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Markit PMI™ sulle vendite al dettaglio in Italia

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[dropcap]A[/dropcap] maggio, il tasso di contrazione delle vendite al dettaglio ha subìto un’accelerazione rispetto a quanto rilevato lo scorso mese. I livelli di acquisto, l’occupazione e i margini lordi sono tutti diminuiti a tassi più rapidi. Allo stesso tempo l’indagine di maggio ha rilevato solo un lieve aumento nella media dei prezzi d’acquisto dei dettaglianti poiché i fornitori hanno continuato a competere per accapparrarsi gli affari.

L’Indice destagionalizzato Markit PMI® delle vendite al dettaglio in Italia, che segna i cambiamenti mensili delle vendite comparate, è sceso dal record in 38 mesi in aprile di 49.5 a 45.2 di maggio, diminuendo più rapidamente fino a raggiungere i livelli massimi di contrazione da febbraio. Alcune aziende intervistate hanno commentato che l’incertezza vissuta prima delle elezioni di maggio ha smorzato il desiderio di acquisto dei consumatori.

A maggio si è inoltre assistito ad un maggiore calo di vendite su base annuale rispetto a quanto osservato in aprile, con un tasso di contrazione complessivo ai massimi da febbraio. Il motivo principale addotto per le inferiori vendite rispetto all’anno passato, è stato il minore potere d’acquisto dei consumatori.

L’indagine di maggio ha indicato che le vendite per i dettaglianti sono state generalmente minori di quelle pianificate, con un numero di aziende che ha imputato ciò al maltempo durante il mese. Peraltro, il rendimento pianificato è stato disatteso al tasso maggiore degli ultimi tre mesi.

Le aspettative dei dettaglianti per il prossimo mese sono nel frattempo diminuite, con il 15% di aziende che si aspetta vendite superiori a quelle pianificate, percentuale di poco superiore a quante prevedono minori incassi (14%). Diversamente nella scorsa indagine di aprile, le aziende ottimiste sul mese successivo erano quasi il doppio rispetto a quelle che prevedevano un calo.

L’indebolimento prolungato delle vendite ha spinto le aziende ad ulteriori tagli occupazionali nel mese di maggio, dilungando così il periodo di contrazione dei posti di lavoro del settore a 77 mesi. Oltretutto, il tasso con cui le aziende hanno diminuito gli organici è stato il più forte da giugno 2013.

A maggio i margini lordi del settore delle vendite al dettaglio in Italia sono diminuiti ad un tasso netto e leggermente più rapido. Oltre ad essere il risultato di vendite inferiori, le aziende partecipanti alle indagini hanno attribuito il calo dei margini agli sconti applicati ai prezzi di vendita.

Nel frattempo i costi di acquisto fronteggiati dai dettaglianti sono aumentati, seppure lievemente poiché la concorrenza tra fornitori ha frenato le generali pressioni inflazionistiche.

I dettaglianti hanno ridotto l’acquisto di merce destinata alla rivendita coerentemente con il calo della domanda, come è già accaduto in ognuno degli ultimi 39 mesi. Inoltre il tasso di contrazione è stato di gran lunga più rapido di quello osservato ad aprile, mese in cui i livelli di approvvigionamento sono calati solo marginalmente.

La contrazione più netta dei livelli di acquisto ha contribuito ad un ulteriore calo delle giacenze dei dettaglianti, bilanciando in parte il forte aumento di merce immagazzinata del mese scorso.

Phil Smith, economista presso Markit, e autore del report Markit PMI® sulle vendite al dettaglio in Italia, ha detto: «Nel mese di maggio si assiste ad una forte contrazione delle vendite al dettaglio, molto più netta del mese di aprile. Tuttavia, come riportato dalle aziende campione, il commercio al dettaglio a maggio ha risentito in parte delle distrazioni (e incertezze) legate alle recenti elezioni, che potrebbero aver ingigantito la debolezza del settore. I dati dei prossimi mesi potranno fornirci un quadro più chiaro del reale stato di salute del settore. Certo è che la fiducia dei consumatori rimane sul versante positivo e la crescita salariale resta al di sopra dell’inflazione, contribuendo a recuperare parte del potere d’acquisto perduto nel corso della recessione. La netta flessione delle vendite su base annua è il risultato evidente del grado di depauperamento della capacità di spesa da parte dei consumatori».

Redazione

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