Markit PMI: si indebolisce ulteriormente a maggio la crescita del settore manifatturiero italiano

 Markit PMI: si indebolisce ulteriormente a maggio la crescita del settore manifatturiero italiano

Continua ad espandersi a maggio il settore manifatturiero in Italia, ancora una volta però ad un tasso più lento a causa di segnali di una domanda più debole specialmente dall’estero che si traducono in crescite più deboli della produzione e dei nuovi ordini. Le imprese campione hanno nonostante ciò assunto altro personale rendendo possibile quindi una notevole riduzione del livello del lavoro inevaso.

Sul fronte dei prezzi, conseguentemente alla carenza di giacenze e alla maggiore domanda che ha dato più potere decisionale ai fornitori, continua ad intensificarsi la pressione dei costi. I prezzi di vendita sono aumentati ancora una volta ma al tasso più lento dell’anno in corso.

Il valore principale dell’Indice PMI® (Purchasing Managers Index®) IHS Markit del settore manifatturiero italiano, che con un’unica cifra mostra gli sviluppi delle condizioni generali del settore, è diminuito a maggio al valore più basso in un anno e mezzo di 52.7, in discesa da 53.5 del mese precedente. Dopo aver raggiunto il valore più alto in quasi sette anni di 59.0 ad inizio anno, il PMI continua notevolmente a perdere vigore.

A causare il rallentamento del PMI sono state le crescite più deboli della produzione e dei nuovi ordini, con entrambi gli indicatori che hanno riportato i rispettivi valori più bassi dall’ottobre 2016 conseguentemente alla domanda più bassa. Ciò è stato il caso specialmente delle esportazioni, che hanno raggiunto infatti il livello di crescita più basso da agosto 2016. Le aziende campione hanno riportato come la fonte di tale debolezza sia attribuibile soprattutto alle vendite in Cina e USA.

Nonostante gli impedimenti alla crescita della produzione e dei nuovi ordini, i produttori manifatturieri italiani hanno continuato ad aumentare a maggio la loro forza lavoro. Gli ultimi dati hanno mostrato come il livello occupazionale è aumentato per il quarantunesimo mese consecutivo a seguito della volontà da parte delle aziende campione di stimolare la capacità.

Ciò ha permesso alle aziende di far fronte al carico di lavoro, infatti si segnala la contrazione maggiore del lavoro inevaso in due anni e mezzo.

Allo stesso tempo, gli ultimi indicatori dei prezzi hanno mostrato a maggio un forte aumento dei costi di acquisto. Beni e materie prime sono risultati generalmente più alti presso al 30% delle aziende campione che hanno riportato aumenti dei prezzi. Una percentuale appena superiore il 13% delle aziende manifatturiere hanno reagito ai maggiori costi operativi innalzando i loro prezzi di vendita. Ad ogni modo, il tasso generale di inflazione dei prezzi è stato il più basso registrato dall’indagine dallo scorso anno.

Gli aumenti delle materie prime sono stati collegati all’attuale carenza di materiale preso i fornitori. I dati di maggio hanno mostrato come, in parte a causa dell’aumento della domanda, i tempi medi di consegna si sono nuovamente allungati. L’attività di acquisto è aumentata ulteriormente a maggio, e ha contribuito al maggiore accumulo delle giacenze da aprile 1998.

Infine, a causa delle proiezioni positive circa la domanda e gli investimenti, durante l’ultima indagine rimane elevato il livello di ottimismo.

Commento

Paul Smith, Director di IHS Markit che compila il report Markit PMI® Settore Manifatturiero in Italia, ha dichiarato: “Crescita singhiozzante a maggio per il settore manifatturiero in Italia, con produzione e nuovi ordini in aumento a tassi mai osservati dalla fine del 2016. Gli ultimi dati si aggiungono alla sorprendente tendenza iniziata a fine anno, quando il settore ha riportato un’espansione al tasso più forte da inizio 2011, anche se, così come successo sette anni fa, ha perso notevolmente vigore durante i mesi successivi. Sebbene alcuni fattori temporanei, quali avverse condizioni meteo durante il primo trimestre, abbiano aggravato la tendenza al ribasso, il rallentamento continua ad essere principalmente collegato a ostacoli a livello globale delle forniture. Questi problemi hanno provocato un forte aumento dei tempi medi di consegna e difficoltà nel reperire materiale per la produzione. Il conseguente aumento dei costi non aiuta neanche e sono stati riportati infatti generali aumenti dei prezzi di beni e materie prime. Con situazioni simili riportate altrove, la domanda dall’estero inoltre si è affievolita durante gli ultimi mesi danneggiando quindi quello che è stato il fattore trainante principale della recente crescita industriale in Italia, ovvero la domanda estera di beni capitali di lusso”.

Redazione

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