mezzo, cioè da quando i dati combinati del settore e manifatturiero, relativi alle esportazioni, sono stati disponibili. Nei servizi, la contrazione della domanda estera è stata elevata.

Per il secondo mese consecutivo, il lavoro inevaso è diminuito, indicando il più forte tasso di contrazione da dicembre 2014. Le aziende hanno generalmente ridotto il cumulo di ordini in giacenza per supportare la produzione, visti i flussi ridotti dei nuovi ordini.

Il calo del tasso di creazione di posti di lavoro, sceso ai valori minimi da settembre 2016, è principalmente collegato al crollo degli ordini. L’occupazione sta registrando un andamento più moderato da cinque mesi consecutivi. La contrazione è generale in ambedue i settori, con i servizi che però hanno registrato un forte rallentamento.

In merito al futuro, l’ottimismo rilevato nel corso del mese è leggermente migliorato, restando tuttavia vicino ai recenti valori minimi e offrendo quindi un quadro più cupo rispetto a quanto abbiamo osservato per gran parte dello scorso anno. Le preoccupazioni delle aziende monitorate si sono accentrate sugli sconfortanti scenari economici per l’anno a venire, spesso collegati alle tensioni internazionali, Brexit e le crescenti tensioni politiche, specialmente in Francia ed in Italia, ma anche a livello globale. Ragione centrale delle preoccupazioni resta inoltre la debolezza del settore automobilistico.

Analizzando i trend nazionali, in Francia le aziende intervistate hanno riportato una crescente contrazione dovuta alla combinazione dei disagi causati dalle proteste dei “Gilet gialli” e dal generale indebolimento della domanda. La produzione è diminuita sia nel manifatturiero che nel terziario, registrando il più forte calo generale dell’attività da novembre 2014.

Rispetto a dicembre, la crescita della produzione tedesca è aumentata grazie ai più rapidi tassi registrati dai servizi. Tuttavia, l’espansione mensile è rimasta la seconda più debole degli ultimi quattro anni. L’indice principale PMI del manifatturiero ha registrato il primo peggioramento delle condizioni economiche da novembre 2014 e collegato al crollo più elevato degli ordini nazionali ed esteri da dicembre 2012.

Nelle altre nazioni, i tassi di crescita della produzione sono crollati ai minimi da novembre 2013, indicando un rallentamento sia del settore manifatturiero che terziario. Analogamente, si è avuta la più debole crescita dei nuovi ordini da novembre 2013, collegata alla prima contrazione rilevata dal settore manifatturiero in cinque anni e mezzo.

Riguardo i prezzi, si è registrato un lieve aumento elevato dei prezzi medi di vendita, dovuto principalmente ai maggiori prezzi di vendita in Germania collegati all’aumento sia dei pedaggi stradali che alle pressioni dei salari in aumento. Tuttavia, le notizie in merito all’inflazione dei costi sono state migliori, indicando una riduzione che ha toccato il valore minore in quasi un anno e mezzo. La riduzione dei costi riflette principalmente i prezzi più bassi del petrolio e le minori difficoltà incontrate nei tempi di consegna, che in molte occasioni hanno permesso alle aziende di ottenere prezzi di acquisto più vantaggiosi. L’incidenza dei ritardi sui tempi di consegna è stata la più bassa in due anni e mezzo.

L’inflazione dei costi e dei prezzi di vendita è rallentata nel settore manifatturiero, salendo leggermente nei servizi.

Commento

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “A gennaio l’economia dell’eurozona si è quasi bloccata, con le imprese che hanno riportato il primo crollo della domanda in più di quattro anni. I deludenti dati dell’indagine hanno indicato una crescita del PIL ad un tasso trimestrale di appena 0.1%. Sia il settore manifatturiero che dei servizi hanno riportato valori vicini alla stagnazione evidenziando una fase di rallentamento di carattere generale. I fattori largamente citati come causa di allentamento della crescita sono stati l’attuale debolezza del mercato automobilistico, le preoccupazioni legate alla Brexit, le guerre commerciali e le proteste in Francia. Detto ciò, le risposte ricevute sembrano suggerire che ad inizio anno sia subentrata una crisi ancora più profonda. Le imprese monitorate temono che l’allargamento della crisi economica peggiori sempre di più, viste le incertezze politiche ed economiche che pesano sempre di più sulla propensione al rischio e sulla domanda. Le proteste dei gilet gialli hanno causato la maggiore contrazione dell’economia francese da novembre 2014, che potrebbe ridurre il PIL del primo trimestre se l’attuale tendenza dovesse continuare. Inoltre, anche le imprese tedesche hanno riportato il loro momento più difficile in quattro anni, causato dal primo declino del settore manifatturiero dal 2014, che a sua volta riflette il crollo maggiore delle esportazioni in sei anni. Gli indicatori della produzione e dei prezzi sono entrambi scivolati in territori associati ad una politica della BCE di allentamento piuttosto che di inasprimento. Ciò aumenta le pressioni sulla banca centrale nel prendere atto di un ulteriore rischio di peggioramenti futuri”.

Redazione

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