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Nullo l’accertamento del fisco “troppo veloce”

Se l’Amministrazione Finanziaria emette l’accertamento fiscale senza concedere al contribuente i termini di legge per presentare le proprie considerazioni questo è nullo.

Tali considerazioni emergono da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano nr. 3398/6/2016, la quale sancisce l’illegittimità dell’accertamento in caso di mancato rispetto da parte dell’Amministrazione finanziaria dello Statuto dei Diritti del Contribuente (c. d. L. 212/2000). Nello specifico, i giudici milanesi, ritengono fondamentale quanto dettato dall’articolo 12 comma 7 dello Statuto nella parte in cui prevede che a seguito di una verifica fiscale, al contribuente debba essere concesso un termini minimo di 60 giorni per esprimere le proprie ragioni.

In particolare, la suddetta norma prevede quanto segue: “Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza…”.

I Giudici milanesi, quindi, confermando la Sentenza di primo grado (Sentenza CTP Milano nr. 2444/3/2015) si pongono sulla scia della Sentenza di Corte di Cassazione a Sezioni Unite nr. 18184 del 29/07/2013. In particolare, mentre i Giudici di primo grado si spingono nell’individuare i c.d. motivi di particolare urgenza, giustificandoli solo laddove: “nell’ipotesi di reiterate condotte penali tributarie del contribuente o di partecipazioni a frodi carosello (Sent. Cass. 2587/2014) oppure nel caso in cui il contribuente versi in grave stato di insolvenza (Cass. Sent. 9424 del 30.4.14)”; i Giudici di secondo grado ammoniscono l’Ufficio affermando quanto segue “l’Ufficio, in merito al mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni previsto dall’art. 12 comma 7 della Legge 212/2000 non ha fornito valida giustificazione non essendo sufficiente affermare, con formule di stile, che i motivi d’urgenza risiedono nell’imminente decadenza, ben potendo l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza pianificare la verifica fiscale in modo da non sottrarre al contribuente, come nel caso di specie il termine di 60 giorni utile a fornire giustificazioni che avrebbero potuto portare quantomeno ad un sensibile ridimensionamento della pretesa tributaria come poi è avvenuto”.

Alla luce di quanto sopra, emerge chiaramente come il termine dilatorio di 60 giorni utile al contribuente per controdedurre alle risultanze delle verifiche fiscali – che in genere corrisponde con la consegna da parte dei verificatori del Processo Verbale di Constatazione – può venire meno esclusivamente per “motivi di particolare e motivata urgenza” i quali non possono essere identificati esclusivamente da giustificazioni interne dell’Ufficio, come ad esempio l’imminente scadenza dei termini per emettere l’accertamento.

Appare fondamentale, di conseguenza, un pieno rispetto delle regole da parte del Fisco al fine di garantire un reale confronto con il contribuente in applicazione delle norme a sua tutela.

Dott.ssa Donatella Dragone
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it

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Matteo Sances e Donatella Dragone

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