Pausa Pranzo in Lombardia: il menù completo arriva a 20,80€, ma il buono pasto medio vale solo 7€

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In Lombardia, la pausa pranzo fuori ufficio pesa sempre di più sul budget quotidiano dei lavoratori. Secondo l’ultima ricerca realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia, leader nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti, che analizza la spesa sostenuta per il pranzo lavorativo dal punto di vista degli esercenti, un menù completo consumato in bar e ristoranti, con bevanda e caffè, costa in media 20,80 euro.
Un dato che evidenzia con forza il divario tra il costo reale della pausa pranzo e il valore medio del buono pasto, che oggi, secondo dati interni di Pluxee Italia, si attesa intorno ai 7 euro. In Lombardia, quindi, un buono pasto medio arriva a coprire solo una parte limitata della spesa effettiva sostenuta per un pranzo fuori ufficio.
Entrando nel dettaglio, per una consumazione seduta presso bar o ristorante, nella regione si spendono mediamente 10,40 euro per panino, piadina o toast con bevanda e caffè, 13,70 euro per un primo piatto con bevanda e caffè e 15,60 euro per un secondo piatto con bevanda e caffè. La spesa cresce ulteriormente se si sceglie un menù completo, che raggiunge appunto i 20,80 euro.
Anche le soluzioni take away, spesso percepite come più rapide ed economiche, presentano costi tutt’altro che contenuti. In Lombardia, un panino, una piadina o un toast da asporto costano in media 8,60 euro, mentre per un primo piatto si sale a 11,40 euro e a 13,60 euro per un secondo. Valori superiori alla media nazionale per tutte le principali opzioni da asporto: in Italia, infatti, un panino, una piadina o un toast costano mediamente 7,90 euro, un primo piatto 11 euro e un secondo 12,70 euro.
“In Lombardia, il costo medio di un menù completo fuori ufficio supera ormai i 20 euro, con valori più elevati della media nazionale anche per le soluzioni d’asporto” – dichiara Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia. “Un livello di spesa che evidenzia in modo chiaro il divario tra il valore del buono pasto e il costo reale sostenuto ogni giorno dai lavoratori. Colmare questo gap è sempre più strategico: garantire un supporto concreto al potere d’acquisto delle persone e investire in soluzioni di welfare più adeguate e flessibili significa contribuire in modo tangibile al benessere quotidiano dei dipendenti e alla competitività delle imprese”.