Markit PMI: continua a vacillare la crescita dell’economia manifatturiera dell’Eurozona

 Markit PMI: continua a vacillare la crescita dell’economia manifatturiera dell’Eurozona

Continua anche a fine anno il rallentamento dell’economia dell’area euro osservato durante la maggior parte del 2018. Dopo le dovute destagionalizzazioni, l’Indice finale IHS Markit PMI del Settore Manifatturiero Eurozona ha registrato 51.4, valore quindi invariato rispetto alla precedente stima flash ma in discesa rispetto a 51.8 di novembre. Nonostante abbia esteso l’attuale periodo di espansione a cinque anni e mezzo, l’ultimo indice PMI è stato il più basso osservato da febbraio 2016.

Per quanto riguardano i sotto settori, gli ultimi dati hanno mostrato tendenze divergenti. Mentre la crescita del settore dei beni di consumo è accelerata ad un livello solido, i produttori di beni intermedi hanno riportato un peggioramento delle condizioni operative e quelli dei beni capitali hanno registrato una crescita marginale.

Ancora una volta, a dicembre, tra tutte le nazioni monitorate, le quattro maggiori economie sono quelle che hanno riportato gli indici PMI più bassi. Gli ultimi dati hanno mostrato che l’Italia è rimasta in territorio di contrazione e che la Francia si è unita a questa tendenza, riportando il primo deterioramento delle condizioni operative in 27 mesi. La crescita manifatturiera in Germania e in Spagna è stata modesta, e in entrambi i casi è diminuita al livello più debole in circa due anni e mezzo.

Anche le altre nazioni monitorate, ad eccezione dei Paesi Bassi, dove il tasso di espansione è migliorato al livello maggiore in 3 mesi, hanno riportato una crescita più lenta.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese di dicembre

Paesi Bassi

57.2

massimo su 3 mesi

Irlanda

54.5

minimo su 9 mesi

Austria

53.9

minimo su 2 mesi

Grecia

53.8

minimo su 2 mesi

Germania

51.5 (flash: 51.5)

minimo su 33 mesi

Spagna

51.1

minimo su 28 mesi

Francia

49.7 (flash: 49.7)

minimo su 27 mesi

Italia

49.2

massimo su 2 mesi

In linea con la recente tendenza, i minori ordini ricevuti hanno evidenziato il rallentamento della crescita generale. Per il terzo mese consecutivo sono diminuiti gli ordini totali presso i manifatturieri dell’eurozona e, sebbene modesta, la contrazione è stata la maggiore in più di quattro anni. Questa diminuzione è stata causata dall’attuale sfida che sta affrontando il settore automobilistico e inoltre dalle instabilità politiche ed economiche in senso largo. L’indagine di dicembre ha inoltre osservato un crollo netto delle esportazioni, guidato dal maggiore declino in sei anni registrato in Germania.

Nonostante ciò, le imprese manifatturiere sono state in grado di guadagnare un ulteriore, ma modesta, crescita della produzione, che in aggiunta al crollo dei nuovi ordini ha reso possibile una contrazione del lavoro inevaso. Gli ordini in fase di lavorazione sono diminuiti per il quarto mese consecutivo e al tasso maggiore da novembre 2014. Anche le giacenze di magazzino sono aumentate e per il terzo mese consecutivo.

Allo stesso modo la creazione occupazionale è rimasta stabile durante la fine del 2018 con una crescita invariata rispetto a quella minima in 26 mesi di novembre. Le imprese manifatturiere hanno inoltre mostrato un crescente livello di pessimismo. Crolla infatti al livello più basso da fine 2012 il livello di ottimismo riguardante l’attività del prossimo anno e questo è stato attribuito alle attuali preoccupazioni sul commercio globale, le incertezze politiche e l’inasprimento delle condizioni finanziare.

Sul fronte dei prezzi, a dicembre ci sono notizie relativamente positive. L’inflazione dei costi di acquisto si è ridotta notevolmente, diminuendo al livello più basso in 17 mesi. I dati raccolti hanno mostrato una riduzione dei prezzi dei derivai del petrolio. Detto ciò, i maggiori costi dei metalli, specialmente dell’acciaio e l’attuale carenza di fornitura ha fatto sì che l’inflazione generale sia rimasta elevata.

Qualora possibile, le imprese manifatturiere hanno continuato a passare ai loro clienti i costi più alti. Ad ogni modo, in linea con la tendenza dei prezzi di acquisto, il tasso di inflazione dei prezzi di vendita è diminuito sino a raggiungere il livello più debole registrato dall’indagine da luglio 2017. L’incremento maggiore ancora una volta è stato registrato in Germania e Paesi Bassi. Di contro nessun cambiamento è stato riportato in Spagna e Irlanda con un netto declino registrato in Grecia.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Fine anno deludente che segna lo svanire dell’esplosione manifatturiera verso la stagnazione. La debolezza osservata durante gli ultimi dati d’indagine di fatto solleva la possibilità di come, durante il quarto trimestre, il settore manifatturiero potrebbe persino agire da freno per l’intera economia. Ciò rappresenta un netto contrasto dalla forte crescita osservata lo stesso periodo dell’anno scorso. Gli ultimi tre mesi del 2018 hanno riportato la peggiore performance trimestrale in termini di produzione dal secondo trimestre del 2013. Desta preoccupazione il fatto che gli attuali livelli produttivi sono stati raggiunti grazie alla volontà delle aziende di evadere gli ordini precedentemente piazzati. Inoltre, la mancanza di nuovi ordini significa che la capacità dei prossimi mesi potrebbe ridursi almeno che la domanda non si riprenda. Il mese di dicembre segna il terzo mese consecutivo di contrazione di ordini. Un po’ più incoraggiante è il fatto che la recente debolezza potrebbe essere temporanea, in quanto frutto delle proteste in Francia e della difficoltà del settore automobilistico ad adattarsi alle nuove regole in materie di emissioni. Ad ogni modo, la debole domanda e la ovvia crescente avversione al rischio, suggerisce che una rinascita potrebbe dimostrarsi nel migliore dei casi modesta. La Brexit rappresenta un grosso e preoccupante interrogativo circa il futuro”.

Redazione

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