Nuovo stop per i controlli troppo veloci

 Nuovo stop per i controlli troppo veloci

Si conferma ancora una volta che l’accertamento fiscale è illegittimo se emesso dall’Agenzia delle Entrate senza il rispetto dei termini minimi previsti dalla legge per consentire una replica al contribuente.

Questa volta a precisarlo è la Suprema Corte che, con sentenza n. 27831 del 12 dicembre 2013, ha ribadito come l’’articolo 12 della legge n.212/2000 (ossia lo Statuto dei diritti del Contribuente) preveda che l’Ufficio delle imposte non possa emettere l’avviso di accertamento prima che decorrano 60 giorni dalla consegna del verbale conclusivo delle operazioni effettuate dai verificatori, fatta salva l’eventuale motivata urgenza.

In particolare, i giudici non hanno ritenuto di accogliere l’asserita urgenza basata sulla scadenza dei termini di accertamento. L’Agenzia delle Entrate, infatti, così facendo ha violato il principio di cooperazione previsto dallo Statuto dei diritti del Contribuente.

La Cassazione, dunque, ribadisce come l’eventuale urgenza non possa far venir meno i diritti previsti dalla legge. Pertanto, risulta sostanzialmente illegittimo il comportamento dell’amministrazione che decida di verificare un contribuente negli ultimi mesi accertabili (entro quest’anno, ad esempio, l’Ufficio può verificare la posizione relativa all’anno 2008), senza consentire al contribuente i termini minimi per l’esercizio del proprio diritto al contraddittorio.

Avv. Matteo Sances
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