Nuovi modelli imprenditoriali

 Nuovi modelli imprenditoriali

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[dropcap]U[/dropcap]n po’ di storia ma anche una premessa essenziale: come è “cambiato” il Cambiamento nel corso del tempo ?

Cambiare costa fatica, ai più. Quindi il cambiamento genera di norma diffidenza, se non spavento. Non a caso una maledizione cinese ammonisce: «che tu possa vivere in tempi interessanti».

Di Cambiamento , in economia si è sempre parlato. È evidente che le imprese sono il soggetto economico e sociale più sottoposto a questa condizione. Cambiano le leggi, le culture, la tecnologia, i modelli organizzativi e produttivi, le aspettative e le motivazioni dei lavoratori. E molto altro ancora. Sembra quasi incredibile che, ancora oggi, si parli del cambiamento. È la cosa più normale del mondo, la più naturale.

Adattarsi, cioè accettare, il cambiamento, significa progredire e sopravvivere. Resistervi, porta a soccombere. L’organismo sociale “azienda” si comporta come gli organismi biologici, che Darwin ne “L’evoluzione della Specie” prese a modello per illustrare il concetto di evoluzione. Gli organismi minacciati dall’insuccesso lasciavano le proprie nicchie ecologiche e si adattavano a nuovi ambienti, colonizzandoli e dominandoli poi. È peraltro vero che il Cambiamento viene percepito o come  “progresso” o come “maledizione”, in funzione del suo dinamismo.

Cosa significa esattamente dinamismo del cambiamento?

Tecnicamente, con il tempo intercorrente tra l’annuncio di un cambiamento (i segnali deboli) e l’impatto del cambiamento stesso.

Quando gli esseri umani lavoravano solo per alimentarsi, l’era Agricola, il futuro lo si prevedeva semplicemente guardando indietro. Bastava voltarsi a guardare il passato e le memorie dello stesso.  Gli strumenti della previsione erano le stagioni, il tempo atmosferico. Sole e pianeti disegnavano un architrave esistenziale stabile, ripetitiva, affidabile. Il grano sarebbe certamente maturato con pochi giorni di scarto, al massimo, rispetto all’anno precedente.

Questa Era è durata sino all’avvento dei primi telai, e quindi dell’annuncio dell’epoca industriale. Siamo alla fine del 1700. Un uomo dell’epoca agricola, aveva una storia di migliaia di anni, che confermava e garantiva cosa fare in futuro. Improbabile fosse attrezzato a riconoscere i segnali di cambiamento che iniziavano ad affermarsi.

L’epoca industriale è unanimemente cessata con gli anni 50/60 del 900. Questa epoca, o Era, è durata “solo” 150/160 anni. Otto generazioni al massimo. Un calo drammatico sul piano della stabilità e un dinamismo inusuale per i previsori dell’epoca. Il valore dei terreni agricoli si svalutava rispetto a quello delle aree industriali, a causa del fenomeno dell’urbanesimo. Le campagne venivano abbandonate, le città si popolavano densamente grazie alle fabbriche. I terreni  edificabili schizzavano alle stelle. (Oggi è ampiamente in atto il fenomeno opposto…)
Non lavorando più per alimentarsi e basta, il lavoratore/individuo si trasformava in consumatore. L’industria prosperava grazie alle mille cose, utili e inutili, di cui il neo inurbato sentiva l’improvviso bisogno. Frigoriferi, macchine per cucire, ferri da stiro, hanno segnato l’epoca. Sono nate le vendite rateali (la Singer, macchine per cucire domestiche, la prima ad avere l’intuizione).

L’epoca 1950/1980 è definita post industriale.  La lavatrice, le lavastoviglie  le utilitarie hanno segnato il periodo. L’industria produce anche piccole serie, arriva la personalizzazione (la Magona d’Italia è la prima a produrre e vendere lamiere d’acciaio preverniciate di vari colori). Si afferma il design industriale.

Nascono i servizi e il commercio si sviluppa grandemente.

Il post industriale è durato solo 30 anni!

La quarta Era, è quella del terziario (1980-1995) (15 anni di durata).

Quali segnali l’hanno preconizzata? Indovinate un po’ quali sono i segnali “deboli” che l’era postindustriale (50-80) aveva consegnato al periodo del terziario.

Eccoli.

Nel 61 parte il progetto Arpanet, di fatto il padre di Internet, convenzionalmente poi fatta nascere nel 1983.

Clive Sinclair, baronetto del regno e attuale presidente onorario del Mensa, già dal 1961 si occupa di computing e nel 1980 lancia lo ZX80, il primo Home Computer. Il Macintosh di Jobs è del 1984, il Commodore 64 è dell’82 (la prima versione), l’Atari nella sua versione di Game Arcade inonda il mercato tra gli anni 70 e 80. Alcuni titoli ? Asteroids, Tetris, Pac Man…
In azienda, intanto, tipi come me (i Consulenti) introducono l’indice di terziarizzazione quale contributo alla comprensione del valore di un’impresa.  La somma di tutti i costi commerciali, quella del personale non produttivo (impiegati e dirigenti) più quelli legati all’informatica, alla ricerca e sviluppo, ed altri assets immateriali, vengono paragonati ai costi globali .Il rapporto tra queste due grandezze rappresenta il suddetto indice. Nel 1991, Hiroyuki  Itami sistematizza e definisce il concetto di “Invisible Assets” e tutto cambia. Modelli di bilancio, criteri di valutazione delle aziende ecc. Il know how, la reputazione, le curve di esperienza divengono assets e divengono misurabili.  L’impairment test, anni dopo, si incaricherà di verificare il valore corrente dell’Intangibile anno per anno.

L’azienda inizia a valere più per ciò che sa piuttosto per ciò che ha

Dal terziario (informatica ed immaterials) si passa al terziario avanzato (1995-2005). Telefonia portatile e Web insomma. L’affermazione di Internet è rapida, esponenziale. È diffusiva e modifica i modelli di business in modo velocissimo. Nel maggio 2000 scoppia la bolla finanziaria generata dai multipli in uso nella valorizzazione delle imprese.

Nonostante ciò, la New Economy si afferma in tutto il mondo, irrispettiva, ed irrispettosa, di questo sboom. Nokia domina nei cellulari, i canadesi di Blackberry non sono ancora apparsi né gli smartphones. I palmari sembrano “the new thing” ma stentano e il Newton della Apple è un fragoroso flop. Era il 1993.

Per Internet siamo al Web 1.0.

Nel 2004 O’Reilly conia il termine di Web 2.0 per distinguerlo dall’ormai sorpassato Web 1.0. Dal 2005 a tutto il 2010 è Web 2.0 la nuova Era, mentre l’attuale 2011-oggi, propongo di chiamarla AppEra, l’Era delle Apps, il modello ormai dominate di web device.

Abbiamo quindi un dettaglio dei cicli.

Riepiloghiamone la durata.

Allora: n*1000 anni, 150 anni, 30 anni, 15 anni, 10 anni, 5 anni, 3 anni… poi, …. 6 mesi?

A conferma di quanto descritto,  ecco  sintetizzata la forma grafica del fenomeno.

tabella

Questo è il drammatico trend del crollo dell’intervallo di tempo tra annuncio di un cambiamento, ed impatto del cambiamento stesso.  La consapevolezza di questo odierno “aver poco tempo per adeguarsi” non è patrimonio naturale e spontaneo delle imprese.

Il cambiamento impatta sempre all’”improvviso”. Un po’ come la neve d’Inverno, che stabilmente “sorprende” le città del Nord.

È questa mancata Antifragilità che penalizza i Sistemi moderni, tra cui l’Impresa.

Gli Imprenditori devono capire, ed accettare, che è obbligatorio inserire stabilmente in azienda, ed in staff al CEO una risorsa dedicata  che sia pagata per annusare l’aria, per sperimentare, per SBAGLIARE e per niente escludere. In Mooneye Advisors lo chiamiamo Opportunity Manager.

Nuove Condizioni del Contesto

Negli anni 80/90 la maggior parte delle imprese erano imitative. I Me Tooers nascevano sia da fuoriusciti da un’azienda madre, sia da esterni che andavano a coprire una nicchia redditizia operando “tel quel” il first mover. Anche i distretti industriali, tipicamente italiani ed iperstudiati ad Harvard rispondevano a questa logica.
Iniziavano anche le ristrutturazioni strategiche. Finita l’era della diversificazione con centralizzazione, adesso si andava verso la focalizzazione sul business con decentramenti funzionali. Sono le aziende nate per gemmazione.

Nascevano le Imprese Rete (da non confondersi con le Reti di Imprese di oggi). Questo serviva ad incrementare l’elasticità del sistema impresa, riduceva i rischi, e consentiva uno spezzettamento giuridico utile, ad esempio, ad aggirare la legislazione sugli occupati.

Anche all’estero, si sfaldavano le logiche del Keiretsu. Dopo l’avvento della qualità, il just in time, la “focalizzazione strategica” erano la nuova buzzword degli specialisti di Strategia
Il cambiamento in atto, oggi.

Le “Buzzwords” di noi consulenti sono opere d’arte moderna, contemporanea. Creative, fantasiose, impattano. Anche quello aiuta.

Le aziende clienti, non cercano più pareri, ma soluzioni

Le aziende non si focalizzano più sul “core business” (ad esempio “fare Auto” abbandonando Finanza ed Assicurazioni), ma sulla “core competence” (ad esempio “saper vendere auto” … esternalizzando tutto il resto, dalla produzione, al servizio post vendita, per non parlare degli orribili “call centres” delocalizzati in paesi i più vari.

Dal Web 2.0 siamo passati al Crowdsourcing (Trip Advisors ne è un eccellente esempio), al Crowdfunding, al peer to peer financing al Social Media Engagement
Una vendita, oggi si dice, avviene solo grazie ad una transazione emozionale, per cui è nato e va studiato l’Emotional Marketing . L’Emotional Marketing si aggiunge all’Event Marketing, al Green Marketing… La CSR (Company Social Responsability) diviene un fattore sempre più rilevante nelle strategie di business.

Io, che tra le altre cose mi occupo del mercato degli “happy few”, devo leggere il World Wealth Report per scoprire quanti sono, e dove hanno speso, gli HNWI (High Net Worth Individuals) e gli UHNWI (Ultra High Net Worth Individuals)… Ritrovo il termine “passion”, perché quei privilegiati investono/spendono solo per le loro “passions”. Il che, a ben considerare, è un modo efficace per indirizzare flussi di cash rilevanti assai.

Claudio Giannesi
Managing Partner di
Mooneye Advisors

Claudio Giannesi

1 Comment

  • Trovo l’articolo molto interessante

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