Markit Flash PMI: la crescita economica rallenta ai minimi in più di due anni e l’ottimismo indica il tasso più basso in quattro anni

 Markit Flash PMI: la crescita economica rallenta ai minimi in più di due anni e l’ottimismo indica il tasso più basso in quattro anni

I dati Flash dell’indagine PMI di ottobre hanno indicato il più lento ritmo di crescita dell’economia dell’eurozona degli ultimi due anni. Ciò è principalmente legato alla debolezza delle esportazioni riversatasi sul settore terziario. A peggiorare la situazione hanno contribuito le prospettive di crescita futura, crollate ai minimi in quasi quattro anni, e toccando il record minimo in quasi sei anni nel manifatturiero. Il ridotto livello di ottimismo ha deteriorato la crescita occupazionale. La pressione dei prezzi si è nel frattempo mantenuta elevata, toccato livelli record in quasi sette anni.

L’Indice IHS Markit PMI Composito dell’Eurozona di ottobre, che raccoglie l’85% circa delle consuete risposte mensili, è scivolato a 52.7, da 54.1 di settembre, segnando i valori minimi da settembre 2016.

Il settore manifatturiero ha guidato tale peggioramento, indicando un’espansione solo modesta della produzione mensile che ha registrato la più debole crescita da dicembre 2014. Anche la la crescita del settore terziario, comunque, è rallentata, segnando i minimi in due anni e mostrando un deterioramento che supera i confini del manifatturiero.

All’indebolimento del tasso di espansione si è aggiunto l’ulteriore peggioramento delle aspettative di crescita futura, che ha segnato i valori minimi da novembre 2014.

L’ottimismo è crollato soprattutto nel settore manifatturiero, indicando i valori minimi da dicembre 2012, registrando un forte andamento al ribasso anche nei servizi, settore in cui le prospettive di attività per il prossimo anno hanno registrato lo stesso record minimo toccato a dicembre 2014.

Nel frattempo, il flusso dei nuovi ordini è rallentato ai livelli minimi da agosto 2016, indebolito dal primo calo seppure marginale degli ordini manifatturieri da novembre 2014. Ad ottobre, le commesse estere di beni sono diminuite per la prima volta da giugno 2013, mentre quelle legate ai servizi sono scese al penultimo valore di crescita in due anni.

Le commesse inevase sono leggermente aumentate rispetto a settembre, indicando il secondo più piccolo aumento da gennaio 2017. Per la prima volta dall’inizio del 2015, il manifatturiero ha registrato la seconda contrazione consecutiva mensile del lavoro inevaso, mentre nel settore terziario si è registrato un leggero aumento.

L’occupazione è continuata ad aumentare, ma il tasso di creazione di posti di lavoro è stato il secondo più basso in poco più di un anno, rallentando al valore minimo in 22 mesi nel manifatturiero e in 3 mesi nel terziario.

La pressione sui prezzi ha nel frattempo mantenuto valori vicini al record in sette anni. L’inflazione dei prezzi d’acquisto ha segnato il maggiore incremento in quattro mesi, indicando il terzo maggiore aumento mensile dei costi da maggio 2011. Il rialzo più accentuato dei costi manifatturieri è stato in parte controbilanciato dalla leggera riduzione dell’inflazione dei costi del terziario, nonostante entrambi i settori continuino a registrare forti pressioni sui prezzi.

L’inflazione dei prezzi di vendita si è lievemente attenuata, restando comunque tra le più alte registrate negli ultimi sette anni. Se i prezzi di fabbrica hanno mostrato il minor incremento in 14 mesi, le tariffe del terziario hanno di nuovo indicato uno dei più forti rialzi dalla crisi finanziaria globale.

Gli altri indici hanno ammorbidito i contrasti: gli acquisti del settore manifatturiero sono a malapena aumentati, registrando l’incremento minore in tre anni e mezzo. Ciò ha ridotto la crescita della domanda di materiale alleggerendo la pressione sui fornitori, i cui tempi di consegna hanno indicato l’allungamento minore da febbraio dell’anno scorso.

All’interno dell’eurozona abbiamo assistito ad un forte rallentamento della crescita soprattutto in Germania, che ha indicato il valore minore da maggio 2015. La più bassa espansione del manifatturiero è stata accompagnata dal più lento ritmo di incremento dei servizi dallo scorso maggio. In particolare, le esportazioni sono diminuite al tasso più basso da giugno 2013, diminuendo per il secondo mese consecutivo. Le aspettative future sono anch’esse crollate ai livelli minimi da fine 2014, scivolando quasi ai livelli minimi in sei anni nel manifatturiero e in tre anni nel terziario.

In Francia, la crescita dell’’attività economica è leggermente aumentata segnando tuttavia il terzo più debole incremento dall’inizio dello scorso anno. Anche se l’attività del settore terziario ha indicato il più rapido aumento degli ultimi quattro mesi, la produzione manifatturiera è diminuita per la prima volta in 27 mesi, principalmente a causa della maggiore contrazione delle esportazioni. L’ottimismo è diminuito in entrambi i settori, con un peggioramento generale che ha toccato i valori minimi in quasi due anni e indicando la flessione maggiore nel settore manifatturiero.

Nel resto dell’eurozona la crescita si è indebolita, segnando i ritmi più deboli da novembre 2013, ed indicando un calo in entrambi i settori ma soprattutto nel settore terziario. Le aspettative future al di fuori del territorio tedesco e francese, hanno indicato i valori minimi da agosto 2013.

Commento

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Crolla ad un valore piuttosto basso la crescita economica dell’eurozona, con il PMI che fa presagire un fine anno piuttosto deludente. Il Flash PMI è indicativo di un rallentamento della crescita del PIL allo 0.3% nel quarto trimestre. Gli indici che solitamente anticipano le tendenze, quali previsioni future e afflusso di nuovi ordini, suggeriscono nel corso dei prossimi mesi un ulteriore possibile raffreddamento dello slancio di crescita. Il rallentamento è stato guidato dal crollo delle esportazioni, collegato a sua volta dalle guerre commerciali e ai problemi con i dazi riportati dalle aziende campione che pare abbiano inasprito l’ambiente economico globale causando quindi un aumento dell’avversione al rischio. Non desta sorprese quindi osservare che il rallentamento si stia allargando sino a toccare anche il settore dei servizi. Di certo nella BCE l’indagine susciterà reazioni non piacevoli. Sebbene gli indicatori dei prezzi dell’indagine siano rimasti elevati e a livelli record in quasi sette anni, l’indice principale PMI è crollato ad un livello che storicamente provocherebbe l’allentamento della politica monetaria al fine di prevenire un ulteriore peggioramento della crescita economica”.

Redazione

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