Nuove strategie di collaborazione tra sistemi camerali lombardo, veneto ed emiliano-romagnolo

 Nuove strategie di collaborazione tra sistemi camerali lombardo, veneto ed emiliano-romagnolo
Bologna, 19/02/2015.  Sede Unioncamere Emilia-Romagna.  Firma del Protocollo operativo tra le Unioni regionali delle Camere di commercio di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Fernando Zilio, presidente Unioncamere Veneto,  Maurizio Torreggiani, presidente Unioncamere Emilia-Romagna,  Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia. Foto Paolo Righi – Meridiana Immagini
Bologna, 19/02/2015.
Sede Unioncamere Emilia-Romagna.
Firma del Protocollo operativo tra le Unioni regionali delle Camere di commercio di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Fernando Zilio, presidente Unioncamere Veneto,
Maurizio Torreggiani, presidente Unioncamere Emilia-Romagna,
Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia.
Foto Paolo Righi – Meridiana Immagini

[dropcap]A[/dropcap] raccogliere e condividere una sfida comune proponendo una nuova strategia di sostegno alla competitività del sistema produttivo italiano sono le Unioni regionali delle Camere di commercio di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che hanno firmato oggi a Bologna un protocollo di intesa con l’obiettivo di aiutare l’economia dei territori a cogliere le opportunità offerte da una dimensione territoriale più ampia e da una integrazione di forze e strategie.

Si avvia un percorso di collaborazione per accrescere le relazioni di cooperazione e la concertazione di attività e politiche per una maggiore integrazione operativa in grado di valorizzare le eccellenze attraverso un’azione condivisa.

È un primo passo verso una prospettiva di medio lungo periodo indirizzata a una organizzazione camerale strutturata sulla dimensione di una macro-area.

Le aree vaste rappresentano un nuovo ambito in cui organizzare la rete di relazioni delle imprese e tra le imprese, pur mantenendo attenzione, nelle linee di intervento, alle differenti peculiarità e diversi valori di identità dei territori.

La grande area costituita da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentra più del 40 per cento del PIL nazionale, esprime il 54 per cento di quanto prodotto dall’industria manifatturiera, e il 55 per cento del valore delle esportazioni di beni verso l’estero.

Il Prodotto interno lordo complessivo vale 625 miliardi e pone l’area davanti a Paesi quali Turchia, Paesi Bassi e Svizzera, con una ricchezza creata pari al 5 per cento di quanto realizzato dall’intera Unione Europea.

Questi pochi dati fanno comprendere la rilevanza economica che ha una macro-area composta da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Numeri che la collocherebbero al vertice delle aree europee, tuttavia le motivazioni che portano le tre Unioni regionali delle Camere di commercio a muoversi in una logica di area vasta vanno ben oltre i primati statistici.

È il nuovo contesto competitivo a spingere verso il cambiamento le Unioni regionali e le Camere di commercio delle tre regioni.

Il territorio è sempre meno quello definito dai confini amministrativi, ma dove insistono le relazioni delle imprese, aree vaste a geometria variabile i cui confini sono in perenne riconfigurazione.

I settori tradizionali si sono ricomposti in filiere che tengono insieme componente manifatturiera e terziaria, rendendo sempre più complesso scindere le attività che compongono la catena del valore.

La dimensione d’impresa, tradizionalmente identificata dal numero degli addetti, è stata sostituita dalla dimensione strategica, dall’intensità delle relazioni che l’impresa ha in essere con altri attori economici, privati o pubblici.

Su queste basi nasce il protocollo di intesa finalizzato all’integrazione operativa di attività e progetti di ogni singolo sistema camerale regionale, valorizzando eccellenze, esperienze e competenze che hanno garantito sino a oggi servizi riconosciuti di alta qualità dalle imprese.

Tra gli specifici ambiti di intervento, come prioritari, sono individuati:

studi e monitoraggio economia, servizi e progetti di internazionalizzazione (e l’occasione di Expo 2015 sarà un immediato banco di prova), progetti e opportunità europee.

Un secondo punto è la collaborazione sempre più strutturata e consolidata tra le realtà camerali delle tre regioni, anche nel contesto della riallocazione delle funzioni già delle Province, con l’obiettivo di una progressiva omogeneizzazione delle politiche a sostegno della competitività delle imprese in ambito di area vasta interregionale.

A questo scopo, le Giunte delle tre Unioni regionali si incontreranno almeno due volte all’anno per definire le linee di indirizzo politico-strategiche.

Sarà definito un programma di attività comune che sarà verificato con un monitoraggio specifico per valutare criticità e risultati.

Un portavoce, nominato tra i tre presidenti, secondo un principio di rotazione, rappresenterà opinioni, proposte e volontà della nuova “squadra di macroarea”, aperta in futuro agli apporti e alle collaborazioni di altri Sistemi Camerali regionali che ne condivideranno gli obiettivi.

Redazione

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