Paolo Galassi (presidente A.P.I.): “Dopo le elezioni, più attenzione al manifatturiero”

 Paolo Galassi (presidente A.P.I.): “Dopo le elezioni, più attenzione al manifatturiero”

Paolo Galassi – Presidente A.P.I.

Cosa succederà dopo le elezioni del prossimo 4 marzo e, soprattutto, cosa si aspetta il mondo delle piccole e medie industrie dal nuovo Governo che (si auspica) uscirà dalle urne?

Lo abbiamo chiesto all’imprenditore pavese Paolo Galassi, presidente di A.P.I., l’associazione delle piccole e medie industrie manifatturiere e di servizio alla produzione, che rappresenta 2.500 imprese associate delle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Pavia, Bergamo e Cremona.

Nei suoi primi 100 giorni, per venire incontro alle esigenze delle imprese, quali provvedimenti dovrebbe prendere il Governo che si spera possa uscire dalle urne del 4 marzo?

Gli imprenditori, ormai dal ’94, chiedono di risolvere sempre gli stessi problemi: l’alto costo del lavoro, l’eccessiva pressione fiscale, l’alto costo dell’energia e poi l’eccessiva burocrazia. Le forze politiche mostrano scarsa attenzione nei confronti del manifatturiero, soprattutto verso le piccole e medie industrie che rappresentano l’86% del nostro sistema produttivo: le grandi imprese, infatti, sono sparite, le medie le difendiamo con Industria 4.0 (i provvedimenti del Piano di Calenda, infatti, sono stati presi per le imprese medie e grandi, mentre le piccole imprese, sotto i 30-40 dipendenti fatica a utilizzarli). Il mondo delle imprese, ed è questo il problema cui i nostri politici dovrebbero porre attenzione, ormai non è più prevalentemente manifatturiero perché le pmi si sono spostate verso il settore dei servizi.

Nei primi 100 giorni bisognerà anche chiarire la nostra presenza in Europa. Se vogliamo realizzare un’Europa seria, non basta avere solo l’euro: ci vogliono regole uguali per tutti, senza concorrenza sleale tra i vari Stati del continente.

Sono un europeista convinto, sono nato nel ’56 e già allora si parlava di Europa e di alcuni Stati che si univano per creare un mercato comune in competizione con gli USA e l’URSS. Però oggi l’Europa è una dittatura finanziaria che non presta attenzione alle piccole imprese. L’Europa deve dimostrare di credere nella piccola e media impresa e di voler investire nel manifatturiero per garantire l’occupazione. Se si facesse questo, per paradosso, potremmo anche accettare le tasse alte.

La proposta fiscale più forte di questa campagna elettorale è quella della flat tax. Secondo lei è questo che serve veramente al Paese?

La flat tax potrebbe essere una strategia efficace se facesse parte di un piano dai tempi lunghi. Non ho mai creduto che la flat tax indurrà tutti, dal mattino alla sera, a pagare le tasse. Bisogna anche chiarire di che tasse stiamo parlando. In Italia, infatti, abbiamo tante tasse dirette (e gli imprenditori sono tassati anche fino al 60-70%), ma poi ci sono anche le tasse indirette che gravano sulle persone normali: il costo dei carburanti, il costo degli affitti. La flat tax, poi, ha un significato se si fa sparire l’evasione fiscale. Se vogliamo eliminare il nero, dobbiamo mettere la flat tax, ma dobbiamo permettere ai cittadini italiani di detrarre tutte le spese che fanno. Ciò riguarda tutti gli italiani, non solo le imprese che, essendo per lo più di capitali, non evadono. Ci sono, invece, tanti lavori in cui è possibile evadere l’IVA. Se non si fanno gli altri provvedimenti oltre alla flat tax finisce, come dice la sinistra, che si premiano i più ricchi. Bisogna, invece, rinnovare l’intero sistema fiscale.

Che cosa salverebbe dei provvedimenti presi dal Governo che sta accompagnando il Paese alle elezioni?

Cose positive non ne vedo. Dopo la crisi economica che abbiamo subito, ci vorrebbero i provvedimenti di cui le parlavo, mentre hanno provato a rispondere con espedienti come gli 80 euro. Se non ci fossero stati tali espedienti, forse le conseguenze della crisi sarebbero state anche più gravi, ma non ho visto un vero cambiamento e ciò vale anche per il Governo precedente.

Per finire, le chiedo la sua previsione e il suo auspicio sul risultato delle elezioni.

Sono molto preoccupato. Mi aspetto una sorpresa dagli italiani. Alcuni pensano che vincerà il Centrodestra, altri attribuiscono possibilità di vittoria al Centrosinistra, altri ancora prevedono la vittoria del Movimento 5 Stelle. O gli italiani scelgono per un cambiamento deciso indicando una chiara maggioranza politica, oppure torneremo a un Governo di compromessi, con la differenza che in Germania hanno la Merkel che tutela bene il proprio Paese. Noi non abbiamo una figura come la Merkel. La mia paura è che passino altri 5 anni senza prendere le decisioni che bisognerebbe prendere a favore delle imprese. Non ho nessuna fiducia, a meno che gli italiani non riescano a incidere con il proprio voto.

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.