Olimpiadi Milano-Cortina: impatto economico da 6,1 miliardi, il 52% in Lombardia

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 genereranno un impatto economico complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, con effetti distribuiti nel tempo e sul territorio ben oltre la durata dell’evento sportivo.

La stima considera non solo la spesa diretta legata ai Giochi, ma anche il turismo indotto, la valorizzazione delle infrastrutture permanenti e gli effetti moltiplicativi sull’economia: l’impatto complessivo è composto da 1,1 miliardi di spesa turistica diretta durante l’evento1,4 miliardi di turismo indotto nei 24 mesi successivi3,2 miliardi di legacy infrastrutturale valorizzata e 400 milioni di effetti indotti netti.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui dal punto di vista temporale, l’impatto dei 6,1 miliardi risulta ampiamente distribuito.

Nel periodo 2020-2025, fase di preparazione e realizzazione delle infrastrutture, si concentra 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, legati soprattutto ai cantieri, ai servizi di progettazione e alle attività organizzative.

Il solo mese di febbraio 2026, durante lo svolgimento dei Giochi, genera 1,3 miliardi, ovvero il 21% dell’impatto complessivo, grazie alla spesa turistica diretta e alla piena operatività dell’evento.

Nei dodici mesi successivi, tra 2026 e 2027, l’impatto stimato è pari a 1,1 miliardi di euro (18% del totale), riconducibili principalmente al turismo indotto e agli effetti moltiplicatori della spesa olimpica.

La fase di legacy di medio termine, tra 2028 e 2030, contribuisce per 900 milioni di euro (15%), mentre la legacy di lungo periodo, tra 2031 e 2050, vale ulteriori 700 milioni (12%), legati al valore residuo delle infrastrutture e ai benefici permanenti in termini di mobilità, attrattività e competitività territoriale. Anche la distribuzione geografica dell’impatto evidenzia differenze rilevanti.

La Lombardia concentra la quota maggiore in valore assoluto, con 3,2 miliardi di euro, pari al 52% del totale. Rapportato a un PIL regionale di circa 447 miliardi, l’impatto equivale allo 0,72% del prodotto regionale.

Il Veneto intercetta 2,1 miliardi di euro, pari al 34% del totale, con un’incidenza sull’economia regionale più elevata: circa 1,17% del PIL, a fronte di un pil di 180 miliardi.

Il Trentino-Alto Adige, con 800 milioni di euro (14% del totale), registra l’impatto relativo più significativo: 1,60% del PIL regionale, stimato in 50 miliardi.

Nel complesso, l’impatto aggregato sulle tre regioni coinvolte, che presentano un pil combinato di circa 677 miliardi di euro, è pari a 0,90% del loro prodotto complessivo. Un dato che, secondo l’analisi, conferma la portata macroeconomica dell’evento a livello territoriale, pur in un quadro di sostenibilità per le economie regionali.

«Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina rappresentano molto più di un grande evento sportivo: sono un investimento strategico per l’economia italiana. Un impatto complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro, distribuito nel tempo e nei territori, dimostra che quando il Paese sceglie di misurarsi con sfide complesse e di respiro internazionale, i benefici superano ampiamente i costi, soprattutto se si guarda alla legacy infrastrutturale, al turismo e al rafforzamento delle filiere produttive. L’elemento più rilevante è la dimensione strutturale dell’impatto. Non si tratta di una spesa concentrata in poche settimane, ma di un ciclo economico che inizia anni prima dell’evento e prosegue per decenni, grazie alle infrastrutture, alla maggiore attrattività dei territori e alla capacità di generare nuova domanda. È una lezione importante anche per il dibattito pubblico: le grandi iniziative sportive, se ben governate, non sono un lusso, ma uno strumento di politica economica. Per questo l’Italia non deve mai sottrarsi a questo tipo di iniziative. Rinunciare per timore, per eccesso di prudenza o per diffidenza verso la complessità significherebbe rinunciare a opportunità di crescita, di visibilità internazionale e di modernizzazione del Paese. Le Olimpiadi di Milano-Cortina mostrano che è possibile coniugare rigore finanziario, sostenibilità e sviluppo, coinvolgendo il sistema delle imprese e valorizzando i territori. Investire in grandi eventi sportivi vuol dire investire nel futuro produttivo del Paese. È una strada che richiede serietà, programmazione e capacità di fare, ma che può restituire all’Italia un ruolo più forte nello scenario internazionale, rafforzando al tempo stesso l’economia reale e le imprese che ne sono il motore» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 costituiscono uno dei più rilevanti interventi economici e infrastrutturali programmati in Italia nel decennio in corso. L’impatto economico complessivo stimato è pari a 6,1 miliardi di euro, valore che include gli effetti diretti, indiretti e indotti dell’evento, la valorizzazione economica delle infrastrutture permanenti realizzate e i benefici di medio e lungo periodo derivanti dall’aumento dell’attrattività turistica dei territori coinvolti. La stima si colloca al di sopra di uno scenario prudenziale, generalmente attestato intorno ai 5,3 miliardi, in quanto adotta un orizzonte temporale più ampio per la coda turistica e una valutazione della legacy infrastrutturale basata sui benefici economici attualizzati e non sul semplice costo di realizzazione delle opere.

La composizione dei 6,1 miliardi di euro si articola in quattro grandi aggregati. 1,1 miliardi sono attribuibili alla spesa turistica diretta durante il periodo dei Giochi, 1,4 miliardi al turismo indotto nei ventiquattro mesi successivi, 3,2 miliardialla legacy infrastrutturale valorizzata e 0,4 miliardi agli effetti indotti netti generati dai meccanismi moltiplicativi della spesa. Questa articolazione consente di cogliere la natura strutturale dell’impatto olimpico, che non si esaurisce nella fase dell’evento ma si distribuisce lungo un arco temporale esteso.

La spesa turistica diretta di 1,1 miliardi di euro è stimata sulla base di un afflusso complessivo nell’ordine di alcuni milioni di presenze, includendo spettatori muniti di biglietto, accompagnatori, personale tecnico, media, sponsor e visitatori attratti dal contesto olimpico. La permanenza media è valutata in circa 3,2 notti, con una spesa giornaliera differenziata tra visitatori italiani e internazionali. I turisti provenienti dall’estero presentano una spesa media giornaliera stimata in 180-185 euro, mentre quella dei visitatori italiani si colloca intorno ai 130-140 euro.

La distribuzione settoriale della spesa vede la ricettività assorbire circa il 38-40% del totale, pari a oltre 420 milioni di euro, la ristorazione circa 280 milioni, i trasporti locali e regionali circa 150 milioni, il commercio e il merchandising intorno ai 120 milioni, mentre intrattenimento e servizi accessori superano complessivamente i 130 milioni. Si tratta di flussi ad alta intensità di lavoro, con un’elevata capacità di trattenere valore nei territori ospitanti. Il turismo indotto post-evento rappresenta una delle componenti più significative dell’impatto economico, con una stima pari a 1,4 miliardi di euro distribuiti su 24 mesi. L’ipotesi di fondo è che l’esposizione mediatica globale dell’evento olimpico produca un incremento strutturale dei flussi turistici, come già osservato in precedenti edizioni.

Applicando un tasso di conversione estremamente prudente, inferiore allo 0,1% dell’audience globale potenziale, si ottiene un afflusso aggiuntivo nell’ordine di 2,0-2,2 milioni di visitatori nel biennio successivo ai Giochi. La permanenza media di questi turisti è stimata in 4,5 giorni, con una spesa complessiva per visitatore pari a circa 650-670 euro, valore che riflette una domanda meno concentrata sull’evento sportivo e più orientata alla fruizione complessiva del territorio. La distribuzione temporale di questi flussi è decrescente ma persistente, con circa 800 mila visitatori nei primi sei mesi post-evento, 600 mila nei successivi sei mesi e il resto distribuito nel secondo anno.

La legacy infrastrutturale valorizzata, pari a 3,2 miliardi di euro, costituisce la componente più rilevante dell’impatto complessivo. Gli investimenti infrastrutturali connessi ai Giochi ammontano a circa 3,5 miliardi di euro, di cui la quota prevalente è destinata a opere di trasporto e mobilità. La valutazione economica non si limita al costo sostenuto, ma considera i benefici generati lungo la vita utile delle infrastrutture. Le opere ferroviarie e stradali, con una vita media stimata in 35-40 anni, producono benefici annuali legati alla riduzione dei tempi di percorrenza, alla maggiore affidabilità dei collegamenti e all’incremento dell’accessibilità territoriale. Tali benefici sono stimati in circa 90-100 milioni di euro annui. Attualizzando questo flusso su quarant’anni a un tasso sociale di sconto del 3%, si ottiene un valore economico superiore ai 2,2 miliardi di euro. Gli impianti sportivi permanenti, che assorbono investimenti per circa 450 milioni di euro, generano valore attraverso l’utilizzo post-olimpico per eventi sportivi, allenamenti internazionali e turismo sportivo. L’utilizzo medio stimato è pari a circa il 65% della capacità, superiore alla media nazionale per strutture analoghe. I ricavi netti annuali derivanti da eventi, training camp e attività ricreative sono stimati in circa 20-22 milioni di euro, che attualizzati su un orizzonte di 30 anni generano un valore economico di circa 430 milioni di euro. A ciò si aggiungono gli effetti della riqualificazione urbana e territoriale, che interessano un patrimonio immobiliare stimato in circa 4,8 miliardi di euro. Un incremento medio dei valori immobiliari pari al 10-12%, coerente con esperienze analoghe, produce una valorizzazione economica permanente nell’ordine di 550-570 milioni di euro.

Gli effetti indotti netti, stimati in 400 milioni di euro, derivano dai meccanismi di moltiplicazione della spesa iniziale. L’occupazione diretta generata dall’evento è stimata in circa 13.000 unità, cui si aggiungono occupazioni indirette lungo le filiere con un rapporto medio di 1 a 1,8, portando il totale a oltre 36.000 unità di lavoro complessive. Il reddito medio annuo lordo associato a queste posizioni è stimato in circa 32.000 euro, con una durata media dell’impiego pari a 18 mesi. Il reddito complessivo generato supera così 1,7 miliardi di euro. Considerando una propensione marginale al consumo dell’82%, la spesa indotta ammonta a circa 1,4 miliardi, cui viene applicato un moltiplicatore netto prudenziale pari a 1,28, coerente con studi su eventi analoghi in economie avanzate. Al netto delle sovrapposizioni con le altre voci, l’effetto aggiuntivo netto è quantificato in 400 milioni di euro.

Dal punto di vista macroeconomico, l’impatto di 6,1 miliardi equivale a circa 0,12-0,15 punti percentuali di PIL nazionale, distribuiti su più anni. A livello territoriale, l’impatto risulta più concentrato. La Lombardia assorbe circa il 52%del valore complessivo, pari a 3,2 miliardi, il Veneto il 34% con 2,1 miliardi, mentre il Trentino-Alto Adige intercetta il restante 14%, pari a 800 milioni. Rapportato al PIL regionale, l’impatto equivale a circa 0,7% per la Lombardia, 1,2%per il Veneto e 1,6% per il Trentino-Alto Adige, evidenziando un effetto particolarmente significativo per le economie di dimensione più contenuta.

DISTRIBUZIONE TEMPORALE E GEOGRAFICA DELL’IMPATTO

L’impatto economico complessivo stimato in 6,1 miliardi di euro delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 non si concentra in un unico momento, ma si distribuisce lungo un arco temporale esteso e su più territori, riflettendo la natura strutturale dell’evento e la pluralità dei canali attraverso cui esso genera valore economico. Questa articolazione temporale e geografica consente di cogliere appieno la differenza tra un grande evento sportivo e un vero e proprio progetto di sviluppo economico.

Distribuzione temporale

Nel periodo 2020–2025, precedente allo svolgimento dei Giochi, si concentra una quota pari a 2,1 miliardi di euro, corrispondente al 34% dell’impatto economico totale. Questa fase è caratterizzata prevalentemente dalla realizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali e dalle attività di organizzazione dell’evento. I principali effetti economici derivano dall’attivazione dei cantieri, dalla progettazione, dai servizi di ingegneria, dall’impiantistica, dalla logistica e dalle forniture connesse. In questa fase l’impatto assume la forma di investimenti produttivi che alimentano la domanda interna, rafforzano le filiere industriali e dei servizi avanzati e generano occupazione qualificata, con effetti che si estendono ben oltre i territori direttamente interessati dalle sedi di gara.

Il mese di febbraio 2026, coincidente con lo svolgimento delle competizioni olimpiche, concentra 1,3 miliardi di euro, pari al 21% dell’impatto complessivo. È il momento di massima intensità economica, in cui si sommano la spesa turistica diretta e l’operatività dell’evento. In questa fase la domanda si concentra su ospitalità, ristorazione, trasporti, commercio e intrattenimento, con un’elevata intensità di lavoro e una forte capacità di generare valore aggiunto locale in un arco temporale molto ristretto. La concentrazione temporale della domanda consente agli operatori di massimizzare i ricavi e produce effetti significativi sui redditi e sull’occupazione nei territori coinvolti.

Nel periodo 2026–2027, corrispondente ai dodici mesi successivi ai Giochi, l’impatto stimato ammonta a 1,1 miliardi di euro, pari al 18% del totale. In questa fase emergono in modo più evidente gli effetti del turismo indotto e dei meccanismi moltiplicativi della spesa olimpica. La visibilità internazionale dell’evento e il rafforzamento dell’immagine delle destinazioni coinvolte alimentano flussi turistici aggiuntivi, mentre la spesa generata dai redditi prodotti nelle fasi precedenti continua a propagarsi nel sistema economico. È in questo segmento temporale che l’Olimpiade inizia a manifestare pienamente il proprio ruolo di leva di sviluppo e non più soltanto di evento straordinario.

La fase 2028–2030, definita di legacy di medio termine, assorbe 900 milioni di euro, pari al 15% dell’impatto complessivo. In questo periodo diventano centrali l’utilizzo ordinario delle infrastrutture realizzate, la capacità di attrarre nuovi eventi sportivi e turistici e il consolidamento di flussi di visitatori strutturalmente superiori ai livelli pre-olimpici. L’impatto economico assume una forma più diffusa e meno concentrata, ma continua a produrre effetti rilevanti su occupazione, redditi e competitività territoriale.

Infine, nel periodo 2031–2050, la legacy di lungo termine contribuisce per 700 milioni di euro, pari al 12% del totale. Questa quota rappresenta il valore residuo delle infrastrutture e dei benefici permanenti generati dalle opere di mobilità, dagli impianti sportivi e dagli interventi di riqualificazione urbana. Pur essendo distribuito su un arco temporale molto ampio, questo segmento evidenzia come una parte non marginale dell’impatto economico delle Olimpiadi sia destinata a prodursi ben oltre l’orizzonte dell’evento, rafforzando nel tempo la competitività dei territori interessati.

Distribuzione geografica

Dal punto di vista territoriale, l’impatto complessivo di 6,1 miliardi di euro si distribuisce in modo differenziato tra le tre regioni direttamente coinvolte, riflettendo il peso economico dei territori, la localizzazione delle sedi di gara e la concentrazione degli investimenti infrastrutturali.

La Lombardia concentra la quota maggiore dell’impatto, pari a 3,2 miliardi di euro, ovvero il 52% del totale. Questo dato è coerente con il ruolo di Milano come hub principale dell’evento, con la densità del sistema produttivo regionale e con la rilevanza degli investimenti infrastrutturali realizzati sul territorio. Rapportato a un PIL regionale di circa 447 miliardi di euro, l’impatto olimpico equivale a 0,72% del prodotto regionale, un valore significativo per un’economia di grandi dimensioni, soprattutto se distribuito su più anni.

Il Veneto intercetta 2,1 miliardi di euro, pari al 34% dell’impatto complessivo. A fronte di un PIL regionale di circa 180 miliardi di euro, l’effetto relativo sale a 1,17% del PIL, evidenziando un’incidenza più elevata rispetto alla Lombardia. Questo riflette il ruolo strategico di Cortina d’Ampezzo e degli investimenti sulla viabilità e sull’accessibilità delle aree dolomitiche, oltre alla funzione di Verona come sede di eventi e infrastrutture di supporto.

Il Trentino-Alto Adige beneficia di un impatto stimato in 800 milioni di euro, pari al 14% del totale. In valore assoluto si tratta della quota più contenuta, ma in termini relativi è quella più significativa. Considerando un pil  regionale di circa 50 miliardi di euro, l’impatto olimpico equivale infatti a 1,60% del prodotto regionale, confermando come le Olimpiadi rappresentino per i territori di dimensione più ridotta un fattore di stimolo economico particolarmente incisivo.

Nel complesso, l’impatto aggregato sulle tre regioni coinvolte, che presentano un PIL combinato di circa 677 miliardi di euro, è pari a 0,90% del loro prodotto complessivo. Questo dato sintetizza efficacemente la portata economica dell’evento: sufficientemente ampia da produrre effetti macroeconomici rilevanti a livello territoriale, ma al tempo stesso compatibile con la sostenibilità delle economie regionali e con la capacità di assorbimento del sistema produttivo.