Nuovi mercati, le aziende venete premono sull’acceleratore

 Nuovi mercati, le aziende venete premono sull’acceleratore

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[dropcap]«L[/dropcap]a voglia di internazionalizzazione è uno dei nuovi fattori su cui le imprese basano le loro strategie per il futuro». All’orizzonte s’intravedono i primi segnali della ripresa economica e nel Veneto le aziende sembrano considerare la conquista di nuovi mercati europei, ma anche mondiali, come una delle chiavi per il rilancio.

A rivelarlo è un focus che Salone d’Impresa ha condotto tra dicembre 2014 e gennaio 2015 attraverso l’intervista di un ampio campione di aziende venete. I risultati sono stati divulgati in occasione del nuovo appuntamento della terza edizione di “Rimettere le scarpe ai sogni”, il ciclo di incontri che mette a confronto imprenditori e operatori del mondo finanziario regionale. L’evento, dal titolo “Fatta l’Europa: sì, ma come? Il punto di vista degli Stati e delle Imprese”, si è tenuto a villa Sandi di Crocetta del Montello (Treviso) ed è stato organizzato in collaborazione con Cisco, Saiv S.p.A. e Geox S.p.A.

Nonostante le nostre aziende attive sui mercati stranieri rimangano in numero ridotto rispetto al totale, «la novità sta nella forte voglia di internazionalizzazione da parte delle imprese venete e nella decisa accelerazione impressa nella spinta alla conquista di nuovi segmenti di mercato in Europa e nel mondo», ha analizzato Ferdinando Azzariti, presidente di Salone d’Impresa, «stiamo parlando di un’internazionalizzazione integrata, ovvero fatta contemporaneamente su tre livelli: quello classico dei mercati, ma anche il livello dei prodotti/servizi e quello dell’organizzazione, con un’ attenzione prevalente al fare, cioè alla creazione di nuovi prodotti». Dall’indagine di Salone d’Impresa, emerge che l’8% del campione di aziende intervistato ha puntato nel 2014 sull’internazionalizzazione a livello di mercati, il 16% ha puntato sull’internazionalizzazione di prodotti e servizi, l’8% sul livello dell’organizzazione. Le percentuali salgono, se si chiede alle aziende di indicare le strategie che intendono attuare nel 2015: il 15% pensa di investire nella presenza in nuovi mercati, il 19% punta sull’internazionalizzazione di prodotti e servizi, il 9% sul livello dell’organizzazione. «La maggior propensione all’internazionalizzazione è fatta dalle imprese che esportano già sia sui mercati europei che su quelli mondali», ha aggiunto Azzariti.

Durante l’incontro, di fronte a una platea di circa 130 imprenditori, si è parlato degli scenari economici e politici che si prospettano per l’Europa, ma soprattutto di apertura di nuovi mercati, con un parterre composto da giornalisti e alcuni relatori d’eccezione, che hanno portato tre diverse esperienze di internazionalizzazione.

A partire da quella di Geox S.p.A., grande azienda conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. «Geox è un’azienda leader di mercato che realizza il 70% del suo fatturato fuori dall’Italia», ha spiegato il presidente Mario Moretti Polegato, «la nostra espansione all’estero continua a ritmi serrati, specialmente in Asia, dove il nostro piano prevede l’apertura di quattrocento punti vendita in Cina entro il 2016. Ma nei nostri progetti non c’è solo l’Asia. Il mercato statunitense è tornato a essere molto appetibile per noi, visto il consolidamento della crescita. Oggi il calo del prezzo del petrolio, il rafforzamento del dollaro e le misure adottate dalla Banca centrale europea creano condizioni favorevoli per l’export delle aziende europee. Ma, senza investimenti nell’espansione internazionale, queste opportunità rischiano di trasformarsi in un fuoco di paglia».

Saiv S.p.A. è un’azienda vicentina che dal 2006, con l’avvio della sua prima filiale in Algeria, ha iniziato un percorso di apertura all’estero. «Saiv opera nel settore dell’Information and Communication Technology (Ict) da quasi quarant’anni, da piccola azienda di installazione ha saputo cogliere la visione del mercato che stava cambiando radicalmente nelle telecomunicazioni per le imprese, divenendo oggi una delle aziende leader del settore degli integratori Ict del NordEst», ha raccontato Enrico Quaglio, direttore generale dell’azienda vicentina, «Saiv sta coniugando innovazione tecnologica continua, in linea con l’evoluzione dei sistemi verso le tecnologie di Data Center e Cloud, e un cambiamento organizzativo che ha il fulcro nei nuovi servizi di monitoraggio e sicurezza da un lato e nell’implementazione di un team di project managers dall’altro per la realizzazione di primari progetti di infrastrutture complesse di comunicazione per la clientela top in Italia e all’estero. Il processo di internazionalizzazione, all’inizio vissuto su opportunità, è divenuto nel corso dell’ultimo decennio una scelta irrinunciabile sostenuta dalla proprietà e diffusa all’interno di tutta l’organizzazione manageriale dell’azienda. L’Italia, comunque, continua a rappresentare il 70% dei ricavi totali dell’azienda e, in questo senso, una politica di ulteriore crescita sul mercato domestico è auspicabile per poter ottenere i benefici dimensionali di una più estesa copertura del territorio e di politiche di gestione ottimizzata dei processi».

Per ogni azienda che guarda all’estero un presupposto fondamentale è l’investimento nelle nuove tecnologie, che contribuiscono ad abbattere le distanze fisiche. Di tecnologia che facilita l’internazionalizzazione ha parlato Cisco. “The Internet of Everything è semplicemente la rivoluzione industriale che sta avvenendo. È l’esplosione della connettività collettiva che ridisegna ogni cosa”, ha evidenziato Michele Dalmazzoni, Collaboration e Business Transformation Leader di Cisco Italia, “si tratta della valorizzazione della connettività digitale tra persone, cose, processi e dati che sta ridefinendo il nostro quotidiano in ogni suo singolo aspetto. Il modo in cui lavoriamo, studiamo, giochiamo ed impariamo, ma anche i processi aziendali, le modalità di interazione con clienti e cittadini da parte delle aziende e delle istituzioni fino all’affermarsi delle città intelligenti, in cui il nostro vivere è più semplice, più sano e più sostenibile ambientalmente”.

Redazione

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