Perché sono importanti le catene di fornitura biologiche: il caso del gas verde

 Perché sono importanti le catene di fornitura biologiche: il caso del gas verde

green-gas-logo

[dropcap]C[/dropcap]ome ottimizzare l’intero ciclo di produzione del biogas? A tale domanda vuole rispondere un importante progetto europeo Interreg IV A di Germania e Paesi Bassi, GroenGas-GrünesGas. L’iniziativa annovera 18 sottoprogetti, uno dei quali “Integrated Assessment and Management of Green Gas Supply Chains” valuta come ottimizzare le catene di fornitura del gas verde e, in particolare, studia come sia virtualmente possibile applicarli ad altre catene di fornitura biologiche, dove i fattori di produzione non rinnovabili (quali i combustibili fossili) potrebbero essere soppiantati da fattori di produzione biologici rinnovabili.

L’istituto di ricerche socioeconomiche della Wageningen UR (Università e centro di ricerca) dei Paesi Bassi ha deciso di iniziare a esaminare le catene di fornitura biologiche, poiché i profitti dei produttori di biogas dei Paesi Bassi e le sovvenzioni di cui tali produttori necessitano variano molto tra loro. Pertanto è fondamentale capire come mai certe aziende riescano a produrre a costi molto più bassi rispetto ad altre. Mancando una visione generale dei fattori che determinano costi e profitti, i ricercatori hanno preferito creare un modello economico e raccogliere informazioni sugli impianti per la produzione di gas verde. In molte catene di fornitura biologiche sono coinvolti diversi operatori e dunque si è posta la questione della distribuzione dei costi necessari a rendere più sostenibili la produzione e il settore nel suo complesso lungo le catene di fornitura. E’ quindi importante calcolare i costi delle diverse catene di produzione di biogas e stabilire quali potrebbero essere più efficienti in termini economici, ossia quali catene richiederebbero minori sovvenzioni.

Sinora il progetto GroenGas-GrünesGas ha permesso di sviluppare un modello alquanto elaborato di catena di fornitura del biogas dove sono presenti molte materie prime, che possono essere sottoposte a differenti tipi di digestione anaerobica e con varie opzioni di pre-trattamento e post-trattamento di biomasse e digestati (i digestati, con il biogas, costituiscono il prodotto del processo di digestione anaerobica). Esistono poi altri possibili impieghi dei prodotti di questo processo, che potrebbero essere convertiti in elettricità e calore o in gas verde. Quest’ultima qualità del biogas è usata per alimentare la rete del gas. Sono ipotizzabili anche impieghi diversi, come il recupero dei fosfati dei digestati per ottenere fertilizzanti. Inoltre, si stanno analizzando gli ostacoli più rilevanti nella produzione del gas verde e aggiornando le informazioni sui costi di produzione del biogas, al fine di confrontare costi e impedimenti nei Paesi Bassi e in Germania.

Dovrebbero dunque esistere condizioni di parità tra i produttori di biogas nei diversi paesi e, soprattutto, nei paesi confinanti con l’Unione europea. Le sovvenzioni sono diverse in Germania e nei Paesi Bassi, così come le norme, che stabiliscono quali materie prime possano essere utilizzate nella digestione anaerobica. A causa delle differenze tra le normative per alcune aziende è molto difficile competere nell’acquisto delle materie prime con imprese distanti anche soltanto pochi chilometri, ma con sede in un altro paese. Anche per le aziende che sviluppano tecnologie è difficile ottimizzare gli impianti nei singoli paesi e prevedere l’evoluzione delle normative. La Germania ha erogato per molto tempo sovvenzioni per il biogas; questa politica economica ha fatto aumentare i digestori anaerobici a base di mais e orientare la tecnologia verso uno specifico tipo di digestione anaerobica. Tuttavia, le norme tedesche stanno cambiando e la collettività s’interroga sull’impatto ambientale della domanda di mais; si corre, dunque, il rischio che una tecnologia sviluppata vada persa a causa del cambio di rotta della normativa su sovvenzioni, sussidi e contributi.

Il problema riguarda le sovvenzioni in senso generale, poiché queste possono essere utili ad aumentare la produzione di biogas, ma è necessaria un’accurata e previa indagine sui possibili effetti collaterali. Nei Paesi Bassi le sovvenzioni sono state più limitate nel tempo e meno mirate a un solo tipo di digestione anaerobica. Pertanto, nei Paesi Bassi la digestione anaerobica si è più diversificata. Nei Paesi Bassi le sovvenzioni sono erogate per la differenza di costo tra la produzione energetica basata sui combustibili fossili e quella basata sulle biomasse; qui, dunque, i sussidi sono rivolti a più tipologie di digestione anaerobica. Nei Paesi Bassi le sovvenzioni sono state erogate per meno tempo che in Germania e questo rappresenta un problema in termini di finanziamento. Le sovvenzioni durano 10 anni nei Paesi Bassi, solitamente un periodo sufficiente per convincere una banca a investire, ma non sufficiente ad attirare investimenti su idee innovative. I finanziamenti però non sono l’ostacolo principale, poiché nei Paesi Bassi il vero ostacolo per i gestori dei digestori è stato l’elenco ristretto di materie prime ammesse. Si capisce dunque come, all’aumentare della domanda di materie prime da varie fonti, sia importante la ricerca di materie di scarto valide e vantaggiose in termini economici. In passato la qualità delle biomasse non era un problema per la grande disponibilità delle materie prime. Data l’espansione del settore, la disponibilità di materie prime di buona qualità è oggi un grande problema. Una qualità insufficiente può significare che tonnellate di digestato non possano essere vendute come fertilizzante, ma debbano essere smaltite come rifiuti, il che non è sostenibile dal punto di vista economico, né ambientale e potrebbe anche significare che il processo di digestione anaerobica non sarà ottimale.

Le informazioni raccolte grazie al progetto GroenGas-GrünesGas indicano che la produzione di biogas potrà crescere molto, anche senza un aumento della domanda di terreni e grazie a un uso più efficiente dei rifiuti e delle risorse disponibili. Il gas verde non potrà sostituire del tutto la fornitura di gas naturale; questo non deve fermare lo sviluppo del settore e dovrebbe incentivare lo sviluppo di altri mezzi di produzione di bioenergia o nuove soluzioni biologiche. Sovvenzioni simili a quelle olandesi per il biogas potrebbero essere usate per stimolare altri settori biologici, anche se il sistema olandese è orientato sui prodotti finali. In molti settori biologici il prodotto finale non è ancora definito, ad esempio quello per i materiali da imballaggio. Sovvenzioni come quelle olandesi per il gas verde non sarebbero efficaci in un tale settore.

I progetti dove i combustibili fossili sono sostituiti da fattori di produzione biologici possono essere ecologici. Tuttavia, potrebbero esserci effetti collaterali che annullano l’effetto positivo. Ad esempio, la produzione sul posto di biogas per il trasporto locale potrebbe essere sostenibile per l’ambiente. Se le biomasse per gli impianti locali di biogas provengono da tutto il mondo, l’effetto positivo sarà annullato da esternalità negative. Se si eviteranno questi effetti collaterali, dall’economia biologica potranno derivare vantaggi reali e positivi.

Dr.ssa Paola Fiore | Sustainability Management & Communications Specialist
ETICAMBIENTE® Sustainability Management & Communications Consulting

Consulenza per l’Alta Direzione in Gestione, Formazione e Comunicazione Sostenibile di Impresa
Strategie di Responsabilità Sociale per Imprese Innovative dell’Industria e del Terziario Avanzato
Web: http://www.eticambiente.com
Blog: http://www.eticambiente.com/blog
LinkedIn: http://linkedin.com/in/paolafiore
Twitter: http://twitter.com/paolafiore
Facebook: http://on.fb.me/1saL3vQ

Paola Fiore

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.