Per l’Irap il termine per l’accertamento non raddoppia

 Per l’Irap il termine per l’accertamento non raddoppia

In riferimento all’IRAP non può operare la disciplina del raddoppio dei termini dell’accertamento in caso di indizi di reato.

Ciò è quanto emerge da una recente ordinanza della Suprema Corte la quale ha sancito che non essendo previste specifiche sanzioni penali in materia di Irap non è possibile per l’Agenzia delle Entrate usufruire del raddoppio dei predetti termini (ordinanza n. 20435 del 25 agosto 2017 della Corte di Cassazione, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti).

Nello specifico, i giudici dichiarano che “non essendo l’IRAP un’imposta per la quale siano previste sanzioni penali … non può operare la disciplina del raddoppio dei termini di accertamento quale applicabile ratione temporis”.

In merito, è bene ricordare che l’istituto del raddoppio dei termini di accertamento è stato introdotto con l’articolo 37, comma 24, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, che ha modificato gli articoli 43 del D.P.R. n. 600/1973 e 57 del D.P.R. n. 633/1972, in materia di termini di accertamento, rispettivamente, per imposte sui redditi ed Iva.

Sulla base dunque delle ragioni espresse dalla Suprema Corte, dunque, emerge chiaramente come la disciplina dell’allungamento dei termini non risulti applicabile all’Irap proprio perchè le violazioni di tale imposta non possono generare ipotesi delittuose e sarà dovere dell’Amministrazione finanziaria considerare ciò proprio durante le operazioni di verifica nei confronti del contribuente.

Dott.ssa Giulia Aloisi
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Giulia Aloisi

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