Non solo mutui ma anche finanziamenti alle imprese e prestiti personali: dopo le mosse della BCE tutto costerà più caro

 Non solo mutui ma anche finanziamenti alle imprese e prestiti personali: dopo le mosse della BCE tutto costerà più caro

Dopo oltre dieci anni, la Banca centrale europea ha alzato il tasso di interesse di mezzo punto percentuale. Per i mutui il tasso variabile rimane per ora ancora più conveniente rispetto al fisso. Il 50% delle imprese che ha ottenuto finanziamenti con la garanzia statale ha optato per il tasso variabile e potrebbe incontrare disagi ora nel pagare le rate. Cresce il credito al consumo: i tassi sono già cresciuti iniziando ad adeguarsi all’andamento dei tassi di mercato.

I mutui a tasso variabile già scontano la mossa Bce

Come effetto diretto e corrispondente all’aumento del costo del denaro deciso da Francoforte, i pochi mutui variabili indicizzati al tasso Bce saranno in prospettiva più cari. Per quanto riguarda invece i mutui a tasso variabile indicizzati all’Euribor, la correlazione con le mosse di Francoforte non è così tempestiva e in ogni caso già dai primi giorni di luglio hanno in parte scontato l’aumento. Malgrado l’incremento, ad oggi il tasso variabile costa meno del fisso: mediamente sui 20 anni il tasso fisso si colloca intorno al 3,10% contro l’1% del variabile. Sono differenze significative che giustificano il deciso incremento di richieste di tasso variabile, che oggi rappresentano circa il 35% delle domande di mutuo contro il 5 di qualche mese fa.

Imprese preoccupate soprattutto per l’aumento dei costi

Se c’è stato un raffreddamento del credito alle imprese, come indicato dal rapporto della stessa BCE, questo si è verificato più per i timori sul futuro che per l’imminente aumento dei tassi. Secondo il rapporto ABI di luglio, a maggio, per i prestiti alle imprese si registra un aumento del 2,3% su base annua. A giugno 2022 i tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento permangono su livelli particolarmente bassi e registrano le seguenti dinamiche: sul totale dei prestiti il tasso medio è pari al 2,18%, mentre quello sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è l’1,49%. In calo le sofferenze nette. La preoccupazione per le imprese attualmente è più per l’aumento dei costi delle materie prime e di produzione, l’energia, la logistica e quindi per la redditività compressa. Chi ha stipulato un finanziamento a tasso fisso può rimanere fiducioso: il costo è stato concordato contrattualmente e non crescerà. Se invece il finanziamento è variabile, essendo parametrato all’Euribor, allora gli incrementi andranno messi in conto. Se poi l’impresa chiederà nuove disponibilità, l’aumento del tasso sarà inesorabile.

Metà delle aziende ha stipulato finanziamenti a TV

La difficoltà, in questo momento, è sostenere un livello di debito corrente e lo strumento più efficace sono le rinegoziazioni dei prestiti; in attesa però che l’UE dia il via libera alla garanzia SACE a condizioni di mercato. Questo strumento ha il vantaggio di fornire copertura per un periodo ben più lungo rispetto a quelli previsti dalle garanzie in deroga (massimo 96 mesi) e può arrivare sino a 20 anni. Ma soprattutto presenta il vantaggio di poter essere impiegato anche per le operazioni di rinegoziazione dei prestiti. La questione diventa ancora più urgente se si considera che circa la metà delle imprese che ha avuto prestiti garantiti dal fondo per le PMI ha finanziamenti a tasso variabile e che, a seguito dell’aumento dei tassi, potrebbe avere difficoltà nel pagare le rate.

Boom del credito al consumo

Sul fronte del credito al consumo, l’incremento dei bisogni di liquidità dei privati e il cambiamento nel profilo dei consumi delle famiglie hanno spinto la crescita nei primi mesi del 2022. Evidenziano una forte crescita sia i prestiti personali, che avevano risentito più di altri prodotti della crisi innescata dalla pandemia (+ 33% nei primi mesi del 2022) che i finanziamenti destinati a sostenere le vendite di settori merceologici quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, energie rinnovabili, ciclomotori (grazie anche al sostegno degli ecoincentivi) ed altri beni (+8%, sebbene in rallentamento rispetto al +15% registrato nel 2021). I finanziamenti finalizzati all’acquisto di auto e moto nei primi mesi del 2022 evidenziano un calo notevole penalizzati dalla crisi della supply chain e dall’incremento dei costi delle materie prime sul mercato delle auto nuove.

Tassi cresciuti di circa 30 cent. da inizio anno

Ma con il deciso aumento dei tassi di interesse i costi per chi stipulerà da adesso in poi nuovi prestiti aumenteranno, mentre non subiranno conseguenze i clienti che hanno già in essere un finanziamento, dato che trattasi quasi sempre di operazioni a tasso prestabilito. Le cose cambiano invece per chi accende un nuovo finanziamento: i tassi negli ultimi giorni sono già cresciuti iniziando ad allinearsi all’andamento dei tassi di mercato. Da inizio anno i tassi siano cresciuti di circa 30 centesimi e si stima che entro l’anno l’incremento totale sarà di circa l’1%. Ad oggi il TAN medio si assesta intorno al 6% il TAEG al 6,70%. I meno cari sono i finanziamenti destinato all’acquisto di arredamento, mentre per i prestiti di liquidità (cioè quelli non legati a una motivazione specifica, ma per far fronte alle spese correnti) il tasso cresce mediamente di un punto percentuale.

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