Monti (ICE): «Non c’è mai stato momento migliore per esportare»

 Monti (ICE): «Non c’è mai stato momento migliore per esportare»
Riccardo M. Monti, presidente dell'ICE
Riccardo M. Monti, presidente dell’ICE

Riccardo M. Monti, 45 anni, dall’aprile 2012 è presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE). In questa intervista ci illustra le prospettive per le aziende italiane che vogliono internazionalizzarsi e l’impegno dell’ICE per incoraggiare l’espansione del nostro tessuto imprenditoriale all’estero.

Come viene vissuto oggi il made in Italy nel mondo? È cambiata la sua immagine rispetto al passato?
«Il made in Italy è considerato uno dei brand mondiali più riconoscibili e apprezzati. Il prodotto italiano, infatti, rappresenta un esempio di assoluta eccellenza. Oggi non si parla più solo delle cosiddette “tre F” (Food, Fashion and Forniture): siamo in grado di competere in molti settori ad alta tecnologia e ad alto tasso di innovazione, come nella meccanica e nella produzione di macchine utensili. Questa è una grande risorsa che andrebbe valorizzata di più e meglio».

In un momento di grande difficoltà della domanda interna, l’economia italiana è stata finora tenuta a galla dalle esportazioni. Quali sono le prospettive per il 2014? Continuerà il trend positivo delle nostre aziende esportatrici e quali settori traineranno di più l’export?
«Le esportazioni di merci italiane nel mondo sono cresciute significativamente: rispetto a ottobre 2012, infatti, la bilancia commerciale nazionale nel 2013 è passata da 2,3 a 4,1 miliardi di euro (+1,8 mld). Questo malgrado una dinamica dei cambi pesantemente sfavorevole. Le aziende italiane stanno facendo un lavoro straordinario di internazionalizzazione. Il nostro avanzo commerciale aumenta e il nostro surplus manifatturiero è secondo solo a quello tedesco. Direi che non c’è mai stato momento migliore per esportare».

Su quali mercati converrà puntare nel prossimo futuro? I Paesi BRICS sono ancora prioritari?
«I BRICS costituiscono sicuramente una direttiva di preminenza, in quanto la domanda di prodotti italiani è rimarchevole. Sono mercati in forte espansione e questo trend non sembra arrestarsi. Nel futuro dell’agenzia ci saranno meno Europa e più mercati emergenti. Del resto degli oltre 80 milioni di euro a disposizione per iniziative promozionali (di cui il 30% circa da contributi privati), il 20% verrà impiegato per manifestazioni nella sola Cina, e il 29% sarà destinato al Sud Est asiatico. L’orientamento dell’export non è però di così semplice definizione. Il legame dell’Italia con i nuovi mercati è ancora tutto da costruire e chiama in causa approcci settoriali e modalità di internazionalizzazione assai differenti in funzione, per esempio, del loro grado di sviluppo relativo. Da un lato ci sono i Paesi di più recente industrializzazione, soprattutto asiatici, dove l’offerta italiana in settori come la meccanica è in grado di colmare il gap tecnologico di molte produzioni, migliorando capacità ed efficienza delle nuove basi manifatturiere mondiali. Dall’altro, ci sono realtà, è il caso appunto dell’Africa, dell’America Latina, ma anche delle regioni più interne dei grandi Paesi asiatici, che nel breve rimangono a una fase ancora iniziale della loro emersione e la cui maturazione passa soprattutto per grandi ammodernamenti infrastrutturali a loro volta promotori di domanda di servizi e beni dall’estero. Infine, all’interno dei nuovi mercati ci sono Paesi, in particolare dell’Asia e dell’Europa emergente, che si affacceranno su soglie di reddito significative raggiungendo per la prima volta un potere d’acquisto paragonabile a quello dei ceti medi dei Paesi occidentali. Soprattutto per quello che riguarda i beni di consumo, infatti, la relazione fra importazioni (generalmente concentrate su fasce di prodotto diverse dalla produzione locale) e reddito pro capite non è strettamente lineare e prevede dei punti di discontinuità al superamento di determinate soglie critiche».

La dimensione delle aziende costituisce un freno? Come si può ovviare a tale limite?
«L’Agenzia ICE è in prima linea per superare tutti i limiti possibili all’espansione del nostro tessuto imprenditoriale: vogliamo portare all’estero almeno 20 mila imprese che fino a oggi non esportano. Marcheremo la discontinuità con il passato: non ci sarà solo l’attività fieristica, promuoveremo incontri tra i buyer internazionali e gli imprenditori italiani. Abbiamo allestito – su impulso della Cabina di Regia per l’Italia Internazionale e del MiSE, in particolare – un road show nazionale per avvicinare le aziende più piccole e aprire un canale diretto con le realtà locali. Abbiamo dato vita al progetto Export Sud, che punta a sostenere un territorio in possesso di competenze, cultura e tradizioni di alto livello ma con scarsa propensione all’internazionalità. Vogliamo far percepire chiaramente che il Sistema Italia, con tutti i suoi attori, è vicino a tutte le imprese e ai manager che vogliono crescere all’estero».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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