Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti

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Nel primo trimestre del 2026 la produzione della moda – tessile, abbigliamento e pelli – scende del 2,8%, in decelerazione rispetto al più severo calo del -5,5% nel 2025 ma in controtendenza rispetto al recupero (+0,4%) della media della manifattura.

Nel primo trimestre 2026 l’export della moda scende del 2,2%, non modificando il trend (-1,9%) del 2025 rispetto all’anno precedente, e in controtendenza rispetto al +3,3% della media della manifatturaUn segnale positivo a marzo, con un aumento dell’export del +3,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Come evidenziato in una recente analisi di Confartigianato, ripresa dai media, sul made in Italy della moda iniziano a farsi sentire gli effetti dei dazi e della svalutazione del dollaro.  Nel periodo successivo all’introduzione dei dazi – tra agosto 2025 e marzo 2026 – l’export della moda negli Stati Uniti scende del 2,3% su base annua mentre nei primi sette mesi del 2025 cresceva del +4,9%. Negli otto mesi di applicazione dei dazi si registra una flessione per tessile (-10,3%) e abbigliamento (-4,3%) mentre tengono per pelli e calzature (+1,0%).

Le tendenze del settore saranno presentate dal Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia nel corso dell’evento ‘La moda che verrà – Scenari futuri nel comparto del tessile-moda’ promosso da Confartigianato Imprese Bergamo in collaborazione con la Federazione Moda di Confartigianato Lombardia.

Investimenti, le proposte di Confartigianato Moda – Le imprese della moda sono preoccupate dal possibile inasprimento del costo del denaro – la prossima riunione del Consiglio direttivo è in calendario giovedì prossimo  – mentre non hanno ancora riassorbito gli effetti della precedente stretta del 2022, pagando ad aprile 2026 un costo del credito di 202 punti base superiore a quello del giugno 2022. Una nuova stretta monetaria metterebbe un freno alla propensione a investire delle imprese che nel primo trimestre del 2026 registrava un segnale di ripresa. Su questo fronte, Confartigianato Moda sostiene con forza l’orientamento del legislatore a privilegiare le imprese che attuano interventi di consolidamento o potenziamento delle filiere attraverso interventi di verticalizzazione delle filiere stesse o aggregazioni orizzontali tra le varie aziende fornitrici di semilavorati nel settore moda operanti nel territorio nazionale. Le fasi chiave delle filiere di abbigliamento, calzature e accessori – dalla filatura alla tessitura fino al taglio e all’assemblaggio – sono oggi tra le più colpite dalla crisi e insieme le più decisive per garantire l’autenticità del prodotto “100% Made in Italy”.

In particolare i criteri degli interventi previsti dalla legge sulle PMI (L. 34/2026) devono valorizzare esplicitamente i) gli investimenti nelle fasi principali del sistema produttivo tessile e pelli con particolare attenzione a quelle a maggiore intensità artigianale (filatura, tessitura, cucitura, lavorazione della pelle, accessoristica), ii) le imprese del settore abbigliamento, confezione, e realizzazione del prodotto finito che acquistino almeno il 50% dei semilavorati in Italia (formula del local contest); iii) la presenza di capacità produttiva effettiva sul territorio nazionale, certificabile attraverso parametri oggettivi (fatturato prodotto in Italia, ore lavoro per fase, etc.); iv) la continuità della filiera come fattore premiale, a complemento del criterio della provenienza UE degli input produttivi.

Dinamica produzione del settore moda 2019-2026

I trim. 2017-I trim. 2026 var. % y/y, dati corretti per calendario – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat