Origine preferenziale e non preferenziale delle merci: concetti diversi con regole diverse

 Origine preferenziale e non preferenziale delle merci: concetti diversi con regole diverse

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[dropcap]P[/dropcap]arlare di origine delle merci vuol dire toccare un argomento molto più vasto e complesso di quello che talvolta si immagina. Gli operatori, soprattutto quelli meno esperti, non hanno sempre ben chiara la differenza tra i concetti di origine preferenziale e non preferenziale (“made in”).

Eppure si tratta di un argomento centrale della tecnica doganale. Da un lato, fornire indicazioni in merito all’origine rappresenta un adempimento per la cui non corretta indicazione è previsto un profilo di responsabilità sia amministrativo che penale; dall’altro, maneggiare la materia dell’origine delle merci in modo corretto può consentire alle imprese di disporre di una leva competitiva in più su cui fondare una strategia di esportazione.

Nel commercio internazionale il concetto di origine va interpretato sotto due diversi punti di vista: l’origine delle merci intesa come “made in”, detta anche origine non preferenziale, che individua il luogo di produzione del bene e l’origine preferenziale delle merci che individua un concetto di origine riferito al rispetto di particolari requisiti che le merci devono rispettare, nell’ambito di scambi che avvengono con Paesi o gruppi di Paesi che hanno stipulato accordi preferenziali con la Comunità Europea.

I due concetti rappresentano quindi due mondi separati e rispondono a regole e normative diverse al punto che un prodotto può essere allo stesso tempo “made in Italy”, quindi prodotto in Italia e non essere però di origine preferenziale, perché non vengono rispettati i requisiti necessari per tale attribuzione.

L’origine non preferenziale delle merci identifica il Paese in cui un prodotto è stato ottenuto, interamente (pensiamo a prodotti dell’agricoltura, ad esempio) o grazie all’utilizzo di materie prime o componenti provenienti anche da altri Paesi (tipicamente un prodotto industriale). L’origine non preferenziale rappresenta altresì un’informazione indispensabile dell’accertamento doganale nell’ambito degli scambi con i Paesi terzi, nonché per la corretta applicazione delle misure tariffarie (applicazione dei dazi) e di politica commerciale comunitaria (contingentamenti, divieti, misure commerciali restrittive). Ed ancora, sarà grazie  alla determinazione delle regole di origine non preferenziale che si potrà rispettare le regole di etichettatura in materia di origine nella fase di commercializzazione delle merci.

Con il termine “origine preferenziale” si fa invece riferimento ad un concetto di origine  riferita a specifici accordi commerciali stipulati  dalla CE con numerosi Paesi nel mondo; grazie a tali accordi, le merci che presentano le necessarie caratteristiche, beneficiano di esenzioni o riduzioni daziarie all’atto dell’importazione dei beni nel Paese di destino.
L’origine preferenziale a prima vista sembra di immediato vantaggio economico per gli importatori dal momento che possono beneficiare di riduzioni daziarie, ma è immediatamente intuibile, tuttavia, di come essa possa rappresentare un valore aggiunto ed un’opportunità di sviluppo per gli stessi esportatori che possono disporre di una leva commerciale in più (laddove ovviamente siano rispettati i requisiti), conferendo loro un vantaggio competitivo rispetto a concorrenti di altri Paesi.

Le problematiche operative che investono l’azienda nel momento in cui decide di condurre un’approfondita indagine per la determinazione delle regole per l’attribuzione del “made in” o dell’origine preferenziale generano la necessità per diversi reparti aziendali di operare in sinergia, dall’ufficio commerciale all’ufficio acquisti passando per la produzione, valorizzando il concetto di azienda non più a compartimenti stagni ma a vasi comunicanti, che dovrebbe essere l’assetto standard per una realtà imprenditoriale che voglia avere una presenza stabile e consapevole sui mercati esteri.

Fabrizio Ceriello

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