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Orrori di internazionalizzazione: gli errori più comuni in un sito web per l’estero (seconda puntata)

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[dropcap]N[/dropcap]ella prima puntata ho messo in evidenza l’importanza della presenza sul web per l’efficacia delle politiche di internazionalizzazione. Ora approfondiamo il tema delle traduzioni o, ancor meglio, della qualità dei contenuti in lingua.

L’approccio alla traduzione dovrebbe, prima di tutto, tenere conto delle linee guida di marketing internazionale, ma preferisco rimandare alle prossime puntate gli aspetti più strategici e passare subito alle raccomandazioni pratiche.

Non risparmiate sulle traduzioni, non ne vale la pena. Questo settore ha risentito della globalizzazione e delle nuove tecnologie, è possibile, quindi, utilizzare a distanza traduttori madrelingua, professionali, esperti nel settore e che conoscano sia il proprio territorio sia le imprese italiane.

Cosa succede, invece, quando si utilizzano persone con una buona competenza linguistica, ma nessuna conoscenza del prodotto e del settore? Un esempio. Mi è capitato di vedere citato, in un testo in inglese, un “herb cheese” (formaggio alle erbe) come abbinamento per un vino Passito. Tecnicamente è sbagliato, mi chiedo come possa essere successo e recupero il testo italiano, dove c’era un “formaggio erborinato”, nel quale non ci sono le erbe, ma semmai le muffe, come nel Gorgonzola. Il traduttore non sapeva cos’era un formaggio erborinato e quindi non è riuscito a tradurre correttamente. In questi casi occorre aggiungere alla tecnica di traduzione una certa pratica e forse anche un po’ di furbizia. Sarebbe stato corretto utilizzare un glossario tecnico, ma anche esaminare i contenuti in inglese del sito di un operatore autorevole (in questo caso il Consorzio Gorgonzola) o magari chiedersi se esiste un formaggio erborinato “madrelingua” e analizzare il linguaggio utilizzato nella sua comunicazione. In quest’ultimo caso saremmo stati fortunati e il sito web dello Stilton ci avrebbe aiutati a capire che i formaggi erborinati in inglese si traducono come “blue-veined” e non hanno nulla a che fare con le erbe.

Qualche volta l’errore è un po’ più subdolo, come potete vedere dall’immagine, in questo caso la traduzione è di buon livello, ma al traduttore non è stata fornita la tabella. I numeri, quindi, sono stati espressi come in italiano e hanno mantenuto le virgole, mentre in un testo inglese avrebbero dovuto avere i punti. Noterete anche che nella parte testuale appare l’abbreviazione “gr.” mentre all’interno della tabella “g”.

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Sono piccolezze? Forse, ma quando ci presentiamo come eccellenza (non vi dico qual è il prodotto, ma vi assicuro che è una vera eccellenza) dovremmo prestare attenzione anche ai dettagli.
Se avete letto fino qui e state pensando “ma io mi occupo di lavorazioni metalliche, per me è diverso” fareste meglio a ricredervi. Il linguaggio tecnico è ancora più complesso da tradurre ed è già successo che qualcuno abbia tradotto “cuscinetti” in cinese con una locuzione simile a “piccoli cuscini”.

Ultima chicca: un produttore di (ottimo) caffè mantiene da anni nel proprio sito alcune informazioni sulla propria produzione di cialde, che inglese si chiamerebbero “coffee pod”. Sul sito campeggia la parola “waffle”, anche queste sono cialde, ma sono quelle che si mangiano al mattino irrorate da abbondante sciroppo d’acero…

In sintesi, identificate professionisti della traduzione, madrelingua, esperti del settore e poi rileggete, confrontate, rileggete e rileggete ancora. Non si tratta di dettagli inutili, o meglio, sono dettagli che valgono come le viti, i bulloni e le saldature fatte bene.

Rita Bonucchi
Bonucchi & Associati srl
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Rita Bonucchi

1 Comment

  • Lorena

    Grazie mille delle puntualizzazioni, molto utili per far sì che la comunicazione in lingua sia all’altezza del prodotto e… anche per evitare problemi legali e noie alla frontiera.Questa etichetta ad esempio ( che grosso modo dovrebbe essere di un culatello, o almeno di un Prosciutto crudo di Parma…) da qualche mese non è più a norma di legge: le informazioni sono probabilmente corrette ma sono incomplete e non sono messe nel giusto ordine, per il mercato europeo… E specifico europeo perchè la stessa tabella in inglese fatta a norma per l’UK, non va bene per USA o per Canada o Australia… Quindi concordo pienamente con l’indicazione di affidarsi agli specialisti del settore, oltre che a bravi traduttori, per trasmettere tutto il valore e la cura del prodotto.

    16 Febbraio 2015 at 18:56

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