Osservatorio Cerved sulle chiusure d’impresa: nel 1° semestre 2017 i fallimenti tornano ai livelli pre-crisi

 Osservatorio Cerved sulle chiusure d’impresa: nel 1° semestre 2017 i fallimenti tornano ai livelli pre-crisi

Nei primi sei mesi del 2017, sono 36,5 mila le imprese che hanno avviato una procedura di default o chiusura volontaria: complessivamente si tratta di una diminuzione del 5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati del semestre confermano e rafforzano i segnali di miglioramento che già erano emersi in precedenza: il sistema imprenditoriale italiano si avvia verso l’uscita dal lungo periodo di crisi economica.

Questo è, in sintesi, lo scenario che emerge dall’Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure d’imprese relativo al secondo trimestre del 2017 che Cerved, gruppo leader in Italia nell’analisi del rischio di credito e nella gestione dei crediti deteriorati, ha diffuso oggi.

“I segnali della prima parte del 2017 sono positivi e ci indicano che il sistema imprenditoriale italiano si sta progressivamente rafforzando. In particolare, il forte calo dei default è un dato molto incoraggiante che testimonia l’uscita del sistema imprenditoriale italiano dal lungo periodo di crisi. La riduzione dei fallimenti è, infatti, un fattore di estrema importanza in stretta relazione con il calo delle sofferenze – commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved – Considerando che tale miglioramento è diffuso a tutte le aree geografiche della Penisola e a tutti i settori economici, siamo fiduciosi che questa tendenza possa confermarsi anche in futuro”.

FORTE CALO DEI FALLIMENTI CHE TORNANO AI LIVELLI PRE-CRISI

Dall’inizio dell’anno le imprese che hanno avviato una procedura fallimentare sono circa 6.300, -15,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il trend positivo, in atto da sette trimestri ha riportato i fallimenti ad un livello in linea con quelli osservati nel periodo 2001-2006.

Considerando le diverse forme giuridiche di impresa, sono le società di persone a guidare il trend (-21,4%), seguite dalle società di capitale (-15,9%) e da società organizzate in altre forme giuridiche (-8,9%).

Analizzando i dati a livello settoriale, l’industria emerge come il settore più solido (882 fallimenti, -22% vs 2016), con i fallimenti ben al di sotto dei livelli pre-crisi. I servizi sono invece il settore dove si concentra il maggior numero di procedure fallimentari (3.422) sebbene, con un -12,9% nel semestre, si avvicinino ai livelli pre-crisi.

Il calo dei default ha accelerato in tutta la Penisola, con maggiore evidenza nel Nord Est che si conferma essere l’area con meno fallimenti segnando un ulteriore miglioramento rispetto all’anno precedente (-19,8%). Cali a due cifre si registrano anche nelle altre aree: -15,6% nel Sud e nelle Isole, -14,8% nel Nord Ovest e -13,3% nel Centro. Scendendo nel dettaglio dei dati regionali, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata sono le uniche regioni che non registrano un miglioramento, mentre i cali maggiori si osservano in Trentino (-32%) e Friuli (-29%).

IL CROLLO DEI CONCORDATI PREVENTIVI GUIDA IL CALO DELLE PROCEDURE NON FALLIMENTARI

Si conferma la riduzione anche delle procedure concorsuali non fallimentari: ne sono state aperte 822 nei primi sei mesi dell’anno, pari a circa il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. La riduzione è guidata dal forte calo fatto segnare dai concordati preventivi (-31,7%) che su un orizzonte di lungo periodo si configura come un vero crollo: -70% rispetto al picco massimo, registrato nel 2013.

Il crollo dei concordati è accompagnato da una diminuzione dei pre-concordati, la procedura che permette di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di presentare un piano di risanamento e accedere al concordato. Nel primo semestre 2017 sono state presentate 807 domande di pre-concordato, il 10% in meno dello scorso anno.

La riduzione delle procedure non fallimentari si conferma un fenomeno diffuso a tutti i settori e le aree geografiche. A guidare la diminuzione l’industria (-22,4%), il settore con meno procedure, seguito da costruzioni (-15,2%) e servizi (-14,2%). A livello geografico sono le regioni del Nord Est a registrare la riduzione più marcata (-26,6%) e il livello più basso di procedure (179).

LE LIQUIDAZIONI VOLONTARIE SCENDONO AI LIVELLI DEL 2008

Dopo la breve inversione di tendenza dello scorso anno, nella prima metà del 2017 le liquidazioni volontarie sono tornate a calare: si stima che siano 29mila le società liquidate, in calo del 2,5% rispetto all’anno precedente. Con questa riduzione le chiusure volontarie d’impresa toccano il livello del 2008.

Le liquidazioni diminuiscono a tassi più sostenuti se si considerano le società di persone (-3,8%) e le società di capitale operative sul mercato (-9,2%); al contrario, cresce il numero di liquidazioni di società dormienti, imprese registrate ma di fatto non operative.

A livello settoriale, nella prima metà del 2017 il numero di liquidazioni si è ridotto nell’industria (-1,2%) ed è tornato a diminuire nei servizi (-1,5%), mentre il numero di chiusure volontarie si è attestato sui livelli dell’anno precedente nelle costruzioni.

Dal punto di vista geografico, le liquidazioni volontarie diminuiscono nel Mezzogiorno (-8%), nel Nord Est (-4,3%) e nel Centro (-3,7%), ma non nel Nord Ovest, che conferma le difficoltà osservate lo scorso anno: nel primo semestre 2017 le società liquidate nell’area superano infatti quota 9,3 mila (+5,2%). A livello regionale, emergono aumenti più marcati in Lombardia (+9,8%) e Toscana (+6,5%), mentre in Puglia (-18,4%), Marche (-13,5%) e Sicilia (-10,3%) si registrano miglioramenti con tassi a doppia cifra.

Redazione

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