Maurizio Lupi: «Il mio impegno a favore delle pmi»

 Maurizio Lupi: «Il mio impegno a favore delle pmi»

Intervistato da “Il giornale delle pmi”, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti spiega la sua ricetta per uscire dalla crisi coinvolgendo le piccole e medie imprese nelle opere infrastrutturali.

Molte sono le risorse impegnate per le grandi opere. Anche alle pmi sarà possibile partecipare agli appalti per le opere infrastrutturali e come?
«Certo. L’orientamento che ho voluto dare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è quello degli investimenti in grandi opere, che sono strategiche per lo sviluppo ma che hanno tempi lunghi, ma anche, e forse soprattutto, in medie e piccole opere, in lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti e del territorio. Faccio due esempi: i 300 milioni di euro dati ad Anas con il decreto del fare per la manutenzione di ponti, gallerie e viadotti, e per i quali sono già state bandite le gare di appalto, riguardano circa 100 progetti per un massimo di 3 milioni di euro. Secondo esempio: il programma “6000 campanili”, per il quale sono arrivate 3.500 domande, finanzia opere infrastrutturali per i piccoli comuni, quelli sotto i cinquemila abitanti, si tratta di 150 milioni solo per il 2014 destinati a opere il cui costo varia dai 500mila euro al milione, non vedo i colossi del settore pronti a concorrere a questi bandi, quanto piuttosto un’opportunità per le piccole e medie imprese presenti sul territorio. Penso anche che i bonus fiscali per gli adeguamenti energetici o antisismici delle abitazioni (65%), per le ristrutturazioni e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici (50%) possano, anzi già inizino ad avere ricadute positive sulle imprese edili medie e piccole».

In un momento di recessione come quello attuale gli investimenti pubblici sono una delle chiavi per uscire dalla crisi. Sarà possibile realizzare altri investimenti in Italia, magari introducendo la cosiddetta “golden rule” in Europa?
«È una cosa sulla quale sono determinatissimo, ne ho già parlato con i ministri delle Infrastrutture francese e spagnolo. Porrò la questione il 5 dicembre al Consiglio dei ministri europei delle Infrastrutture e dei Trasporti. Chiederemo che questi vertici europei non si rassegnino ad essere dei consessi tecnici ma diventino delle riunioni in cui si prendono decisioni politiche, cui chiederò che partecipi non solo il commissario ai Trasporti Siim Kallas, ma anche quello economico, Olli Rehn. Noi stiamo realizzando corridoi europei, dei quali l’Ue ha decretato la strategicità non solo per i singoli paesi ma per l’Unione intera. Penso al corridoio 5 da Madrid a Kiev del quale fa parte la Tav Torino-Lione o a quello dal Baltico all’Adriatico che passa dal traforo del Brennero. Ebbene, i finanziamenti che ogni Paese impegna in queste opere “europee”, e si tratta di miliardi, non possono venire contabilizzate nel 3 per cento del patto di stabilità. Escluderle dal calcolo vuol dire liberare risorse per investimenti nazionali».

Come possono essere rese più efficaci le scarse risorse pubbliche?
«Applicando una vera spending review che passi dai tagli lineari ai tagli della spesa inefficiente. Dando priorità agli investimenti in spesa produttiva, come quelli in infrastrutture, che hanno una significativa ricaduta occupazionale: per ogni miliardo in infrastrutture si calcolano diecimila posti di lavoro. Passando da un criterio di competenza a un criterio di cassa: assegnate le risorse per una grande opera (competenza), ma sapendo che verranno spese solo a partire da una certa data, iniziare a utilizzarle per opere immediatamente cantierabili (cassa) esigendo un costante aggiornamento dell’avanzamento dei lavori, tot chilometri realizzati tot pagamenti. Uno dei problemi del nostro Paese è che non spendiamo le risorse assegnate, se poi queste sono pure poche…».

Le imprese lamentano un eccesso di burocrazia nel nostro Paese. Come si possono conciliare sicurezza, trasparenza e semplificazione nelle procedure degli appalti?
«Non esiste una garanzia assoluta quando c’è di mezzo la libertà dell’uomo, anche la libertà di truffare. Ma una cosa è certa, l’eccesso di burocrazia, la pletora dei passaggi, le pratiche con iter tortuosi e lunghissimi favoriscono la corruzione e la concussione. La semplificazione, associata al rigore dei controlli, dà più garanzie, non fosse altro perché diminuisce le tentazioni di scorciatoie».

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