Mercato del lavoro in ripresa

 Mercato del lavoro in ripresa

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[dropcap]L’[/dropcap]Istat rende disponibile un approfondimento sul mercato del lavoro con l’obiettivo di fornire un contributo utile per analizzare e interpretare le tendenze recenti dell’occupazione. I dati presentati si riferiscono alle diverse fonti disponibili provenienti sia da indagini statistiche sia da elaborazioni di dati amministrativi. In particolare, l’input di lavoro misurato dalla contabilità nazionale, la rilevazione campionaria sulle forze di lavoro e gli indicatori del lavoro nelle imprese consentono una valutazione dell’offerta di lavoro da parte delle persone insieme alla domanda delle unità economiche.

La diffusione di un Report trimestrale, che metterà a disposizione una cornice statistica articolata sui diversi aspetti dell’occupazione, avverrà regolarmente dal prossimo mese di settembre.

Il mercato del lavoro nel primo trimestre 2015: una sintesi
L’analisi congiunta dei dati provenienti da fonti diverse mette in luce andamenti positivi per molti indicatori economici. Dopo 13 trimestri, il Pil ha messo a segno la prima lieve crescita su base annua (+0,1%). Dal lato dell’impiego di lavoro, dopo la debole risalita del monte ore lavorate iniziata nel primo trimestre 2014, che si è trasferita con un limitato ritardo sulle posizioni lavorative totali, entrambi gli aggregati registrano una crescita dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2014; fra gennaio e marzo, la domanda di lavoro dipendente (proveniente dalle imprese) mostra segnali di crescita nei settori dei servizi ma resta ancora debole nell’industria. Dal Iato dell’offerta di lavoro (informazioni raccolte presso le famiglie) i dati più recenti, riferiti ad aprile 2015, mettono in luce più intensi segnali di ripresa dell’occupazione, da verificare nei mesi successivi. Dopo il calo registrato a febbraio e marzo, gli occupati aumentano, infatti, di 159 mila unità sul mese precedente (+0,7%) e di 261 mila su aprile 2014 (+1,2%). Al contempo risultano in calo la disoccupazione e l’inattività. Bisogna comunque considerare che i dati mensili sulle forze di lavoro non consentono di valutare le tendenze dell’occupazione per le diverse tipologie (indipendenti/dipendenti; dipendenti permanenti/a tempo determinato ecc.). Inoltre hanno carattere provvisorio e per questo vanno letti con la dovuta cautela. Tuttavia, sembrano indicare un primo aggiustamento della domanda (e dell’offerta) di lavoro al nuovo quadro dei costi e di impiego del lavoro, conseguente ai recenti provvedimenti normativi, in un contesto di ripresa dei livelli complessivi di attività economica. Nuove indicazioni potranno derivare dalle informazioni più dettagliate sulle dinamiche registratesi nel secondo trimestre dell’anno, disponibili all’inizio di settembre, che consentiranno anche di verificare se e con quale intensità proseguiranno i segnali di ripresa dell’occupazione.

Il quadro congiunturale del mercato del lavoro

In recupero i servizi, più ombre che luci nell’industria
I dati di Contabilità Nazionale offrono elementi informativi per valutare l’andamento dell’input di lavoro nel contesto delle dinamiche produttive dei principali macro-settori. Nel primo trimestre 2015, resta negativa la dinamica dell’industria (che assorbe circa il 22% delle posizioni lavorative dell’intera economia) per effetto soprattutto del persistente calo del settore delle costruzioni. Un segnale meno sfavorevole riguarda le attività manifatturiere, il cui monte ore lavorate ha segnato una graduale ripresa nel corso del 2014 e una sostanziale stabilità all’avvio di quest’anno. Decisamente più positivo è il quadro fornito dagli indicatori per i settori dei servizi, che rappresentano il 72,3% delle posizioni lavorative totali: la dinamica tendenziale delle posizioni ha registrato un progressivo rafforzamento nel corso del 2014 che indica, nonostante l’attenuazione del primo trimestre di quest’anno, una ripresa dell’input di lavoro nel comparto.

Cresce il lavoro: dipendente e indipendente, a tempo pieno e parziale, permanente e a termine
I dati destagionalizzati trimestrali sulle forze lavoro mostrano un trend positivo del numero di occupati a partire dall’inizio del 2014. Nel primo trimestre 2015 si contano 22 milioni 301 mila occupati, valore sostanzialmente stabile in confronto al trimestre precedente. Il risultato è la sintesi di un calo della componente maschile (-0,5%) e della crescita di quella femminile (+0,7%). Gli occupati tra 15 e 24 anni si riducono dell’1,9% rispetto al trimestre precedente. Il tasso di disoccupazione destagionalizzato scende al 12,4% dal 12,7 del quarto trimestre 2014.
Le dinamiche dell’occupazione per posizione nella professione segnalano variazioni tendenziali positive per i lavoratori dipendenti (dati non destagionalizzati) a partire dal secondo trimestre 2014 e un incremento di 107 mila unità (+0,7%) nel primo trimestre 2015.
Per i lavoratori indipendenti si registra invece la seconda crescita tendenziale consecutiva, con 25 mila unità in più nel primo trimestre 2015 (+0,5%). Rimane stabile al 75% l’incidenza del lavoro dipendente, contro il 25% di quello indipendente.
In decisa risalita è il numero degli occupati a tempo pieno, che negli anni della crisi avevano subìto un calo pressoché continuo. Nel primo trimestre 2015 sono 104 mila in più (+0,6%) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Al contempo prosegue la crescita del lavoro a tempo parziale, ininterrotta dal 2010 seppure con intensità differenti nelle diverse fasi cicliche. Nel primo trimestre 2015 gli occupati part time arrivano a 4 milioni 94 mila unità (+0,7%, 28 mila in più rispetto al primo trimestre 2014). Tuttavia, l’aumento riguarda quasi del tutto il part time involontario, ossia il lavoro a orario ridotto accettato in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. L’incidenza del part time involontario sul totale dei lavoratori a tempo parziale sale al 64,1% (62,7% nel primo trimestre 2014).
Se si guarda invece al solo lavoro alle dipendenze, per il quarto trimestre consecutivo l’aumento tendenziale degli occupati riguarda sia i dipendenti permanenti (+36 mila, pari a +0,2%) sia quelli a termine (+72 mila, pari a +3,5%). L’andamento positivo di entrambe le componenti del lavoro dipendente è un elemento di novità rispetto a quanto osservato nel periodo 2009-2013, insieme alla crescita in valore assoluto dei dipendenti permanenti nel trimestre più recente. Quanto al lavoro a termine, l’aumento registrato nel primo scorcio del 2015 interessa soprattutto gli uomini, gli occupati fino a 49 anni ed è più forte nel Nord del Paese. Il peso dei dipendenti a termine sul totale degli occupati sale al 9,7% dal 9,4% di un anno prima.
I segnali positivi del recente quadro congiunturale sono rafforzati dall’omogeneità territoriale dell’espansione che, seppure contenuta, coinvolge per il terzo trimestre consecutivo tutte le ripartizioni geografiche. Nel primo trimestre 2015 l’occupazione aumenta soprattutto al Nord (71 mila unità in più, pari a +0,6% in confronto a un anno prima) e nel Mezzogiorno (47 mila in più, pari a +0,8%), mentre nel Centro cresce dello 0,3% (+15 mila). Il recupero del Mezzogiorno appare significativo se si considera che circa il 70% della caduta di occupazione tra il 2008 e il 2014 aveva interessato proprio quest’area del Paese.

Segnali positivi anche da disoccupazione e inattività
Un aspetto da non sottovalutare riguarda le riduzioni su base annua del numero di disoccupati e di inattivi 15-64enni. Il calo avviene sia per gli uomini che per le donne e si accompagna a una diminuzione dell’incidenza dei disoccupati di lunga durata che, pur permanendo elevata, scende al 57,1% dal 58,7%. La contrazione è soprattutto tra le donne. La riduzione degli inattivi è dovuta alla componente più distante dal mercato del lavoro, vale a dire coloro che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (-369 mila unità) e interessa, in quasi sette casi su dieci, persone tra i 55 e i 64 anni. Di contro, non si arresta l’aumento degli inattivi disponibili a lavorare (311 mila in più rispetto a un anno prima: +9,5%), ovvero sia chi ha cercato lavoro ma non nelle quattro settimane precedenti l’intervista sia chi non lo ha cercato ma vorrebbe lavorare. La crescita di queste due componenti è concentrata nel Mezzogiorno.
Continua ad aumentare lo scoraggiamento (+2,7%, 52 mila unità in più) e soprattutto l’attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+18,8%, +124 mila unità) e risultano sempre in forte calo le persone ritirate dal lavoro o non interessate a lavorare (-7,6%, 259 mila unità in meno), anche a causa dell’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione.

Domanda di lavoro delle imprese: cresce nei servizi, ancora in calo nell’industria
Le dinamiche complessive dell’occupazione dipendente risentono di una domanda di lavoro da parte delle imprese industriali e dei servizi notevolmente differenziata a livello settoriale. Se nell’industria continua una significativa riduzione delle posizioni lavorative rispetto al trimestre precedente (-0,7%) e in termini tendenziali (-2,8%), nei servizi anche nel primo trimestre 2015 prosegue un andamento positivo (+0,2% la crescita congiunturale e +0,4% quella tendenziale). In particolare è nei servizi personali e sociali (Istruzione, sanità e assistenza sociale, attività artistiche e altre attività di servizi) che si registra l’incremento maggiore (+0,3% rispetto al trimestre precedente, +1,2% in termini tendenziali).
Nell’interpretare l’andamento delle posizioni lavorative, si deve tenere conto dell’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Cig) da parte delle imprese soprattutto industriali. Infatti, l’indicatore delle posizioni lavorative, per definizione, si riferisce ai dipendenti a libro paga e non considera il ricorso alla Cig che invece sta registrando un vero e proprio crollo: nel primo trimestre 2015 le ore utilizzate nelle imprese con almeno 10 dipendenti nell’insieme dei settori considerati sono state 21,8 ogni mille lavorate (40,4 nell’industria), con una diminuzione di 11,7 ore rispetto allo stesso trimestre del 2014 (21,9 nell’industria). Si tratta del più forte calo registrato dalle serie storiche sia del totale economia, sia dell’industria.
L’andamento molto positivo delle posizioni lavorative in somministrazione (+6,9% congiunturale, +18,8% tendenziale, dati destagionalizzati), indicatore che sembra anticipare di circa due trimestri l’andamento dell’occupazione dipendente complessiva1, rafforza in chiave prospettica i segnali di miglioramento provenienti dagli altri indicatori. Anche l’indice dei posti vacanti, altra misura che anticipa l’andamento delle posizioni lavorative, nel primo trimestre 2015 registra un lieve segnale positivo sia rispetto al trimestre precedente (+0,1%) sia rispetto al primo 2014 (+0,1%).
La persistente caduta dell’occupazione nell’industria rispetto al primo trimestre 2014 (-2,8%) è il risultato di andamenti diversi, seppure complessivamente negativi, dei settori di attività. Nelle costruzioni prosegue, anche se a ritmi decrescenti, il forte declino iniziato nel terzo trimestre 2008 (-5,3%). Nelle attività manifatturiere il calo tendenziale nel primo trimestre 2015 è del 2,4%. Nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, settore che nel corso degli anni ha subìto perdite occupazionali limitate rispetto agli altri comparti industriali, l’occupazione si riduce dell’1,0% su base annua. Torna invece a crescere seppur debolmente (0,2%), dopo la caduta del periodo 2013-14, il comparto della fornitura di acqua (reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento), settore strutturalmente in crescita dall’inizio del nuovo millennio fino al 2012.
Nei servizi la situazione sembra ancora più differenziata, con settori in cui il numero di posizioni lavorative continua a contrarsi e altri che si espandono a ritmi differenziati. Rispetto al primo trimestre 2014, il quadro permane negativo nel commercio (-0,7%) e nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-0,3%) mentre risulta in leggera crescita nel settore del trasporto e magazzinaggio (+0,2%). Le posizioni lavorative sono in lieve calo rispetto al primo trimestre 2014 anche in due comparti che hanno avuto in questi anni una performance occupazionale molto diversa.
Nei servizi di informazione e comunicazione, il settore che ha tenuto i livelli occupazionali in tutto il periodo 2009-2014, si registra una riduzione dello 0,4%.
Nelle attività finanziarie e assicurative, che invece hanno subìto una contrazione continua dal primo trimestre 2009, la riduzione è dello 0,6%. All’opposto, nelle attività immobiliari, professionali e di noleggio gli incrementi occupazionali si susseguono sin dal primo trimestre 2012; quello registrato nel primo trimestre 2015 (+2,6%) è il più elevato degli ultimi sei.

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