Per il secondo mese consecutivo, lo slancio di crescita dell’eurozona perde vigore

 Per il secondo mese consecutivo, lo slancio di crescita dell’eurozona perde vigore

Nonostante il tasso di crescita abbia registrato un valore leggermente inferiore ai recenti record sia nel manifatturiero che nel terziario e le pressioni inflazionistiche si siano ulteriormente attenuate, secondo i dati dell’indagine PMI®, l’eurozona ha iniziato il terzo trimestre con una base solida.

L’indice PMI IHS Markit dell’eurozona di luglio ha segnato un calo per il secondo mese consecutivo. Secondo la preliminare stima flash, basata su circa l’85% delle risposte finali, da 56.3 di giugno, il valore è sceso ai minimi in sei mesi con 55.8.

Anche se diminuito rispetto ai recenti valori record, l’indice ha mantenuto un livello elevato rispetto agli standard storici ed ha segnato uno dei più forti incrementi degli ultimi sei anni.

La crescita ha nuovamente coinvolto entrambi i settori, con il manifatturiero che, spinto soprattutto da un altro forte aumento delle esportazioni, ha continuato a registrare livelli di produzione maggiori del terziario, anche se il tasso di incremento è rallentato al valore più debole da gennaio.

La crescita dei nuovi ordini, le commesse inevase e l’occupazione, hanno tutti indicato un calo nel mese di luglio, con tassi tuttavia rimasti elevati. Se i nuovi ordini e le commesse in giacenza hanno segnato una crescita appena inferiore ai recenti record in sei anni, il tasso di creazione occupazionale ha continuato raggiungere uno dei livelli più alti dell’ultimo decennio. L’incremento è stato maggiore nel settore manifatturiero misurando il secondo aumento occupazionale più alto in assoluto.

La forte ondata di assunzioni è il frutto non solo del costante afflusso di ordini dei mesi recenti, ma anche dell’attuale ottimismo sulle condizioni future degli affari. La fiducia sulle prospettive per l’anno prossimo si è mantenuta positiva rispetto agli standard storici, pur scivolando ai minimi da gennaio.

Le aziende monitorate hanno nel frattempo riportato costi in continua salita, anche se il tasso di inflazione si sia attenuato ulteriormente dal record in cinque anni e mezzo segnato a inizio anno. Tale flessione è legata all’aumento più lento dei costi del manifatturiero, inoltre il rialzo generale dei prezzi di acquisto è stato il più basso da novembre.

L’aumento dei prezzi medi di vendita di beni e servizi è stato poco più lento del ritmo modesto di giugno scorso, segnando l’incremento più debole da gennaio.

Da un punto di vista nazionale, Francia e Germania hanno mantenuto tassi di espansione forti, segnando però un indebolimento per il secondo mese consecutivo. Entrambe le nazioni hanno inoltre indicato una crescita occupazionale notevole.

Nelle altre nazioni monitorate, si è registrato un rilancio della crescita che ha indicato il secondo maggior aumento mensile dell’ultimo decennio. Tale espansione è stata accompagnata da un forte incremento dell’occupazione. Anche se il tasso generale della creazione di posti di lavoro fuori da Germania e Francia sia scivolato ai minimi in cinque mesi, è comunque rimasto tra i più alti degli ultimi dieci anni.

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief  Business Economist presso IHS Markit ha detto: «Il crollo del PMI di luglio indica come il recente slancio di crescita dell’eurozona, pur rimanendo impressionante, abbia perso vigore. I dati dell’indagine sono rimasti coerenti con la crescita trimestrale del PIL dello 0.6%, in leggero ribasso rispetto al tasso segnalato durante il secondo trimestre di oltre lo 0.7%. Il rallentamento del tasso di crescita economica segnalato dall’indagine e il conseguente indebolimento della pressione sui prezzi, aumenta la convinzione che gli organi decisionali della BCE non avranno fretta ad implementare un ulteriore alleggerimento quantitativo, e considereranno tutte le opzioni sino a quando la banca centrale non vedrà chiari segnali di sostenibilità della ripresa. È troppo presto per essere certi che si tratta di un semplice ostacolo temporaneo, oppure che la ripresa stia già iniziando a svanire. I dati sinora confermano la prima ipotesi, con l’economia che si è imbattuta in una strettoia a causa della recente velocità della ripresa. Gli indicatori che solitamente anticipano le tendenze, tra i quali l’indice dei nuovi ordini, sta suggerendo come la forte crescita continuerà nei prossimi mesi. Conseguentemente è stata registrata una forte espansione dei livelli occupazionali, in quanto le imprese hanno cercato di espandere la loro capacità in linea con la crescente domanda. Ad ogni modo, nonostante l’occupazione sia cresciuta ai ritmi più veloci durante l’ultimo decennio, l’indagine sta mostrando livelli di lavoro inevaso record in quasi sei anni. Anche i tempi medi di consegna dei fornitori, a causa della maggiore domanda rispetto all’offerta per parecchi beni, si sono allungati al tasso maggiore in oltre sei anni. Questi sono segnali che fanno pensare ad una economia in crescita piuttosto che sofferente».

Redazione

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