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Militari e ricongiungimento familiare: importante sentenza

Buone notizie per il militare, genitore di un bambino fino a tre anni di età, che voglia avvicinarsi alla propria famiglia: ora sarà più semplice perché finalmente è stato stabilito che la carenza di personale nella sede di appartenenza non costituisce più un ostacolo al trasferimento (sentenza n.206/2016 del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, liberamente disponibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti).

Si sa che già dal 2001 esiste una legge – l’art. 42-bis del Decreto Legislativo 151/2001- che prevede la possibilità per i pubblici dipendenti di ottenere un trasferimento temporaneo, per la durata di tre anni, presso una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione in cui l’altro genitore espleta la propria attività lavorativa a condizione però che nella sede di destinazione vi sia un posto vacante di corrispondente profilo e che sia stato rilasciato parere favorevole da parte delle amministrazioni di provenienza e destinazione.

La disposizione normativa in questione è stata ritenuta di grande rilievo in quanto mediatamente tutela l’esercizio della potestà genitoriale, favorisce il ricongiungimento familiare e in fondo mira a garantire un’armonica formazione della personalità dei figli minori poiché è evidente che una buona salute psicologica dei figli presuppone il migliore rapporto con la figura paterna, certamente agevolato dalla vicinanza fisica.

Tuttavia, il diritto previsto dall’art. 42-bis, pur essendo dettato per tutti i dipendenti pubblici, ha sempre incontrato delle forti limitazioni ogniqualvolta chi intendesse esercitarlo fosse un appartenente delle Forze Armate, e ciò proprio in ragione delle peculiarità di quest’ultimo ordinamento.

Ebbene, secondo gli Avvocati Lina Ratano e David Manni che hanno difeso il militare nel caso in questione, la novità – di non poco momento- sta nel fatto che di recente è intervenuta una modifica legislativa che tiene un po’ a freno il potere discrezionale dell’Amministrazione di negare l’avvicinamento richiesto dal dipendente stabilendo che il diniego deve essere “limitato a casi o esigenze eccezionali.

Tale novella normativa è passata dunque sotto la lente del Giudice amministrativo che, con l’inedita sentenza n.206/2016 dal T.R.G.A. di Trento, ha stabilito un nuovo ed importante principio: la possibilità per l’amministrazione di negare l’avvicinamento richiesto non può essere ricondotta alla mancanza di organico nella sede di servizio.

La vicenda decisa dal Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento riguardava il caso di un carabiniere che espleta servizio in Nord Italia e che, dopo la nascita di un figlio, invocando l’applicazione del diritto stabilito dall’art. 42-bis del D. Lgs. 151/2001, aveva richiesto il trasferimento nella provincia del Sud dove l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, al fine di ricongiungersi con la propria famiglia.

La legittima aspettativa del militare di ottenere il trasferimento era stata però arrestata da un provvedimento adottato dal Comando Generale che negava l’avvicinamento sul presupposto che nella sede di servizio vi erano carenze in organico.

I Giudici del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, invece, hanno accolto le tesi patrocinate dai difensori del ricorrente, che hanno esaminato analiticamente le disposizioni dell’art. 42-bis ponendole in correlazione con alcuni principi oramai acquisiti in materia di trasferimenti e ricongiungimento familiare e che hanno condotto al risultato auspicato.

La problematica affrontata dai Giudici trentini è stata dibattuta ma, alla fine, sono state le stesse norme applicabili, nella corretta chiave di lettura data dai Giudici amministrativi, a permettere di risolvere l’annosa questione e di affermare finalmente che “la situazione del dipendente ha acquisito una valenza preminente, degradabile … solo in presenza di casi od esigenze eccezionali, di cui l’amministrazione deve dar conto nella conduzione della fase istruttoria e nella motivazione del provvedimento”.

La sentenza in questione, che oltretutto è stata impugnata dal Ministero innanzi al Consiglio di Stato ma che non è stata affatto sospesa dell’efficacia, costituisce senz’altro un’importante pietra miliare nel riconoscimento del sacrosanto diritto del militare genitore di un figlio fino a tre anni di età di ottenere un trasferimento, ovunque esso sia, per ricongiungersi con la propria famiglia.

Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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Matteo Sances

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO SANCES collabora con "Il giornale delle pmi" commentando sentenze in materia tributaria e bancaria.

3 Comments

  • Manuela

    Salve, sono.un infermiera lavoro a due ore da casa ho un figlio di due anni e Il coniuge è nelle forze armate. Ma nonostante abbia fatto la.domanda di avvicinamento mi è stata rifiutata perché non possono pagarmi. Ma.si può?

    3 Maggio 2018 at 16:43
  • Studio Legale Sances

    dovreste valutare la possibilità di impugnare il rifiuto dinanzi all’autorità giudiziaria

    4 Maggio 2018 at 12:16
  • Stefano

    Buongiorno vorrei sapere se questa sentenza si applica a tutti i dipendenti pubblici come ad esempio i medici. Grazie.

    17 Ottobre 2018 at 10:46

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