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Per innovarsi le aziende puntano su nuove figure professionali e sulla formazione

Le imprese che hanno saputo tenere il passo dell’innovazione in questi periodi turbolenti sono quelle che hanno puntato sia su nuove figure professionali che sulla formazione.

La figura professionale più richiesta dalle PMI negli ultimi tempi è l’export manager (lo cerca un’azienda su tre), un ruolo che sta ottenendo parecchi consensi grazie anche ai bandi del ministero per lo Sviluppo economico riferibili all’internazionalizzazione.

Altre aziende (24%) considerano necessario l’innovation manager, figura professionale determinante nell’analizzare e controllare tutte le attività del business aziendale, prevedendo quali abbiano bisogno di un sostegno in tema d’innovazione.

Ultimamente è comparso il temporary manager (ricercato dal 22% delle imprese), una posizione lavorativa utilizzata in azienda per brevi periodi, dai 3 ai 9 mesi, per aiutare i dirigenti nei processi di riorganizzazione, coordinamento e riconsiderazione delle strategie aziendali, come i passaggi di proprietà o di generazione, il lancio di un nuovo prodotto o di una nuova linea di produzione o lo sbocco verso nuovi mercati.

Per il 18% delle PMI, invece, il manager di rete è diventato basilare nell’agevolare i processi di sviluppo e la creazione di reti di imprese.

La novità è comunque rappresentata, come sopra descritto, dal temporary manager che può ricoprire diverse funzioni all’interno dell’azienda: può occuparsi di un’operazione specifica abbinata all’import/export aziendale, trattare il potenziamento dei processi aziendali e il controllo dei costi operativi.

Può rappresentare, ad esempio, un esperto del processo di quotazione in Borsa e coordinare l’area finanziaria, qualora un’impresa voglia quotarsi in un mercato secondario.

La skill fondamentale di questo dirigente è però la conoscenza approfondita e puntuale delle tecnologie, circostanza che gli permette di essere impiegato dall’impresa per riconoscere quelle più innovative e conformi con l’azienda stessa.

Le stesse aziende, però, non possono rinunciare al loro patrimonio fatto di storia, tradizione e Know-how. Occorre un percorso comune che consenta di lanciare brevetti e prodotti all’avanguardia che permettano, anche alle imprese di minori dimensioni, di fare il salto di qualità e di diventare attori del cambiamento nel modo di fare impresa.

Informazione driver di competitività

Indubbiamente importante, per il successo delle nostre PMI, è la formazione pianificata dalla stessa azienda per i suoi dipendenti.

La formazione è uno dei più importanti driver che un’azienda ha per rimanere competitiva in un contesto segnato dalla crisi e da cambiamenti continui. Una maggiore elasticità professionale dei propri collaboratori si può ottenere solo attraverso lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse umane.

La formazione consente all’azienda di diffondere il piano strategico e di motivare e coinvolgere i dipendenti a programmare nel miglior modo possibile i loro compiti tenendo ben presente gli obiettivi da raggiungere.

Il 60% delle nostre imprese ha investito in attività di formazione per i dipendenti della propria azienda, mentre il 55% necessita di figure manageriali di spiccata professionalità, come quelle che abbiamo appena analizzato. D’altra parte la situazione economica, contraddistinta da una crisi di sistema , da un’accentuata globalizzazione e da cambiamenti importanti richiede alle PMI una forte propensione al cambiamento, inducendo le aziende stesse ad adattarsi rapidamente a un contesto sempre più concorrenziale tramite programmi d’innovazione e internazionalizzazione necessari. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di piccole e medie imprese: sono ben 4 milioni e rappresentano ben il 94,7 per cento di quelle “attive”.

Francesco Megna

Francesco Megna

Direttore di Filiale (Retail e Corporate) per oltre 20 anni presso diversi Istituti di Credito. Attualmente Responsabile Commerciale di Hub presso Istituto di Credito di grandi dimensioni.

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