Motori di ricerca e parole chiave: si apre tutto un mondo

 Motori di ricerca e parole chiave: si apre tutto un mondo

Captano oggi l’attenzione i motori di ricerca che preservano la privacy degli utenti: per chi vuole consultare, in incognito, il search engine adatto al suo scopo. Il primo è statoDuckDuckGo. Ma oggi, c’è di più. Che sia Search Encrypt, StartPage, Qwant, SearX o Ecosia, per chi vuol navigare avvolto nel silenzio, c’è un sistema pronto. Se poi bisogna indicizzare un sito, come è noto ai più, bisogna basarsi sul Seo: Search engine optimization.

Il Seo si applica così

Torniamo all’origine e mettiamoci nei panni di chi crea un ipertesto e vuole renderlo universalmente fruibile: se si vuol comparire in un motore di ricerca, quale procedimento bisogna utilizzare al fine di scegliere le parole chiave? Abbiamo interpellato Giorgio Maggioni (nella foto a fianco), comunicatore, sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nella Pmi, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa. Si è espresso in questo modo.

Motori di ricerca: come scegliere le parole chiave?

“Se bisogna scegliere le adatte parole chiave per indicizzare il proprio sito su un motore di ricerca, c’è un procedimento da seguire:

– Consideriamo le parole che ci sembrano più opportune per la nostra attività.

– Attraverso gli strumenti gratuiti di Google, si verifica poi quanto queste siano cercate.

– Si prendono in considerazione le migliori (quelle che generano valori più alti) e le simettono da parte. A questo punto abbiamo soltanto parole effettivamente ricercate.

– Una volta scelte le parole migliori, si verifica che concorrenza queste parole registrano. Notate bene: I valori saranno sempre qualche migliaio, ma non spaventiamoci: fino a 2,5 milioni di competitor, potremo dire la nostra. Scartiamo le parole che registrano un valore di concorrenti (competitor) superiori a prescindere: non dedicheremo loro tempo in più.

A questo punto, se sappiamo che cosa cerca il nostro pubblico, e in quanti siamo a proporci, possiamo semplicemente fare una divisione: ricerche diviso proposte. Se in 2000 cercano gli strass e siamo in 10 a venderli, potrebbe essere che in media (in un mondo meraviglioso e giusto) ne vendiamo 200 a testa. (il mondo di internet non è giusto, e a volte neanche meraviglioso).

Abbiamo fatto tutti i calcoli e abbiamo visto quali sono le parole migliori. (se si segue la ricetta, saranno quelle che hanno o un valore più alto)”.

Abbiamo finito?

“No. Esaminiamo le parole e, poiché saremo bravi a scrivere un buon testo e ci posizioneremo in prima pagina sulla Search engine results page (La pagina dei risultati, a sigla Serp, ndr) vediamo di ipotizzare quante visite ci porteranno. Ipotizziamo di conquistare la quinta posizione. Ora, siccome Google ci vuole bene, ci dice che (è un dato vero e pubblicato) quelli che si posizionano in quinta posizione sulla Serp hanno un numero di click pari al 4,96%. (per curiosità, la prima ha il 42,44%, la decima ha il 2,87%).

Prendo il dato di prima: 2000 richieste. Sono bravo e ho già eliminato le parole con i concorrenti più agguerriti: sarò altrettanto capace nello scrivere e sono sicuro che la parola scelta mi porterà il 4,96% delle 2000 visite. Circa 99 visite in totale. Perfetto: quella parola mi permetterà di raggiungere 99 visite al mese.

Non abbiamo ancora terminato. Bisogna considerare il Bounceback, o salto all’indietro. È un dato facile da reperire sulle Analytics. Di questi circa 100 visitatori, quanti rimbalzano indietro (non preoccupatevi se il valore è alto, fino al 50% è normale)? Ipotizziamo che sia il 40%. Ora abbiamo visto che quella parola che inizialmente mi portava 99 visite: in realtà, dopo il primo bounce, mi permette di ottenerne soltanto 50.

Facciamo ora l’analisi dei passaggi (flusso dei visitatori) che occorrono all’utente per portare a termine un acquisto (di solito convinco il cliente a non fare più di 4 passaggi prima dell’obiettivo di conversione, cioè l’acquisto), e a ognuno applichiamo la sua percentuale di bounce.

Abbiamo ottenuto, con le dovute correzioni, il valore reale di acquisti (o raggiungimento dell’obiettivo) che quella parola genererà. Se poi vogliamo spingerci oltre e aggiungere un valore economico medio (in euro) del carrello a quella parola, ne vedremo i possibili ritorni economici”.

Isabella Lopardi

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