Patti parasociali e foro di competenza nelle attività internazionali

 Patti parasociali e foro di competenza nelle attività internazionali

Le realtà internazionali all’interno delle quali, al giorno d’oggi, le società svolgono le loro attività, pongono all’interprete dei problemi pratici di primaria importanza.

Alcune società, infatti, operando sui mercati internazionali, dispongono di più sedi sparse per il mondo, ed attraggono, a causa della loro attività, soci ed investitori provenienti da diverse realtà e nazioni.

Nel caso sorgessero controversie sulle questioni inerenti i rapporti tra i soci, questi investitori potrebbero essere tentati di rivolgersi ai propri giudici nazionali, con la conseguente problematica inerente all’emanazione e pubblicazione di sentenze confliggenti.

I vari strumenti previsti dal diritto internazionale privato, tra i quali vale la pena citare la Convenzione di Roma, non possono risolvere tutti i casi pratici di conflitto ma possono essere utilizzati per individuare criteri di prevalenza con i quali risolvere tali conflitti di attribuzione.

La questione potrebbe trovare un esempio pratico in relazione ai Patti Parasociali stipulati tra soci.

Poniamo il caso, di alcuni soggetti italiani che decidano di iniziare una nuova attività costituendo una società con sede all’estero, ad esempio a Londra, per venire incontro a dei nuovi investitori londinesi interessati ad entrare nel progetto come soci.

Effettuata la costituzione, i soci fondatori e i nuovi investitori decidono, al fine di regolare le proprie posizioni all’interno della società, di stipulare tra di loro un Patto Parasociale.

All’interno di tale Patto, viene indicato come foro competente, per qualsiasi eventuale lite futura, un foro diverso da quello dove si trova la sede della società, ad esempio quello di Roma.

A questo punto avremo due diverse leggi[1] e due Fori competenti, da una parte quello di Londra, ove si trova la sede principale della società e dall’altra quello di Roma prescelto dalle Parti.

Successivamente alla stipula, le Parti entrano in conflitto sulla corretta esecuzione degli obblighi prescritti dal Patto.

I soci fondatori si rivolgono al Foro Romano, ottenendo una sentenza favorevole, i soci inglesi invece si rivolgono al giudice inglese affermando che, in realtà, quello è il Foro competente in quanto il Patto Parasociale concerne, comunque, questioni societarie ascrivibili alla competenza della Common Law e pertanto di competenza del Foro inglese.

Si crea quindi un conflitto tra la legge del Foro prescelto dalle parti (lex contractus) e quella del luogo ove la società ha la sua sede principale (lex societatis).

Per risolvere la questione dobbiamo innanzitutto definire cosa sono i Patti Parasociali.

Per Patto Parasociale si intende quel negozio giuridico attraverso il quale, i soci regolano i reciproci rapporti e dispongono dei propri diritti derivanti dalle partecipazioni alla società.

I Patti Parasociali rientrano, in quanto inseriti nel novero della piena libertà di contrarre riservata alle parti, nella competenza della lex contractus.

L’appartenenza dei soci alla società e la disposizione dei diritti loro spettanti in virtù della partecipazione al contratto sociale, determina la concorrenza della lex societatis con la lex contractus.

Innanzitutto, bisogna considerare se l’efficacia e la validità dei Patti Parasociali deve essere determinata ai sensi della Convenzione di Roma, avendo questa una portata universale[2].

Essa è la norma generale di diritto internazionale privato regolante la materia delle obbligazioni contrattuali.

Ma ad una attenta analisi della Convenzione, all’ art. 1 par. 2 lett. E, vengono disciplinati i limiti di applicazione alla stessa.

La lex contractus, pertanto non sarà applicabile, in quanto le questioni inerenti la costituzione, l’organizzazione interna e lo scioglimento delle società, non sono tra quelle materie che possono essere regolate dalla Convenzione.

Al contrario, un rapporto obbligatorio posto in essere tra i soci di una società che non coinvolga l’interesse sociale e non influenzi la struttura interna della società[3], ma che si esaurisca nella sfera di autonomia dei paciscenti o in cui questi risultino portatori di interessi individuali distinti da quello sociale, dovrebbe ritenersi come non rientrante nell’ambito di esclusione di cui alla lettera e della Convenzione.

In tali casi dunque, si deve riconoscere la piena applicabilità della Convenzione e quindi della lex contractus, la quale prevarrà sulla lex societatis, nel rispetto del principio della libertà a contrarre.

La problematica fondamentale sorge nella difficoltà di individuare dei criteri generali in base ai quali valutare se il singolo Patto sia in grado o meno di modificare le regole di funzionamento della società o se invece possa essere considerato come un mero atto di volontà privata.

Dottrina e giurisprudenza non sono riuscite a dare risposte univoche e chiarificatrici sul punto. In mancanza di criteri generali da seguire, la soluzione al problema può essere data solo ed esclusivamente facendo riferimento al contenuto del Patto, che dovrà essere esaminato dall’interprete, fattispecie per fattispecie.

Se il Patto ha per oggetto solo ed esclusivamente i rapporti tra i soci, ovvero rapporti non in grado di incidere sullo statuto societario o comunque sull’assetto organizzativo della società, sarà applicabile la disciplina prevista in materia di contrattualistica internazionale ed il giudice competente sarà dunque quello prescelto dalle parti, in caso contrario sarà competente quello della sede centrale della società.

Tali valutazioni dovranno essere oggetto dell’attività dell’interprete, che dovrà far riferimento alla lex societatis.

L’interprete dovrà, in prima istanza, valutare la validità del Patto e accertarsi che lo stesso non costituisca un tentativo di aggirare la disciplina prevista dal Foro della società.

Saranno, quindi, comunque soggette alla lex societatis, l’ammissibilità del patto, la sua liceità ed i suoi effetti (nei confronti della società).

Saranno invece soggetti alla lex contractus l’efficacia e gli effetti obbligatori del Patto e le conseguenze della sua violazione.

In conclusione, tornando al nostro esempio iniziale, si può affermare che il collegamento tra lex societatis e lex contractus si presenta come un legame stretto ed indissolubile.

I soggetti italiani, quindi, in caso di conflitto di giudicato, potranno far prevalere all’estero la sentenza ottenuta in Italia dimostrando che lo specifico Patto non interferisce con l’assetto organizzativo della società e cioè con le questioni inerenti lo statuto, la costituzione e lo scioglimento della società.

[1] Abbiamo infatti, nell’esempio pratico, un paese di Civil Law (Italia) ed uno di Common Law (Londra).

[2] Art. 2 Conv. “La legge designata dalla presente Convenzione si applica anche se è la legge di uno Stato non contraente”.

[3] Ovvero non incida su costituzione, statuto interno e scioglimento della società.

Massimiliano Sammarco - Filippo Cruciani - Paolo Damiani

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.