Markit PMI: a marzo, contrazione record in quasi sei anni a marzo per il settore manifatturiero europeo

 Markit PMI: a marzo, contrazione record in quasi sei anni a marzo per il settore manifatturiero europeo

Così come segnalato dall’Indice finale IHS Markit PMI®, peggiorano a marzo al livello più alto in quasi sei anni le condizioni operative del settore manifatturiero dell’eurozona. Dopo le dovute destagionalizzazioni, l’Indice IHS Markit del Settore Manifatturiero dell’Eurozona di marzo, in discesa da 49.3 di febbraio, ha registrato il valore più basso da aprile 2013 di 47.5. Inoltre, l’indagine di marzo segna per il secondo mese consecutivo un livello al di sotto della soglia neutra di non cambiamento di 50.0.

Il PMI, dalla sequenza di valori record raggiunti a fine 2017, ha generalmente seguito una tendenza al ribasso e, a marzo, la debolezza è stata centrata principalmente nei sotto settori di beni intermedi e di investimento. In entrambi i casi è stato riportato un peggioramento notevole delle condizioni operative, in netto contrasto con quanto registrato nel sotto settore dei beni di consumo, dove, anche se modesta, è stata riportata una crescita.

Osservando i dati riguardanti le singole nazioni, le tre maggiori economie hanno registrato a marzo valori inferiori alla soglia neutra di non cambiamento di 50.0. La contrazione totale è stata guidata dalla Germania, dove le condizioni operative sono peggiorate al tasso maggiore in più di sei anni e mezzo. L’Italia ha riportato un risultato leggermente migliore, con il relativo PMI al livello più basso in quasi sei anni. La Francia, dopo aver registrato una modesta crescita durante la precedente indagine, è ritornata a contrarsi e infine, in totale controtendenza, la Grecia ha osservato la crescita mensile migliore in un anno.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese di marzo

Grecia

54.7

massimo su 12 mesi

Irlanda

53.9

minimo su 2 mesi

Paesi Bassi

52.5

minimo su 33 mesi

Spagna

50.9

massimo su 2 mesi

Austria

50.0

minimo su 48 mesi

Francia

49.7 (flash: 49.8)

minimo su 3 mesi

Italia

47.4

minimo su 70 mesi

Germania

44.1 (flash: 44.7)

minimo su 80 mesi

I risultati inferiori alle attese dell’economia manifatturiera sono stati strettamente legati al peggioramento della domanda. Secondo gli ultimi dati, i nuovi ordini sono diminuiti al tasso maggiore da fine 2012 e le esportazioni, incluso il traffico intra eurozona, sono diminuite al tasso maggiore da agosto 2012.

Il notevole crollo della domanda ha inevitabilmente avuto un impatto sulla produzione, che è crollata ad un tasso elevato e il più veloce in quasi sei anni. Inoltre, così come mostrato dalla maggiore riduzione del lavoro inevaso registrata da novembre 2012, la produzione attuale è stata utilizzata per soddisfare gli ordini esistenti. Le aziende inoltre sono state in grado di aumentare le loro giacenze, aumentate leggermente a marzo e per il sesto mese consecutivo.

L’aggravarsi della situazione per la produzione e i nuovi ordini ha mostrato ripercussioni sul mercato occupazionale. Nonostante l’aumento dei livelli del personale rispetto a febbraio, si tratta comunque di un incremento marginale e il più debole da novembre 2014, con tagli del personale osservati sia in Germania che in Italia.

Durante il mese di marzo, le imprese manifatturiere hanno ridotto nettamente la loro attività di acquisto. Gli ultimi dati hanno mostrato la contrazione maggiore netta degli acquisti in poco meno di sei anni, con le imprese intervistate che hanno segnalato di preferire l’utilizzo di giacenze esistenti. L’ultima indagine ha segnalato il secondo mese consecutivo di contrazione delle giacenze degli acquisti.

Sul fronte dei prezzi, come segnalato dall’incremento più debole dei prezzi di acquisto in più di due anni e mezzo, continua a smorzarsi la pressione sui costi di acquisto. Una tendenza simile è stata osservata per i prezzi di vendita, si è intatti registrato il rallentamento più lento dell’inflazione da novembre 2016.

Gli ultimi sviluppi degli ordini e della produzione dell’ultima indagine hanno scoraggiato il livello di ottimismo circa l’attività futura durante i prossimi 12 mesi che a marzo ha raggiunto il livello più basso da dicembre 2012. Le imprese manifatturiere in Germania hanno guidato la contrazione generale con un peggioramento al livello più basso in più di sei anni.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “I dati dell’indagine PMI di marzo hanno indicato come il settore manifatturiero dell’eurozona sia al livello maggiore di contrazione dal picco registrato durante la crisi del debito sovrano del 2012. La rilevazione di marzo è indicativa di un crollo della produzione ad un tasso trimestrale di circa l’1%, suggerendo che la ripresa di gennaio sia stata causata da fattori eccezionali di fine anno e ha avuto vita breve. Se osserviamo gli indici anticipatori delle tendenze, c’è stato un intensificarsi di rischi, con chiari segnali di un ulteriore peggioramento durante il secondo trimestre. I nuovi ordini si sono contratti ad un tasso mai osservato dal 2012, e le deludenti vendite fanno sì che i magazzini si stiano riempendo di giacenze invendute. Il rapporto ordini giacenze, un indicatore chiave della tendenza della produzione futura, ha raggiunto il livello più basso in quasi sette anni. Anche le previsioni della produzione per l’anno prossimo sono le più negative dal 2012. Le ragioni largamente citate come causa della diminuzione dell’attività commerciale e dell’ottimismo sono state le preoccupazioni circa la guerra commerciale, le tariffe, l’incertezza politica, la Brexit e, forse la più importante, il peggioramento delle previsioni dell’economia sia nazionale che estera. Politiche di tagli di costi sono risultate più evidenti in quanto le aziende hanno avuto una maggiore avversione al rischio, in particolare per quanto riguarda le assunzioni. Tagli occupazionali sono stati riportati in Germania e Italia dove si contano più danni a causa della contrazione della domanda. Ad ogni modo, il settore manifatturiero francese è ritornato a riportare un declino, quello austriaco risulta in stallo, la Spagna è vicina alla stagnazione e nei Paesi Bassi la crescita ha considerevolmente perso vigore. Da ciò si evince come l’attuale peggioramento abbia una natura di carattere generale”.

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