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Nel 2018 attivati circa 11 milioni di rapporti di lavoro. Prevale il contratto a tempo determinato

Nel 2018 il Sistema Informativo Statistico delle Comunicazioni Obbligatorie registra circa 11,4 milioni di rapporti di lavoro attivati a cui si aggiungono circa 1,9 milioni di contratti in somministrazione per un totale di circa 13,3 milioni di attivazioni.

I rapporti di lavoro attivati hanno interessato 6,4 milioni di lavoratori per un numero di rapporti di lavoro pro-capite pari a 1,77.

Il contratto a Tempo Determinato si conferma contratto prevalente e si attesta al 69,5% del totale attivazioni dell’anno, con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017.

L’analisi per settore di attività economica evidenzia che la maggior parte dei rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato si concentra nel settore dei Servizi, che nel 2018 assorbe il 71,7% delle attivazioni totali.

A livello territoriale, nelle Regioni del Centro-Nord le nuove attivazioni crescono a un tasso superiore a quello medio nazionale.

Per quanto attiene l’analisi dinamica di genere dei lavoratori interessati da attivazioni, si rileva che, nel 2018 rispetto all’anno precedente, le nuove attivazioni dei rapporti di lavoro per i maschi aumentano in misura maggiore della crescita registrata a favore delle donne (+6,9 e +4,5%, rispettivamente). Il numero di rapporti di lavoro pro-capite passa da 1,76 del 2017 a 1,77 sia per gli uomini sia per le donne.

Il numero delle trasformazioni dei rapporti di lavoro da Tempo Determinato a Tempo Indeterminato, che aveva fatto registrare un significativo calo nel 2016 (-34%), attenuatosi nel 2017 (-8,3%), presenta un notevole incremento nel 2018 (+86,4%), attestandosi a oltre 564 mila. Di queste, l’8% cessano nello stesso anno (nel 2017 era il 10,1% la percentuale di contratti trasformati e cessati lo stesso anno).

Il 34,3% dei lavoratori che nel 2018 hanno visto trasformare il proprio contratto di lavoro a Tempo Determinato in un con-tratto stabile ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 26,3% tra i 35 e i 44 anni. Sale all’11% la percentuale dei giovani 15-24enni coinvolti in una trasformazione del contratto a Tempo Indeterminato (era pari al 9,7% nel 2017).

Nel 49,7% dei casi, le trasformazioni hanno riguardato contratti della durata compresa tra i 91 e i 365 giorni (circa 281 mila), nel 36% contratti con una durata superiore a 365 giorni (203 mila), nel 9,4% quelli con durata compresa tra 31 e 90 giorni (53 mila) e, infine, nel 4,9% i contratti di durata inferiore a 30 giorni (27 mila).

Nel 2018, su oltre 564 mila Trasformazioni a Tempo Indeterminato, 142 mila hanno riguardato il settore Trasporti, Comunicazioni, attività finanziarie (25,2%), 122 mila l’Industria in senso stretto (21,7%), seguiti dal Commercio e riparazioni con 89 mila trasformazioni (15,7%), dal settore Alberghi e ristoranti con oltre 63 mila trasformazioni (11,2%) e dal settore delle Costruzioni con 51 mila trasformazioni (9%).

Nel 2018 sono stati registrati 11 milioni di rapporti di lavoro cessati, con un incremento pari al 7,7% rispetto all’anno prece-dente che aveva fatto registrare una variazione pari al 12,1%.

Tale incremento, nell’ambito della disaggregazione per genere, è ripartito sia nella componente maschile che in quella femminile, con una prevalenza nella prima (+8,6%) nei confronti della seconda (+6,6%).

Con riferimento alle ripartizioni territoriali, il volume maggiore di rapporti di lavoro cessati si concentra al Nord, raccogliendo il 40,9% del totale delle cessazioni, a fronte del 35,3% del Mezzogiorno e del 23,7% del Centro; l’aumento del volume complessivo dei rapporti di lavoro cessati nel biennio 2017-2018 corrisponde a una variazione tendenziale positiva in tutte le ripartizioni territoriali, in particolare al Nord (+9,3%) e al Centro (+8,2%) rispetto al Mezzogiorno (+5,4%).

Con riferimento ai settori di attività economica, l’Agricoltura raccoglie il 15% del volume delle cessazioni complessivamente registrato nel 2018, l’Industria il 13,5% e i Servizi il 71,5%, la quota più consistente. Tra questi ultimi la quota più alta è riferita agli Alberghi e Ristoranti (+19,4%) seguiti dai Trasporti e comunicazioni (+15,3%). Le variazioni tendenziali evidenziano nel 2018 una crescita in tutti i settori – la più alta nel settore Altri servizi pubblici, sociali e personali (+12,5%) – tranne che per quello delle Attività svolte da famiglie e convivenze (-2%).

La quota maggiore di cessazioni riguarda i contratti a Tempo Determinato che nel triennio 2016-2018 costituiscono in media il 66,3% delle conclusioni totali, una percentuale superiore a quella dei contratti a Tempo Indeterminato in cui risultano pari al 19,8%. Le dinamiche del Tempo Determinato e di quello Indeterminato mostrano nel 2018 un ulteriore incremento che risulta più consistente nel primo (+8,2%) rispetto al secondo (+0,6%) mentre le Collaborazioni hanno ripreso a crescere (+1,9%) dopo le riduzioni del periodo 2016-2017.

Considerando le classi di durata, l’83% dei contratti nel 2018 presenta una durata inferiore all’anno: di questi più del 52,3% giunge a conclusione entro 3 mesi, in particolare il 34,6% entro 1 mese di cui il 12,8% entro 1 giorno. Considerevole è la quota (pari a 30,7%) della classe di durata 91-365 giorni mentre i contratti superiori a un anno costituiscono il 17%, una percentuale lievemente superiore rispetto a quella del 2017.

La modalità prevalente di cessazione corrisponde alla scadenza naturale del contratto (pari al 67% del totale nel 2018). Come causa di conclusione, seguono la cessazione richiesta dal lavoratore (15,3%) e, da ultimo, la cessazione promossa dai datori di lavoro (10,1%). Quest’ultima rappresenta l’unico motivo di cessazione con una variazione percentuale di segno negativo (-2,6%) grazie alla diminuzione della componente della Cessazione di attività (-7,4%) e di quella dei Licenziamenti (-4,4%).

L’aumento delle attivazioni ha interessato quasi tutte le Regioni e i settori di attività economica. La Lombardia e il Lazio, coerentemente alla struttura produttiva (compreso il settore della Pubblica Amministrazione) sono le Regioni che presentano il maggior volume di contrattualizzazioni nel 2018 (14,7% e 14,0%, rispettivamente). Seguono la Puglia, l’Emilia-Romagna con il 10,4% e l’8,1% del totale nazionale.

Il ricorso al Tempo Determinato, che rappresenta la quota più alta di formalizzazioni contrattuali impiegate dai datori di lavoro, nelle Regioni del Mezzogiorno evidenzia incidenze significativamente maggiori della media nazionale; di contro nelle Regioni del Nord il ricorso al contratto a Tempo Indeterminato o all’Apprendistato è generalmente più diffuso che altrove.

I risultati rivelano un mercato del lavoro più frammentato nelle Regioni del Centro e del Mezzogiorno con una quota elevata di contratti cessati di breve o brevissima durata.

Dall’analisi della durata effettiva dei rapporti di lavoro conclusi emerge una disomogeneità regionale importante, legata alla diversa domanda di lavoro che scaturisce da specifici settori economici. Ad esempio, nel Lazio il 36,6% delle cessazioni è riferito a contratti di 1 giorno (media nazionale 12,8%), fenomeno legato al mondo dello spettacolo la cui produzione è fortemente concentrata in questa Regione. Mentre le cessazioni di rapporti con durata superiore all’anno sono più frequenti in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, dove la presenza dell’Industria esprime una domanda di lavoro più stabile.

Il numero dei tirocini attivati nel 2018 è pari a circa 348 mila in diminuzione del 6,1% rispetto al 2017. Il numero di rapporti di lavoro attivati a seguito di una precedente esperienza di tirocinio è pari a circa 134 mila (1,2% del totale).

Il settore che concentra la maggior parte dei tirocini attivati è quello dei Servizi che, con oltre 265 mila attivazioni, rappresenta il 76,3% del totale tirocini attivati.

L’esperienza di tirocinio extracurriculare interessa per lo più individui con meno di 35 anni (84,4% dei casi).

I tirocini si concentrano prevalentemente al Nord con oltre 200 mila attivazioni, pari al 57,6% del totale; le differenze regionali dipendono dalla struttura produttiva e, quindi, della domanda di lavoro.

Nel 2018 le cessazioni hanno interessato oltre 359 mila tirocini, di cui il 75,3% ha avuto una durata compresa tra 3 e 12 mesi.

Nella maggior parte dei casi i tirocini sono cessati al termine del periodo di orientamento/formazione (72,1%). I tirocini conclusi su richiesta del tirocinante rappresentano il 12,5% dei casi. Sono rari, invece, i tirocini cessati su iniziativa del datore di lavoro (0,6%).

Nel 2018 sono stati registrati 1 milione 928 mila rapporti di lavoro attivati in somministrazione a fronte di 2 milioni 178 mila nell’anno precedente, con una diminuzione dell’11,5%. Oltre la metà dei rapporti in somministrazione, una quota pari al 56,2% del totale, ha interessato la componente maschile che ha registrato un aumento nel triennio 2016-2018 a discapito della componente femminile.

Dopo la crescita dei contratti di somministrazione nel 2017, unitamente a quella del totale dei contratti riferiti alle altre tipologie, nel 2018 si osserva, a fronte di un incremento delle attivazioni totali (+5,8%), un decremento delle attivazioni dei contratti in somministrazione (-11,5%) che coinvolge sia la componente femminile (-12,2%) che quella maschile (-10,9%).

La distribuzione percentuale per classe di età mostra che nel 2018 le attivazioni in somministrazione si concentrano in misura maggiore nella fascia 35-44 anni (corrispondente al 22,8% di tutte le attivazioni in somministrazione), con una percentuale rilevante negli under 25 (21,1%). Considerando i minori di 35 anni, le attivazioni raggiungono una percentuale superiore alla metà dei lavoratori somministrati, pari al 51,6% che risulta inferiore rispetto a quella del 2017, per un aumento delle classi di età superiori ai 44 anni.

La domanda di lavoro somministrato risulta concentrata nelle Regioni del Centro Nord: la quota di assunzioni più elevata è quella della Lombardia (25,4%), seguita a distanza dal Veneto (10,6%), dal Piemonte (10,4%), dal Lazio (10,4%) e dall’Emilia-Romagna (10,3%). Tra le Regioni del Mezzogiorno la quota più alta di assunzioni effettuate in somministrazione è quella registrata in Campania (4,6%) mentre quella più bassa in Molise (0,1%).

Nel 2018 a fronte di 1 milione 928 mila rapporti attivati in somministrazione, sono 1 milione e 904 mila quelli giunti a conclusione, con una diminuzione dell’11,7% rispetto all’anno precedente. La causa principale di cessazione, è quella della cessazione al termine del contratto (94,9% del totale) mentre restano residuali i motivi legati alle Cessazioni richieste dal lavoratore (3,6%) e le Cessazioni promosse dal datore di lavoro (0,7%). Considerando il periodo 2016-2018, si osserva una diminuzione della quota delle cessazioni a termine mentre crescono quelle relative ad altri motivi, in particolare quella richiesta dal lavoratore.

Relativamente alla durata, si evidenzia che nel 2018 per il 69,3% dei casi il rapporto di lavoro non supera i 30 giorni effettivi: in particolare il 27,5% ha una durata di 1 giorno mentre una percentuale di poco superiore all’uno per cento dei rapporti cessati supera la soglia dei 12 mesi.

Il numero delle attivazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro in somministrazione e quello delle missioni sono sostanzialmente equivalenti.

Nel 2018 a fronte di un volume totale di 1 milione 943 mila missioni attivate di rapporti di lavoro in somministrazione, 1 milione e 244 mila si concentrano nel settore dei Servizi (64% di tutte quelle registrate nell’anno) e 686 mila nel settore Industriale (35,3%) dove è l’Industria in senso stretto (33%) piuttosto che le Costruzioni (2%) a utilizzare il lavoro in somministrazione.

Nel 2018, si registrano 1 milione 915 mila missioni cessate, con un decremento dell’11,9% rispetto all’anno precedente. Nei Servizi si concentra il 64,4% delle missioni cessate, così come il 34,8% nell’Industria e lo 0,7% nell’Agricoltura.

Redazione

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