Osservatorio protesti e pagamenti Cerved: nel 2014 si riducono le imprese protestate e i tempi di liquidazione delle fatture

 Osservatorio protesti e pagamenti Cerved: nel 2014 si riducono le imprese protestate e i tempi di liquidazione delle fatture

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[dropcap]N[/dropcap]el 2014 si è ridotto significativamente il numero di aziende protestate e sono diminuiti i tempi di pagamento delle fatture. È quanto emerge, in sintesi, dall’Osservatorio sui protesti e i pagamenti delle imprese nel quarto trimestre firmato da Cerved, leader in Italia nell’analisi del rischio credito. Lo studio condotto sugli archivi relativi ai protesti e su Payline, il database di Cerved che raccoglie le abitudini di pagamento di oltre 2,5 milioni di operatori economici, mostra comportamenti più virtuosi anche nella Pubblica Amministrazione, che nel corso dell’ultimo anno ha ridotto significativamente lo stock di fatture inevase.

«Gli ultimi tre mesi del 2014 confermano la positiva inversione di tendenza innescata nei trimestri precedenti, sia sul versante dei protesti che dei ritardi nei pagamenti – commenta Gianandrea De Bernardis, Amministratore Delegato di Cerved -. Sono due le ragioni principali di questo miglioramento: la maggiore cautela delle imprese nel concedere credito commerciale alle controparti e la selezione naturale tra aziende meno solide, molte delle quali uscite dal mercato, e imprese virtuose. Queste ultime oggi appaiono meglio attrezzate per beneficiare dalla ripresa economica in atto».

2014: in deciso calo le imprese protestate
Prosegue nel 2014 il deciso calo di imprese protestate, un trend iniziato nella seconda metà del 2013 che riporta il fenomeno vicino ai livelli precedenti la crisi economico-finanziaria. Complessivamente, nel corso dell’ultimo anno sono quasi 35 mila le società con almeno un titolo protestato nel corso dell’anno, in netta diminuzione rispetto alle 42 mila totali del 2013 (-17,3%).

In generale, la contrazione riguarda tutti i maggiori settori dell’economia e si manifesta diffusamente nelle 20 regioni italiane.

A livello settoriale, il comparto con la più intensa riduzione di aziende protestate è l’industria che segna un ritorno al di sotto dei livelli pre-crisi: nel 2014 sono circa 3,5 mila le imprese manifatturiere protestate, in calo del 22,5% rispetto alle 4,5 mila del 2013 e del 7,8% rispetto alle 3,8 mila del 2007. I settori dei consumi, del sistema casa, della produzione di mezzi di trasporto e della chimica, nonostante i progressi, presentano ancora un numero di protesti superiore ai livelli raggiunti prima del crollo economico globale. I livelli sono invece inferiori a quelli registrati nel 2007 nel sistema moda (-34,3%), nell’hi-tech (-26,4%), nei prodotti intermedi (-22,9%) e nella meccanica (-8,9%).

A livello geografico, il numero di imprese protestate nel 2014 risulta in diminuzione in tutte le regioni italiane. Il fenomeno appare più pronunciato nel Mezzogiorno e nelle Isole. In particolare il Mezzogiorno si conferma l’area con il maggior numero di protesti (14,4 mila), la più alta diffusione del fenomeno (2,3%) e il distacco maggiore dai livelli pre-crisi (+30,7%). In termini regionali, la Lombardia è la regione che torna più vicina ai livelli toccati prima del 2007 (+1,5%) mentre in Liguria (+5,1%) e Piemonte (+8,6%) questo divario rimane il più marcato.

Fornitori rimborsati con più regolarità e tempestività
Il calo dei protesti si accompagna a una maggiore regolarità nei pagamenti delle imprese e della Pubblica Amministrazione. Nel 2014, le imprese italiane hanno infatti liquidato più velocemente le fatture ai propri fornitori: 77,5 giorni, rispetto alla media di 79 giorni del 2013 e di 81 del 2012. Nel corso degli ultimi due anni, inoltre, sono diminuiti sia i termini di pagamento concordati in fattura (che passano da 60,8 giorni del 2012 a 58,9 del 2014), sia i giorni medi di ritardo (da 20,2 a 18,5 nell’ultimo anno).

Analizzando i dati raccolti da Cerved per dimensione di impresa si nota che il forte irrigidimento delle scadenze osservato tra 2012 e 2014 ha riguardato soprattutto microimprese e pmi, che ampliano così il divario con le grandi aziende. Le realtà maggiori hanno pagato le controparti in 88,7 giorni contro i 76,8 delle pmi e i 67,3 giorni delle microimprese, accumulando un vantaggio di oltre 20 giorni nella gestione della liquidità rispetto alle realtà minori.

A livello settoriale, l’accorciamento dei tempi di pagamento riguarda tutti i comparti dell’economia, con una tendenza più pronunciata nei settori che più stanno soffrendo l’onda lunga della crisi: costruzioni e servizi. In particolare, nel terziario si osserva una marcata contrazione dei tempi di liquidazione: nel 2014 le fatture sono state pagate in 74,8 giorni, ovvero 1,3 giorni in meno rispetto al 2013 e 3,7 giorni in meno rispetto al 2012.

A livello geografico, la riduzione tra 2012 e 2014 dei tempi di pagamento interessa tutte le aree della Penisola. Il Nord Est si conferma l’area più tempestiva nel liquidare le fatture: nel 2014 i tempi di pagamento medio sono di 72,6 giorni, in calo di oltre 1 giorno rispetto al 2012. Contribuiscono al risultato scadenze più rigide e una riduzione – seppur lieve – dei ritardi. All’opposto, il Mezzogiorno è l’area più lenta a pagare (82,5 giorni), soprattutto a causa dei ritardi accumulati (27,3 giorni).

I PAGAMENTI DELLA PA: RITARDI PIù CHE RADDOPPIATI RISPETTO ALLE IMPRESE PRIVATE
Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, al 30 gennaio 2015 sono stati saldati 36,5 miliardi di debiti commerciali arretrati della Pubblica Amministrazione, su un totale di 91 miliardi a fine 2012 (stima Banca d’Italia). L’analisi di 122 mila fatture presenti in Payline, emesse verso enti pubblici, evidenzia che i provvedimenti di sblocco del debito commerciale della PA hanno avuto effetti significativi, ma ancora non risolutivi: in due anni, il valore dello stock di fatture inevase si è più che dimezzato, passando dal 67% della fine del 2012 al 32,4% di fine 2014.

Pur migliorando rispetto agli anni precedenti, i pagamenti sulle fatture di nuova emissione rimangono fortemente irregolari: in media la PA ha accumulato ritardi per 37,5 giorni sulle fatture pagate, in netto calo rispetto ai 63,8 di fine 2013 e ai 52,2 del 2012. Nonostante questi postivi sviluppi, la PA rimane un cattivo pagatore rispetto alle abitudini delle imprese monitorate da Cerved: i fornitori di enti pubblici devono infatti affrontare ritardi più che doppi rispetto a quelli di imprese private (18,5 giorni).

Redazione

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